Radio Cora - Trattativa Grecia – Eurogruppo. Chi ha vinto e chi ha perso?

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    GreciaQui in Grecia stiamo vivendo una guerra di trincea. Simile a quella della Prima Guerra Mondiale. Difficile valutare chi sta vincendo e chi sta perdendo. Sicuramente sembra essere destinata a durare ancora per molto tempo. Di sicuro c’è solo che si tratta di una guerra. Alcuni hanno criticato il governo per le scelte che ha fatto. Io preferisco aspettare e stare a vedere. Riconosco comunque molte cose positive in ciò che è successo fino ad oggi. Ovviamente anche delle altre che sono negative. Gran parte delle critiche rivolte al governo sono dovute al fatto che nel primo incontro in cui è stato deciso veramente qualcosa, mi riferisco a quello avvenuto il martedì scorso, non è stato portato a compimento il programma del governo. C’è già chi punta il dito e accusa il governo con un laconico “ci avete venduto!”. A me questo comportamento sembra quantomeno ingenuo, per non dire di peggio. Penso che si fa presto a fare i rivoluzionari, specialmente senza buttare un occhio alle circostanze e alla situazione nazionale e internazionale in cui si trova la Grecia. Intendiamoci bene, anch’io vorrei ottenere tutto e subito. Ma questo è possibile?
    Tanto per incominciare, una prima vittoria del governo greco è stata quella di aver eliminato la Troika. Questo mi sembra già una cosa da elencare tra le positive. In questi ultimi anni, i governi che si sono susseguiti, non hanno neanche preso in considerazione la possibilità di chiederne la sostituzione con altri referenti. Per anni la Grecia è stata comandata via e­mail. I tecnici e gli impiegati della Troika, che si presentavano in blocco, correggevano le leggi del governo, punto per punto, virgola per virgola, rimandandole al mittente qualora non fossero di loro gradimento. Il governo attuale si troverà invece a contrattare i provvedimenti che dovrà prendere in incontri separati con i vari referenti politici e ciò amplierà un po’ gli stretti margini di contrattazione. Questa, per chi non lo avesse capito, è già una grossa differenza rispetto a prima e questa non è una differenza legata solo alla definizione. Non è stato cambiato il nome alla Troika, è cambiata la modalità e le circostanze in cui si va a contrattare.

    Non bisogna inoltre dimenticare che la Grecia è un piccolo stato e in questa contrattazione è sola e isolata. Ha inoltre contro la stragrande maggioranza dell’informazione che tende a screditare il Syriza e i greci. Questo non mi stupisce per niente, è chiaro che sarebbe avvenuto. È la prima volta che in Europa, il clubbino dell’Eurogruppo si trova davanti un governo di sinistra. Le differenze culturali sono enormi, come molto diversi sono i modi di rapportarsi. Tutto questo shock culturale è stato riassunto e banalizzato dalla stampa nella questione “cravatta”. Si punta il dito sull’abbigliamento sportivo dei politici greci per screditare le loro proposte. Io mi chiedo, la politica fatta fino ad oggi da questa massa di mostri in cravatta ha portato a qualcosa di positivo? La Grecia si trova tutt’oggi in un’emergenza umanitaria. Sono migliaia le famiglie che non hanno possibilità di vivere secondo uno standard accettabile. Bisogna ricordarci che migliaia di persone sono senza energia elettrica, senza lavoro, senza assistenza sanitaria, non possono né scaldarsi né alimentarsi adeguatamente. Tra queste migliaia di persone vi sono ovviamente, bambini, anziani, malati etc.. Questa è una seria emergenza a cui il governo sta cercando di porre rimedio. È chiaro che vede questo punto come priorità. Questo lo sta facendo con piccoli passi, piccole vittorie da guerra di trincea. Queste piccole vittorie non cambiano l’esito della guerra, ma per qualcuno sono un’indispensabile boccata di ossigeno. Pensate che c’è stato una grande battaglia solo per inserire in questo documento approvato la dicitura “crisi umanitaria”. Infatti, l’Eurogruppo si rifiutava di riconoscere che la Troika ha di fatto spinto in maniera deliberata un paese in tale condizioni di indigenza. Il ministro delle finanze Varoufakis è riuscito a far approvare dall’Eurogruppo una lista di più di cento provvedimenti che il governo greco si impegna a mantenere nei prossimi quattro mesi. Molti di questi punti sono da considerare vittorie. Questa lista, che ha preso immediatamente nome “Lista Varoufakis”, va a sostituire il “Memorandum” che fino ad oggi era il manuale dell’austerity e che indicava le riforme imposte dalla Troika. Ricordiamoci che il precedente governo Samaras, ha perso le elezioni grazie soprattutto alla “macelleria sociale” che ha fermamente sostenuto durante il suo mandato, e questa sconfitta è avvenuta nonostante avesse con se tutta la stampa e la televisione del paese e l’appoggio di molta di quella estera. Se fosse tornato alla guida del paese, risollevato dalla rinnovata fiducia degli elettori, tra i primi provvedimenti già pronti e ordinati dalla Troika ci sarebbero stati: nuovo e ulteriore abbassamento delle pensioni e innalzamento dell’iva nelle isole (una vera e propria stangata per il turismo e gli isolani) e altre migliaia di licenziamenti nel pubblico impiego. Queste tre cose non verranno fatte…e questo lo si può tranquillamente annotare tra le vittorie.

    In questa situazione, dove non c’è sconfitta c’è vittoria. Pensate a tutti quei nuclei familiari che al momento sopravvivono grazie alle pensioni dei nonni. Senza la contrattazione di questo governo, queste pensioni sarebbero state ulteriormente tagliate. Forse la cosa più importante che è stata raggiunta riguarda il surplus, che per quest’anno era programmato per il 3% e per l’anno prossimo era stato fissato al 4,5%. Nella “Lista Varoufakis” è stato cambiato e rimpiazzato con un generico “secondo le possibilità del paese”. Non vi sarà incremento della pressione fiscale per i poveri e per ciò che resta della classe media, vi sarà un innalzamento dello stipendio minimo, ripristino dei contratti collettivi per i lavoratori, molte misure contro l’evasione fiscale e, cosa più importante, verrà fatta una legge che vieta alle banche di requisire la prima casa a coloro che non possono pagare il mutuo perché hanno perso il lavoro. Questa è una grande vittoria. Da notare che in Spagna e in altri paesi sono già tante le famiglie che si sono viste requisire la casa dalle proprie banche e così sarebbe stato anche in Grecia dall’inizio di quest’anno. Ci sarà inoltre un riesame delle privatizzazioni in corso e molte delle privatizzazioni previste saranno fermate. Tra le tante ricordo due che sono molto importanti: l’acqua e l’energia elettrica…e anche questa è una grande vittoria. Tutto quello che è stato fatto fino ad oggi è senz’altro migliorativo della situazione attuale ed è da considerarsi un passo avanti.

    Per capire da dove nasce lo scontento nella sinistra greca bisogna fare una ulteriore spiegazione. Ci sono due cose che spesso vengono confuse ma che sono ben diverse ed è bene mantenere separate. Queste due cose sono il “Memorandum”, che come ho detto è stato sostituito dalla “Lista Varoufakis”, e il “Contratto di Prestito”. Che cos’è il “Contratto di Prestito”? È un insieme di accordi che sono stati firmati dall’ex ministro Venizellos il 12 febbraio del 2012 in occasione dell’inizio del secondo Memorandum. Questo contratto è considerato il più negativo patto che uno stato abbia mai firmato nella storia e sancisce le conseguenze a cui la Grecia si espone in caso che non riesca a pagare il proprio debito. In questo contratto ci sono tre punti che sono particolarmente tremendi e che è bene capire perché. Il primo è che la Grecia rinuncia al “diritto greco” per la risoluzione delle controversie legate al debito e si affida al “diritto inglese”. Il diritto inglese non lascia scampo ed è dichiaratamente per la ragione di colui che ha prestato i soldi. Segue la tradizione coloniale e non lascia ambiti di trattativa. In caso di mancato pagamento i creditori hanno il diritto di prendersi tutto quello che vogliono (terre, isole, immobili, e ogni fonte di ricchezza della Grecia) fino all’estinzione del debito. Il secondo impone alla Grecia di risolvere le eventuali controverse presso il tribunale del Luxenburgo e non quello di Atene. Prima di spiegare il terzo punto devo precisare che ogni stato ha un insieme di ricchezze che sono inalienabili, in ogni caso devono restare di proprietà dello stato, succeda quel che succeda. Questo è scritto nei trattati internazionali. Con il terzo punto del “Contratto di Prestito” la Grecia rinuncia esplicitamente a questa inalienabilità, quindi i creditori possono prendersi davvero tutto. Anche ciò che fa parte del patrimonio storico e culturale di questo paese oltre alle risorse per la sopravvivenza. Il governo è riuscito a cambiare il “Memorandum” e quindi a cercare di trovare una via alternativa all’austerity, ma non ha potuto evitare di estendere il “Contratto di Prestito”. Il ministro greco Varoufakis ha insistito molto per ottenere un accordo diverso dal “Contratto di Prestito”, chiamato “Accordo Ponte” che avrebbe dovuto durare sei mesi e portare la Grecia fino a un nuovo accordo diverso dall’attuale.

    Purtroppo non si è visto l’aiuto concreto di nessuno degli altri paesi europei. Anche i paesi che più sono colpiti da questa politica filo tedesca e che avrebbero potuto vedere un’occasione nella trattativa della Grecia, in questo momento sono guidati da governi di destra. I rappresentanti di Spagna e Portogallo sono stati tra i più duri nei confronti della Grecia all’interno dell’Eurogruppo. La via alternativa all’austerity imboccata dalla Grecia rovina la piazza a quei governi che la indicano come unica via possibile. Renzi, pur sapendo in che condizione versa l’Italia, si è limitato a regalare una cravatta a Tsipras. Avrebbe fatto bene a ficcarsela in un altro posto la sua cravatta “Made in Italy”. Non è certo quello l’aiuto che il primo ministro greco cercava. Se sulla questione austerity e surplus ci sono state alcune aperture da parte di paesi come l’Italia, sulla questione del “Contratto di Prestito” tutti sono
    stati concordi a lasciarlo così com’è. Ricordiamoci inoltre che un buon numero di seguaci di Schäuble avrebbe voluto far uscire la Grecia dall’Euro, se non altro per scoraggiare gli altri paesi dell’Europa da eventuali colpi di orgoglio. Infatti proprio Schäuble ci ha provato in tutti i modi, si è mostrato irremovibile e ha montato una grossa campagna anti­Grecia da dare in pasto all’elettorato tedesco. Schäuble havolutamente distorto la questione davanti al popolino tedesco, facendo passare il tentativo del governo greco di uscire dall’austerity come tentativo di non voler pagare i propri debiti. Ovviamente la verità è un altra. L’austerity rende matematicamente impossibile che la Grecia possa pagare i propri debiti, ma questo è proprio ciò che vuole Schäuble. Vuole trasformare la Grecia, e in seguito anche altri paesi, in “colonie di debito”, cioè paesi schiavi per sempre dei prestiti e quindi in permanente svendita. Quindi come potete capire la Grecia si trova tra le “Pietre Simpligadi”, le famose rocce mobili che nella mitologia schiacciavano le navi di passaggio. La Grecia non si può permettere neanche il lusso di fallire e uscire dall’Euro, altrimenti il debito calcolato in Dracme sarebbe raddoppiato e la Grecia andrebbe ancora più alla deriva perdendo ogni speranza.

    In questa situazione il governo greco ha dovuto decidere verso quale priorità rivolgersi. La crisi umanitaria ha avuto la precedenza. Tanti che sono pronti e disposti a critiche, molto probabilmente non si rendono conto che il punto di rottura della trattativa è molto basso e che in questo momento la Grecia avrebbe solo da rimetterci in una eventuale uscita dall’Euro. Altre alternative non ce ne sono state. Il popolo greco sarebbe stato pronto ad un fallimento del paese? Ha veramente coscienza di ciò che questo comporta? La risposta è no, almeno per il momento. Tutti coloro, dentro e fuori dalla Grecia, che criticano l’operato del governo lo fanno sulla base di ciò che avrebbe dovuto fare il governo secondo le promesse elettorali. Queste promesse
    elettorali, secondo loro, sarebbero dovute essere applicate nelle prime settimane digoverno…questo vi sembra possibile? E soprattutto che margini di trattativa ha avuto la Grecia? Può sembrare possibile a chi non ha una minima idea di che aria tira in Europa. Ricordiamoci che ben due riunioni dell’Eurogruppo sono finite con una rottura della trattativa e che le posizioni di partenza tra governo greco e gli altri “governi della Germania” sono distantissime. Secondo il ministro delle finanze tedesco Schäuble, la Grecia avrebbe dovuto finire il programma di austerity (Memorandum) così come era stato iniziato e disegnato dalla Troika, oppure uscire dall’Euro. La situazione è piuttosto complessa come potete capire, è facile che si creino tensioni e malumori. Chi critica il governo lo fa perché vede nel riconoscimento del Contratto di Prestito la condanna della Grecia. Chi sostiene il governo, riconosce il tentativo di salvare il salvabile e di provare ad arginare l’emergenza umanitaria. Io penso che più che spendersi in inutili critiche da sinistra verso l’operato del governo in queste prime settimane, sarebbe meglio avere un po’ di pazienza e di maturità per valutare ciò che sta succedendo. Certo, piace a tutti fare i rivoluzionari e non essere mai soddisfatti. Anche a me vanno stretti gli accordi presi dal governo e avrei voluto l’immediato crollo del capitalismo internazionale e la nascita di un nuovo mondo dove tutti hanno uguale dignità. Ma questo non lo si può raggiungere né con i partiti, né con le elezioni, altrimenti sia gli uni che le altre sarebbero vietate. E soprattutto non lo si può raggiungere in tre settimane. Un governo può arrivare fino a dove la trattativa con gli altri lo può portare. Tutto si basa su dei rapporti di forza che al momento sembrano non esserci in Europa. Temporeggiare e cercare di contenere il danno è la cosa che sta facendo il governo greco e quando possibile strappare una piccola vittoria. Aspettando che gli equilibri politici cambino.

    Francesco Moretti
    sopravvivereingrecia.blogspot.com

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