Radio Cora - Dove ci porterà la DAD?

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  • Dove ci porterà la DAD?

    È arrivato il momento di un aggiornamento di sistema: usiamo un solo insegnante di italiano per tutta Italia; uno di matematica, uno di inglese. Da remoto. E tutto il popolo italiano, connesso alla rete neuronale del web, potrà seguire, comodamente e distrattamente seduto da casa, l’insegnamento unitario della definitiva riforma ministeriale della scuola pubblica.

    Sto scrivendo un nuovo romanzo e questo, lo so, è poco interessante. Sono un insegnante e anche questo, lo ammetto, è poco interessante. Proverò a unire i due dati, cercando di creare un’associazione di maggiore interesse.

    Da circa un anno i ragazzi stanno seguendo, con qualche sporadica interruzione, quella che viene definita didattica a distanza, o didattica digitale integrata. La si chiama Dad, un termine con cui nelle famiglie anglosassoni ci si rivolge al padre con familiarità.

    Ho tanti colleghi volenterosi che cercano di trovare modi alternativi per rendere viva una cosa che nasce morta. Ci si sforza, chi più chi meno, di fingere che gli studenti dall’altra parte dello schermo possano sopportare per 5 ore al giorno la presenza di un volto virtuale che occupa uno spazio di qualche decina di centimetri all’interno di una stanza; la stanza in cui sono rinchiusi.

    Se ci si mette davvero nei loro panni, quei panni intrisi di vita e sudore che forse ricordiamo, possiamo capire facilmente che quella voce metallica che fuoriesce dalle casse, tra un collegamento che salta e un gracchiare di bit che si frantumano nell’etere, non può essere definita didattica. E non solo per i problemi tecnici che abitualmente si verificano. Il problema è a monte.

    La scuola è innanzitutto luogo di incontro, di esperienza, di condivisione, di gite, di amori, di litigi, di definizione di confini, di apprendimento sociale. La scuola è un’entità viva perché vivi sono coloro che ne fanno parte. Non è diverso il discorso per la didattica. Sono passati decenni da quando si pensava che l’insegnamento fosse un imbuto attraverso il quale far colare delle conoscenze dentro alle bocche spalancate degli ignoranti. La didattica non è unidirezionale, ci hanno ripetuto per anni e anni. Si apprende insieme, dentro a un contesto, nel respiro ritmato dei corpi che lo popolano.

    Ora però ci vogliono convincere che in fondo un ragazzo di 12 anni è grande abbastanza per starsene da solo dentro a una cameretta, lontano dagli amici, dagli sguardi e dai contatti, immerso in un intreccio di stimoli che gli arrivano da più parti e ciononostante in grado di fissare immobile quel piccolo conglomerato di pixel, per 5 ore al giorno, come nella scena madre di Arancia meccanica. Quale sarebbe poi il problema?

    Torno al principio. Sto scrivendo un romanzo. In questo romanzo la didattica a distanza è stata superata, ma non per tornare alle origini, non per riconquistare lo spazio pulsante della classe, del sudore, dei sogni da condividere sulla pelle. Al contrario, la Dad è diventata prassi e, anzi, il processo è andato avanti. Se la didattica è un passaggio di informazioni unidirezionale, allora perché sprecare tanto denaro per pagare ogni singolo insegnante? Perché avere così tanti docenti di italiano, di inglese, di matematica? In fondo uno studente deve starsene seduto a seguire delle lezioni che non lo chiamano al centro del palco dell’esistenza.

    Allora, in questo romanzo che sto scrivendo (non so se ve lo avevo già detto), lo Stato, uno Stato neoliberista e amante dei tagli agli sprechi, ha deciso di creare un nuovo modello di istruzione. In fondo, come detto, non servono più tutte quelle migliaia di insegnanti che dal salotto di casa, o dalla cucina, comunicano a un popolo di infanti ammutoliti alcune conoscenze di qualche materia. È arrivato il momento di un aggiornamento di sistema: usiamo un solo insegnante di italiano per tutta Italia; uno di matematica, uno di inglese. Da remoto. E tutto il popolo italiano, connesso alla rete neuronale del web, potrà seguire, comodamente e distrattamente seduto da casa, l’insegnamento unitario della definitiva riforma ministeriale della scuola pubblica.

    Dad, Dad, perché ci hai abbandonato?

    PIER ALBERTO VALLI

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