Radio Cora - Obbligo Vaccinale, libertà, Costituzione

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    Il decreto legge sull’obbligo vaccinale è un atto di guerra, a noi tutti, non solo ai medici e agli infermieri. È un atto di guerra al fondamento stesso della costituzione, e dunque alla libertà. Molti amici si scandalizzeranno per questa mia associazione, molti mi hanno già detto “Ma cosa vuoi che sia? Tutto questo casino per una puntura? È solo un vaccino, in fondo”. Una puntura, come una firma su un foglio, non è nulla; è semplicemente la dimostrazione di una resa.  Anche l’iscrizione obbligatoria al Partito Fascista era solamente una firma su un foglio.

    “La libertà di obbedire” è il titolo di un articolo scritto qualche giorno fa da Luigi Manconi, ovviamente su La Repubblica. Il titolo da solo fa venire i brividi, riportandoci alla mente le pagine più nere del Ventennio, con il rimando alla cieca obbedienza, a un patriottismo acritico. Siamo liberi di obbedire. È una bella conquista storica. Questi sono gli intellettuali con cui dobbiamo fare i conti ogni giorno, personaggi mostruosi fuoriusciti da un romanzo di Lovecraft; ma ormai lo sappiamo, ne siamo quasi certi, ci troviamo nel mezzo dell’oscurità visionaria preannunciata da San Giovanni. Non sappiamo se durerà tre giorni, tre mesi o tre anni, ma ci siamo nel mezzo.

    Secondo Manconi e i suoi amici siamo tutti liberi di pensarla in un modo solo. Li vedremo cantare, come ogni anno il 25 aprile, dalle piazze o dai balconi, intonare “Bella ciao”, inneggiare ai morti per la libertà senza intenderne realmente il sacrificio; anzi, profanandolo. Forse qualcuno potrà aver compreso il senso del termine “liberazione” (dai tedeschi, dagli oppressori, dalla guerra) ma di certo non quello di “libertà”.

    C’è tuttavia qualcosa di incredibilmente potente nella crisi in atto: una rivelazione. I visi che credevamo di conoscere – quelli dei nostri amici e parenti – hanno iniziato a trasfigurarsi lasciando spazio a nuovi volti senza identità. Una maschera grottesca, la stessa che pensavamo di conoscere, ha iniziato a sciogliersi, a colare via verso terra. L’estremizzazione del presente ha fatto emergere la natura più profonda del nostro animo, senza zone d’ombra dentro alle quali nascondersi, e ha rivelato il nostro vero volto. Quello più autentico.

    La battaglia in atto è epocale e, contrariamente al pensiero di tanti, non ha nulla a che vedere con la vaccinazione, con i suoi fautori e i suoi detrattori. Non lasciatevi ingannare; è una battaglia per la libertà: libertà di scelta, di cura, di pensiero, di movimento, di espressione, di sostentamento, ecc.  Polarizzare l’opinione pubblica in provax e novax equivale a dire “scannatevi a vicenda” e dunque “continuate a tenere lo sguardo basso, verso le ombre illusorie che invocano sangue”. Ma anche in guerra bisogna conservare un po’ di lucidità per non sparare alle ombre.

    La forzatura del governo all’obbligo vaccinale per il reparto sanità è una mossa illiberale e autoritaria, oltre che anticostituzionale e in violazione del diritto europeo. I costituzionalisti di regime vi diranno che va tutto bene e che è lecito ricattare un lavoratore (lo stesso che un anno fa era considerato un eroe) ponendogli due opzioni estremamente libere: o fai quello che ti dico o ti sospendo lo stipendio.

    Vorrei che comprendessimo la gravità della situazione, se davvero abbiamo a cuore la libertà di cui godiamo. Il decreto legge sull’obbligo vaccinale è un atto di guerra, a noi tutti, non solo ai medici e agli infermieri. È un atto di guerra al fondamento stesso della costituzione, e dunque alla libertà. Se si accetta che qualcuno possa prendere a picconate un edificio tanto sacro e delicato si accetta tutto ciò che ne consegue. Non ci si può svegliare qualche mese più tardi per chiedere che venga riedificato. Il piccone va fermato adesso. Adesso o mai più.

    Molti amici si scandalizzeranno per questa mia associazione, molti mi hanno già detto “Ma cosa vuoi che sia? Tutto questo casino per una puntura? È solo un vaccino, in fondo”. Una puntura, come una firma su un foglio, non è nulla; è semplicemente la dimostrazione di una resa. La dimostrazione di un sonno che è diventato letargo, di un distaccamento dalla realtà. Anche l’iscrizione obbligatoria al Partito Fascista era solamente una firma su un foglio. “Cosa vuoi che sia? Tutto questo casino per una firma?”.

    La libertà è una nostalgia. Se ne può solo sentire la mancanza. È un treno che fischia tra l’indifferenza dei passanti. È un terreno fragile da difendere e riconquistare ogni minuto, ogni secondo. È un’isola sotto attacco costante, ma è un’isola che siamo chiamati a difendere. La Pasqua è rito di rigenerazione e rinascita; è la celebrazione del passaggio nel deserto. Ed è proprio lì che ci troviamo, per nulla intimoriti da ciò che siamo chiamati ad attraversare.

    PIER ALBERTO VALLI

     

    Canto la libertà

    Difficile, mai data

    Che va sempre difesa

    Sempre riconquistata

     

    Giovanni Lindo Ferretti, Montesole

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