Radio Cora - COVID + ELETTRICITÀ

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    Nessuno sogna più l’arrivo dei Soviet, ma la sinistra, italiana e non solo, si è compattata di nuovo al di sotto di un nuovo assolutismo: il Covid, in altre parole, ha sostituito il Soviet. Il vaccino, come la mascherina, è una bandiera politica, di certo non un tema di carattere medico-scientifico (non a caso non se ne discute, ma si accetta senza discussioni come linea guida del Comitato Centrale). Compagni, per il bene del socialismo, vaccinatevi! Vaccinarsi è amare la patria; bisogna andarne fieri, fare foto, dirlo a tutti, cantarlo allegramente

     

    Compagni, accorrete! Ditemi, dunque: vedete camicie nere all’orizzonte? No? Benissimo, allora la democrazia è salva.

    C’è un capolavoro dimenticato della letteratura russa, rimasto intrappolato per anni nella censura del regime sovietico; si intitola “Da un villaggio in memoria del futuro” (di A. P. Platonov, 1972), arricchito nella versione italiana dalla prefazione di Pier Paolo Pasolini. Ambientato in un’immaginaria landa desolata della Russia bolscevica, racconta le vicende dei cittadini di Cevengur i quali, giorno dopo giorno, attendono con sempre maggiore impazienza l’arrivo del comunismo: Quando arriverà? Da che parte giungerà? Sapremo riconoscerlo?

    Non so esattamente perché ma quella storia così amara mi tornò in mente a maggio 2020 quando sulle pagine de Il Manifesto appresi di un appello che circa 16 mila persone (semplici cittadini e personaggi di spicco della cultura, così almeno si diceva) avevano sottoscritto “per fermare gli attacchi strumentali al governo Conte”. In quel momento pensai ai Soviet, alla DDR, alla dicotomia abbagliante che si creava nell’associare due concetti così inconciliabili: dichiararsi intellettuale e chiedere la sospensione del pensiero critico.

    Nessuno sogna più l’arrivo dei Soviet, ma la sinistra, italiana e non solo, si è compattata di nuovo al di sotto di un nuovo assolutismo: il Covid, in altre parole, ha sostituito il Soviet. Con la stessa furiosa cecità il popolo “democratico” si è lanciato all’attacco e dai giornali e dalle TV di partito (La Repubblica, Il Corriere, La7, ecc.) abbiamo assistito a una gigantesca opera di propaganda (Propaganda: azione che tende a influire sull’opinione pubblica, orientando verso determinati comportamenti collettivi; estens. complesso di notizie destituite di ogni fondamento, diffuse ad arte e per fini particolari – Treccani). Non occorre ricordare l’intensa attività di diffamazione operata ai danni di coloro i quali non hanno sostenuto le misure coercitive e liberticide messe in atto dal governo italiano (medici, giuristi o semplici “negazionisti”). Non occorre nemmeno conteggiare gli articoli dedicati alla Svezia e all’ecatombe verso cui era diretta, tanto da spingere l’ambasciata svedese a protestare formalmente contro la redazione de La Repubblica (oggi i dati ci dicono che in Svezia, senza lockdown e mascherine, non si sono registrati aumenti significativi nella mortalità rispetto agli anni precedenti). D’altro canto ai paesi fascisti come Brasile, Inghilterra o USA sono stati dedicate infinite pagine in cui, non tanto velatamente, si gioiva per il numero crescente di decessi (con un certo black humour potremmo dire che oggi non abbiamo una variante americana, oltre all’inglese e alla brasiliana, solamente perché Biden ha sostituito Trump).

    La libertà, in sostanza, è per la nuova sinistra un bene non essenziale; molto più importante è allinearsi alla linea del Partito (come tradizione comunista vuole). Poco importa che solo un paio di mesi prima tutti i giornali “democratici” fossero scesi in campo per sostenere la campagna delle sardine (cioè del PD) per difendere la libertà dagli attacchi delle camicie nere. La nuova sinistra in cui il Covid sostituisce il Soviet esige una stretta osservanza delle regole, ordine e disciplina, mascherine ben calzate e fucile puntato sui trasgressori all’orizzonte.

    Ora il terreno della propaganda si è spostato su un tema più importante (forse il vero tema sin dal principio), e cioè la vaccinazione. Il vaccino, come la mascherina, è una bandiera politica, di certo non un tema di carattere medico-scientifico (non a caso non se ne discute, ma si accetta senza discussioni come linea guida del Comitato Centrale). Compagni, per il bene del socialismo, vaccinatevi! Vaccinarsi è amare la patria; bisogna andarne fieri, fare foto, dirlo a tutti, cantarlo allegramente (recentemente ho ascoltato una versione di Jamming di Bob Marley trasformata in Jabbing, cioè “ci vaccineremo”).

    Siamo oltre il giornalismo e la scienza; siamo nella vendita porta a porta, nella persuasione acritica. Chi osa avanzare rimostranze, dubbi, criticità sa che per questo verrà stigmatizzato (I vaccini sono davvero privi di rischi? Cosa contengono esattamente? In che modo sono avvenuti i test? Perché, dunque, posso infettare ed essere infettato? Questo significherà che dovremo comunque mantenere il distanziamento e le mascherine? Ecc.). I cosiddetti intellettuali, da sempre fedeli a una metà della verità e del mondo, si rivelano ancora una volta orbi nell’osservare la realtà. Come scrivevano Pauwels e Bergier, è più semplice che l’uomo della strada arrivi a svelare i misteri della scienza e dell’universo di quanto possano fare i letterati, “sempre in ritardo di una rivoluzione”.

    Compagni, accorrete! Ditemi, dunque: vedete camicie nere all’orizzonte? No? Benissimo, allora la democrazia è salva, disse il capitano mentre un raggio di sole colorò di nero la camicia sul suo petto.

    PIER ALBERTO VALLI

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