Radio Cora - Quando la scienza è ‘scomoda’ si preferisce il linciaggio (2)

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  • Quando la scienza è ‘scomoda’ si preferisce il linciaggio (2)

    Centro Inmologia Molecular,laboratorio

    “Da quando sono stati pubblicati i primi risultati, lo scorso dicembre, molti esperti e ricercatori hanno espresso dubbi sull’attendibilità del lavoro di Gandini e degli altri ricercatori. Le critiche, rafforzate dopo le nuove pubblicazioni della scorsa settimana, riguardano molti aspetti, dal metodo di analisi all’affidabilità dei dati utilizzati, fino all’autorevolezza della rivista su cui è stata pubblicata la ricerca.”

    Visto che il giornalista de Il Post che ha parlato dell’articolo su Lancet Regional Heath Europe di Gardini et altri, non ha avuto la cortesia di offrire il diritto di replica, me lo prendo qui.
    “Da quando sono stati pubblicati i primi risultati, lo scorso dicembre, molti esperti e ricercatori hanno espresso dubbi sull’attendibilità del lavoro di Gandini e degli altri ricercatori. Le critiche, rafforzate dopo le nuove pubblicazioni della scorsa settimana, riguardano molti aspetti, dal metodo di analisi all’affidabilità dei dati utilizzati, fino all’autorevolezza della rivista su cui è stata pubblicata la ricerca.”
    Critica:
    ” Una delle critiche più condivise riguarda la scarsa attendibilità del periodo analizzato, dal 12 settembre all’8 novembre, una fase molto precoce della seconda ondata, quando il rischio di contagio era inferiore per tutta la popolazione rispetto a quanto sarebbe successo dopo. Con i dati risalenti a mesi fa, inoltre, non è possibile verificare l’impatto delle nuove varianti del coronavirus, più contagiose. La scarsa conoscenza delle varianti è stato uno dei problemi più rilevanti della cosiddetta terza ondata.”
    Replica:
    Questa critica denota l’incompetenza di chi la fa. L’indice Rt che, come è ben noto, anticipa e determina l’andamento delle epidemie, è salito molto velocemente durante il mese di settembre ed è disceso fino a novembre inoltrato. Il periodo studiato è stato quello determinante per l’andamento dell’epidemia.
    Qualcuno ha obiettato che ci sarebbe una discrepanza di date di alcuni giorni, la discrepanza (frutto di valutazioni diverse sull’attribuzione delle date) è del tutto irrilevante ai fini dell’interpretazione dei dati. A questi ultimi ricordo che per esempio le decisioni del governo italiano sono prese sulla base di contagi avvenuti almeno quattro settimane prima della data in cui vengono utilizzati.
    In un lavoro inviato per la pubblicazione il 7 gennaio (preprint su medRxiv del 16 dicembre), sarebbe stato molto difficile analizzare dati successivi a quelle date. Come ripeto spesso, abbiamo evitato di usare quelle sfere di cristallo che di questi tempi sembrano abbondare sulle scrivanie di tanti ricercatori.
    Critica:
    “Lo studio, poi, non sembra valutare con attenzione il fatto che i bambini hanno una maggiore probabilità di essere asintomatici: contagiati ma senza sintomi, sono difficili da individuare e potrebbero sfuggire al tracciamento, ma potrebbero comunque contribuire a diffondere il virus a scuola e in famiglia.”
    Replica:
    Un controllo rigoroso con tamponi a ogni minimo sospetto fa parte dei protocolli ministeriali. Non credo che ci siano altri ambienti più controllati delle scuole se non forse gli ospedali. È molto più probabile identificare un asintomatico tra gli studenti che altrove ed è esattamente quello che succede.
    Critica:
    “Roberto De Vogli, epidemiologo dell’università di Padova, spiega che i risultati della ricerca non sono una base solida per dimostrare la sicurezza delle scuole. Secondo De Vogli servirebbero studi sperimentali per paragonare l’incidenza dei contagi in studenti che frequentano la scuola e studenti che non la frequentano. «La scuola è sicura solo se ci sono pochi contagi sul territorio e vengono adottate efficaci strategie basate su tamponi frequenti, tracciamenti tempestivi con tecnologie di sorveglianza epidemiologica e rigoroso isolamento/quarantena», ha scritto.”
    Replica:
    È ben noto che per ‘dimostrare’ ci vuole uno studio clinico randomizzato (anzi due che si confermano a vicenda). Fare uno studio siffatto è impossibile. A nessuna persona con una minima competenza di metodologia dell’esperimento clinico verrebbe neanche in mente di proporlo. Per dare un’idea bisognerebbe prendere un gruppo di decine di migliaia di ragazzi e, a caso, sceglierne metà che dovrebbero andare a scuola mentre gli altri starebbero a casa; poi studiare i contagi facendo tamponi pressoché quotidiani a tutti. L’altissimo numero di tali soggetti sarebbe necessario per la bassa incidenza dei contagi.
    Da tanto rigore De Vogli passa poi a una sua ipotesi basata sul sentito dire più che su uno studio della letteratura, che su questo argomento non aveva ancora messo un punto fermo (uso il passato perché adesso c’è`).
    Critica:
    Secondo il giornalista scientifico Sergio Pistoi, laureato in Scienze biologiche all’università di Torino e con un dottorato in Biologia molecolare all’Université Pierre et Marie Curie di Parigi, già corrispondente di Reuters Health, la notevole diffusione della ricerca è stata influenzata dal fatto che molti degli autori, tra cui Sara Gandini, gestiscono una popolare pagina Facebook con posizioni generalmente contrarie a lockdown e restrizioni. «Il lancio funziona e un lavoro mediocre criticato da quasi tutti gli esperti e poi pubblicato su una rivista altrettanto mediocre diventa uno studio groundbreaking (rivoluzionario, ndr) che influenzerà il dibattito pubblico e le scelte del governo», scrive Pistoi, che definisce Lancet Regional Health – Europe «uno dei tanti sottoprodotti del gruppo Lancet, che ha dozzine di testate. Una rivista di bassissimo impatto».
    Replica :
    Vista l’enumerazione delle competenze di Pistoi e solo per indicare che contrariamente a Pistoi, gli estensori dell’articolo hanno un pedigee che lui non ha, riporto gli H-index: Scorrano, 74; Cecconi, 56, Gandini, 54, Rainisio, 22; Bellerba, 3; Pistoi, 4. Pistoi dirà che, non lavorando nell’accademia, pubblicare non è la sua attività principale. Lo stesso si può dire per Rainisio e (in parte) per Gandini e Bellerba.
    È falso che Lancet Regional Health Europe, abbia un indice di impatto basso. Essendo una rivista appena nata, l’indice di impatto proprio non ce l’ha. Visto il pedigree di chi l’ha fondata (The Lancet e Elsevier) l’indice di impatto nascerà alto. Né Elsevier, né la sua testata principale Lancet possono avere interesse a squalificare una nuova testata con lavori di bassa qualità. Il preprint del lavoro è stato citato dall’ente federale US per il controllo delle malattie CDC in un suo articolo. Sull’attendibilità di CDC-US credo che non ci siano dubbi. Indirettamente anche da Draghi nel suo discorso di venerdì 26/3.
    MAURIZIO RAINISIO
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