Radio Cora - Wake Up

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    Siamo svegli? Stiamo dormendo? Difficile rispondere, ora come in qualsiasi altro tempo. Ma se siete svegli, o se almeno pensate di esserlo, vi imploro, svegliate anche i vostri vicini, svegliate anche me. Svegliate anche chi vi sembra già sveglio. Svegliatelo due volte, svegliatelo tre volte. Svegliatevi a vicenda, collettivamente. Datevi gomitate senza timore. Fate sì che la notte si illumini e la sera albeggi davanti al vostro sguardo incredulo.

    Nel mio sogno ricorrente riesco a udire musiche meravigliose con una nitidezza che non potrei avere nemmeno in veglia. Vedo le note rincorrersi, disegnarsi nello spazio, rivelarsi alle mie orecchie. Le inseguo, le imparo, le memorizzo e poi mi sveglio per appuntarle con una foga e una gioia indicibili. Tuttavia, mentre scrivo tutto con la penna in mano, mi accorgo di essere ancora dentro al sogno, disteso sul letto che mi sostiene. Così, quando al mattino mi alzo e provo a ricordare la melodia che mi ha accompagnato durante la notte, non ne ritrovo traccia nella mente; solo scheletri di ragno che si dissolvono nella luce del mattino.

    Tutto questo mi fa pensare a un’opera di Uspenskij in cui si riportano alcune teorie di Gurdjiev. Nell’assunto che sonno e veglia siano due stati puramente soggettivi, l’unico risveglio possibile per l’uomo è ricordarsi di sé; solo allora la vita che lo circonda può rivelarsi come composta da persone addormentate che parlano e compiono azioni in un sonno che scambiano per veglia. È possibile pensare per mille anni, è possibile scrivere intere biblioteche, inventare milioni di teorie, e tutto questo nel sonno, senza alcuna possibilità di risveglio.

    Il tema del risveglio non è certo una novità; sin dalla creazione del mondo fu detto agli uomini che erano addormentati e dovevano svegliarsi. La Bibbia stessa è piena di riferimenti di questo tipo e non è un caso che anche nell’orto dei Getsemani, mentre Gesù era raccolto in preghiera per l’ultima volta, i suoi discepoli fossero addormentati.

    Come ci si può svegliare allora? Secondo Uspenskij il primo passo è riconoscere il proprio stato di sonno (e questo mi riporta a Marcuse, secondo cui il primo passo per diventare liberi è riconoscere di essere schiavi). Ma per svegliarsi non basta averne il desiderio perché difficilmente un uomo solo può farlo da sé. Occorrono diversi uomini disposti ad aiutarsi: il primo a destarsi dovrà dunque svegliare tutti gli altri, e così via. Occorre uno spirito comunitario, sociale. Ci si sveglia insieme, necessariamente.

    A distanza di un anno dal primo letargo sepolcrale del nuovo tempo l’incubo è diventato sogno ricorrente: la vita sospesa, il coprifuoco, i divieti di spostamento, le scuole chiuse, l’imminente dissesto economico e sociale sono esattamente dove li avevamo lasciati. Ogni avvenimento scorre sul filo di un sogno di cui conoscevamo ogni particolare e questo non perché avessimo doti di chiaroveggenza, ma semplicemente perché sulla superficie dell’irreale si può viaggiare avanti e indietro sulla linea del tempo e ogni cosa può essere svelata. L’impegno collettivo all’obbligo vaccinale (che passerà indirettamente come passaporto), gli eserciti americani di Biden di nuovo all’attacco (in perfetto stile Obama), il radicarsi di una stampa libera di censurarsi da sola sono immagini che abbiamo già visto, sono angoli di un pianeta che abbiamo già esplorato. Nulla di nuovo.

    Quello che stiamo vivendo è un incubo, ma se lo è allora questo non fa che confermare che stiamo dormendo (si possono avere incubi solo nel sonno, in fondo). Il vero tema, dunque, è il risveglio. Nella nostra lingua il termine svegliare deriva dal latino ex-vigilare, ma forse più interessante è la storia del termine inglese wake: fino al Cinquecento esso serviva a indicare la scia di una nave sul ghiaccio. Wake si collegava anche al verbo to watch (osservare, vigilare, fare la guardia). Fino al Duecento il termine odierno watchman (guardiano) era wakeman. L’uomo sveglio era colui che faceva la guardia, che osservava e vigilava. Più che sveglio, dunque, era un uomo risvegliato.

    Questa digressione mi riporta con forza al presente, al sonnambulismo che ci accompagna con la regolarità di un coprifuoco. Siamo svegli? Stiamo dormendo? Difficile rispondere, ora come in qualsiasi altro tempo. Ma se siete svegli, o se almeno pensate di esserlo, vi imploro, svegliate anche i vostri vicini, svegliate anche me. Svegliate anche chi vi sembra già sveglio. Svegliatelo due volte, svegliatelo tre volte. Svegliatevi a vicenda, collettivamente. Datevi gomitate senza timore. Fate sì che la notte si illumini e la sera albeggi davanti al vostro sguardo incredulo. L’apparente razionalità del presente ci sta schiacciando verso l’irrazionale, verso l’incubo e la disperazione. Ma è giunto il tempo, forse, di aprire gli occhi tutti insieme. Come piccole lanterne sparse sulla superficie ricurva della Terra gli occhi schiusi del risveglio coloreranno l’oscurità di questo tempo. E allora la speranza, io credo, ci camminerà volentieri a fianco.

    PIERALBERTO VALLI

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