Radio Cora - Il Covid e l’illusione dell’immortalità

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  • Il Covid e l’illusione dell’immortalità

    Quello che sitiamo vivendo da quasi due anni è un incubo che tragicamente affonda le sue radici nella speranza, o meglio, nell’illusione. Di fronte ad una pandemia (o forse sarebbe meglio dire un’epidemia globale, considerato che ci sono, a quanto ne sappiamo, innumerevoli Paesi niente affatto o solo marginalmente colpiti dal Covid) la risposta globale è stata quella della chiusure, in un primo momento, e delle segregazioni in un secondo.

    Nel primo step, si è limitata la libertà di tutti, nel secondo di qualcuno in particolare. Il terzo passo, possiamo prevedere, sarà far convivere le due fasi, sprofondando i secondi sempre più in basso dei primi in maniera da avere una frattura esistenziale e di diritto che si trasforma in sociale ed economica. Anzi, più propriamente in culturale ed antropologica.

    Come sia potuto accedere questo proprio nel seno delle nazioni che hanno dato origine allo Stato di Diritto per come lo conosciamo e che negli anni, oltre ad essersi proposti come esempi di democrazia,  hanno addirittura sacrificato vite umane per esportare il loro concetto di governo popolare, è un’analisi molto interessante da compiere.

    Come sempre nei fenomeni storici le cause sono le più diverse. Ci sono indiscutibilmente interessi molto forti che convergono. La cultura dell’emergenza ha sempre rappresentato la spina dorsale dei poterei autoritari; il capo supremo è sempre stato legittimato da un pericolo da combattere, e il pericolo è sempre stato visto come  qualcosa che richiede e legittima la limitazione delle liberà. Chi poi determini quale sia il pericolo, con quali caratteristiche e in che modo combatterlo è un ulteriore problema. Che però non affronteremo oggi.

    Ma alla base di tutto, alla base della passiva accettazione se non della convintissima adesione che molti hanno dimostrato e dimostrano a  questo schema che ci sta trascinando nel baratro della disumanizzazione (nel senso scritto da Agamben), c’è l’illusione tragicissima dell’immortalità.

    Guadagnare anni di vita, anche solo mesi,  è più importante che vivere. Per sopravvivere biologicamente vale la pena uccidere socialmente il proprio vicino. Non ammalarsi vale giustificare l’abominio del diritto e la rinuncia ai contatti umani. Non farsi domande. ‘Credere alla scienza’ che poi equivale a dire ‘credere nel potere che seleziona il sapere’.

    In pratica, alla base di tutto, sta la capacità di svuotare via via la propria vita dai contenuti umani (il rapporto con gli altri, la solidarietà, l’empatia, la fratellanza, le relazioni, la logica, la carità) per issarla sul trono di una asettica sopravvivenza. in attesa di un siero che la renda eterna, questa vita.

    Una tragica illusione, ovviamente, ed insieme un incubo.

    In cui però  tantissimi sono caduti. La paura, il terrore della malattia e della morte ha compiuto il miracolo dell’annullamento della vita. E così, nemmeno il vaccino ha effetto, Semmai potesse averlo, questo vaccino. Una dose, due dosi, tre, ma non siamo sicuri. Il terrore permane, perché una volta inoculato, il veleno della paura, non ti lascia facilmente.

    E così nonostante l’80 % di vaccinati in questo Pese si torna a parlare di chiusure di ulteriori restringimenti della libertà. Per una malattia da cui il 97% esce completamente indenne, che ha una mortalità, al momento dello 0,2% ed una letalità ‘ufficale’ del 2,6% e ufficiosa della metà, considerando che molti casi di contagi potrebbero con ogni probabilità non essere stato rielvati in quanto completamente asintomatici.

    In pratica  se ti contagi con il coronavirus hai solo, in generale, meno di 2 possibilità su cento di lasciarci la pelle. e, sotto i 70 anni questa possibilità si abbassa fino quasi a scomparire via via che si procede verso il basso della scala anagrafica.

    Questi sono i numeri (la scienza). Il resto è la narrazione terroristica che ci ha bombardato in questi lungi 18 mesi.

    L’illusione dell’immortalità ha a che fare con la rottura della dimensione sacrale della vita e la sua trasposizione sul piano materiale del consumo. Si spera di vivere di più per consumare di più.  E’ la mercificazione dell’esistere che rende possibile questa illusione e la sua speculare tragedia. Che ci fa accettare in maniera tranquilla l’abominio  dell’abisso umano in cui siamo piombati passo dopo passo.

    Consumeremo di più e saremo meno umani. Sempre meno liberi, sempre più dipendenti. Illudendoci di essere immortali.

    DOMENICO GUARINO

    Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano.

    Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

    Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

    Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista.

    Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare“.

    (Brecht, Niermoller)

     

     

     

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