Radio Cora - Eloi Eloi: la pandemia, la Chiesa e quei ‘non detti’ che parlano

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  • Eloi Eloi: la pandemia, la Chiesa e quei ‘non detti’ che parlano

    Nel corso di un solo anno il  paradigma storico risulta stravolto, il dogma secolare diviene punto di vista modificabile, discutibile, soggettivo. Se è vero che il primo obiettivo di un’istituzione è la conservazione della propria esistenza, i tratti di questa trasfigurazione ci dicono molto di più di un semplice modo per accordarsi a una nuova realtà. È la certificazione di uno stravolgimento. Nell’antica Roma il termine “pontefice” (costruttore di ponti) designava colui che aveva il compito di conservare le tradizioni della città e questo è e rimane il senso di quella parola.

     

    Eloi, Eloi, lama sabactani? (Padre, Padre, perché mi hai abbandonato?) Sono le parole di Cristo sulla croce. Tutti, cattolici o meno, conoscono quel momento come il climax di una storia del mondo in cui la fine di una vita si riannoda al suo inizio.

    Gli sconvolgimenti dell’ultimo anno hanno fatto riecheggiare la voce strozzata della Chiesa e di un papato tanto caro ai laici. Di certo non dimenticheremo l’insolito silenzio del Vaticano di fronte alle drastiche misure del governo italiano che hanno proibito con disarmante semplicità tutte le funzioni religiose (senza prendere in considerazione disposizioni più rispettose come, ad esempio, un limite di capienza per ogni celebrazione) e il sacro rito del funerale (non occorre ricordare come il culto dei morti, per laici o credenti, rappresenti il fondamento stesso della civiltà). La Chiesa Cattolica Romana, storicamente molto attiva nell’entrare nelle questioni politiche del Paese, è rimasta in disparte, quieta come l’acqua di un lago di marmo, per poi mostrare cinematograficamente (c’è chi ha parlato di “estetica del vuoto”) un’evanescenza molto simile nella messa a San Pietro del 27 marzo 2020 in cui l’assenza dei fedeli non faceva altro che certificare la dissoluzione del fondamento stesso dell’ecclesia, ossia “riunione dei fedeli”.

    Mentre l’anno giungeva al termine un altro tassello si è aggiunto al dipinto funereo di inizio millennio: il 31 dicembre 2020 Papa Francesco dichiarava infatti di non poter presenziare al Te Deum della sera e alla messa dell’indomani a causa di una dolorosa sciatalgia. Istantaneamente nella mente di molti sono apparse per contrasto le immagini di Giovanni Paolo II, agonizzante, mentre cercava di mantenere il controllo del proprio corpo morente in una San Pietro gremita, fisicamente e spiritualmente pulsante.

    Restava in sospeso, tuttavia, un’altra questione dal simbolismo profondo: come si sarebbe pronunciata la Santa Sede riguardo ai vaccini sapendo che essi sono stati sviluppati utilizzando cellule di feti abortiti? La risposta della Congregazione per la Dottrina della Fede (con firma in calce del Pontefice) non si è fatta attendere, dichiarando “moralmente accettabile l’utilizzo di vaccini ottenuti da feti abortiti se non ci sono altre chance”. La notizia di per sé sconvolgente (perlomeno per la storia del Vaticano) assume una sua coerenza se si considera come la Sante Sede abbia raffigurato sin da subito il vaccino, e cioè come la salvezza che avremmo dovuto attendere messianicamente e che si sarebbe fatta corpo dimorando in mezzo a noi.

    È curioso notare come salute e salvezza derivino dalla stessa radice (salus/salvus). Durante la peste, o nella Seconda Guerra mondiale, le chiese rimasero aperte ospitando i fedeli che vi si radunavano in preghiera. Questo perché per un fedele la vita che ci aspetta, la “vera” vita, è quella al di là del visibile ed è per essa che ci stiamo preparando.

    Nel corso di un solo anno questo paradigma storico risulta stravolto, il dogma secolare diviene punto di vista modificabile, discutibile, soggettivo. Se è vero che il primo obiettivo di un’istituzione è la conservazione della propria esistenza, i tratti di questa trasfigurazione ci dicono molto di più di un semplice modo per accordarsi a una nuova realtà. È la certificazione di uno stravolgimento. Nell’antica Roma il termine “pontefice” (costruttore di ponti) designava colui che aveva il compito di conservare le tradizioni della città e questo è e rimane il senso di quella parola.

    Tutto ciò avviene proprio nell’anomalia di un doppio pontificato che risulta sempre più un antagonismo interno alla Chiesa stessa. Chiaramente solo uno dei due è il Papa ufficiale, ma la presenza dell’assente non è priva di corporeità. Durante la cattività avignonese solo un Papa poteva fregiarsi del titolo, rendendo il proprio contraltare un Antipapa. Solo una persona può rappresentare Cristo in terra; l’altra, necessariamente, può costituire solo il suo opposto.

    Quando ero ragazzo e sentivo parlare di anticristo mi raffiguravo nella mente un mostro uscito dai miei peggiori incubi, ma molto più semplicemente quel termine serve solo a identificare la negazione del cristianesimo, il ribaltamento di un’idea. Nell’oscurità del presente, e nell’antagonismo simbolico tra bene e male, si corre il rischio di scambiare per luce ciò che è semplice riflesso e seguire colui che la porta (lucifer: portatore di luce) verso il buio che si nasconde proprio davanti ai nostri occhi.

    PIER ALBERTO VALLI

    2018 Vis. 2 Vis. oggi