Radio Cora - DISSONANZA COGNITIVA MON AMOUR

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  • DISSONANZA COGNITIVA MON AMOUR

    Mentre una gestione folle dell’epidemia manda in “zona arancione” l’Emilia Romagna, il cui grafico con gli incrementi dei contagi mediati a 7 giorni da ottobre a oggi è l’ennesima prova della totale inutilità dei provvedimenti targati Cts e Speranza[1] continuiamo a sentir sbraitare “esperti” governativi di un imminente terza ondata e di risalite catastrofiche del numero dei contagi.

    La diagnosi per costoro non può che essere quella di una dissonanza cognitiva da curare urgentemente. Quando si afferma una cosa e il suo contrario (principio di non contraddizione) o si è nel campo quantistico o in quello psico-patologico, e qui non stiamo parlando di elettroni (e lasciamo stare facile battute intrinseche).
    “Le misure con le regioni colorate funzionano benissimo” associate a “Sta per arrivare un enorme risalita dei contagi” non può che auspicare il ricorso al famigerato “Uno Bravo”.

    Ma tant’è, ormai siamo abituati a tutto. Lo sappiamo: “Va bene tutto pur di non prendersi la Covid”.

    Siamo abituati a 30mila morti dovuti quasi sicuramente alla mancanza di cure e controlli a causa dei provvedimenti governativi che hanno bloccato in sanità tutto ciò che non fosse Covid19, siamo abituati a vedere molti negozi chiusi con scritto “non è andato tutto bene”, ci siamo abituati a titoli di giornali che come oggi su Rainews annunciano la gravità della situazione perché l’incidenza della malattia è passata da 133 casi su centomila abitanti a 135 (no, non è Lercio).

    E siamo ormai abituati, da bravo gregge italico, anche alla parte più grave (e in parte nuova rispetto a marzo scorso) di questa schizofrenia .
    Oggi i lavoratori (soprattutto quelli dell’industria produttiva i cui gestori evidentemente non si fidano della gestione medievale italiana) sono controllati una volta o più al mese con tamponi rapidi o molecolari. Così il lavoratore, in quanto tale, può garantire in piena sicurezza il suo contributo all’erogazione a di beni indispensabili per l’umanità la cui produzione non può essere certo sospesa per DPCM (ad esempio yacht, automobili, armi, lineolum, pellicce, nuovi complessi residenziali etc).

    Dopodiché il lavoratore, alla fine del suo turno, cessa di essere tale e torna un uomo qualunque. E come uomo qualunque diventa improvvisamente un pericolo la collettività, come se il tampone che gli garantiva di lavorare tranquillamente perdesse validità al di fuori della fabbrica. Per questo lo Stato gli impone la privazione delle sue libertà individuali con coprifuoco, zone rosse etc.

    Ovviamente ci sono anche altri lavoratori che potrebbero svolgere il loro mestiere in sicurezza con un tampone (bar, pub, pizzerie, cinema, teatri, palestre, piscine etc) ma quelle, essendo “attività ludiche” lo Stato diventa Stato Etico e le definisce “non essenziali” riscoprendo il paternalismo (che con il medievalismo si sposa perfettamente). Di conseguenza costoro possono tranquillamente morire di fame o tirare a campare con le (presunte) elemosine ristoratrici. E l’uomo qualunque rinunciarci, del resto a casa lo attendono Netflix e gli psicofarmaci, cosa chiedere di più?

    Mutismo e rassegnazione da oltre un anno di fronte a tutto ciò, per paura del virus o di Salvini al governo.

    Al governo invece ci è andato Mario Draghi, che a prescindere da ogni considerazione da “massimi sistemi economici e politici” sulla sua persona e sul sistema alle sue spalle, nei primi giorni ci fa ben sperare visto il cambio di passo che sembra voler imprimere alla gestione dei vaccini.

    Anche se la conferma di Speranza a ministro della Salute e quella di Franceschini alla cultura non fanno certo ben sperare, ci azzardiamo ad essere un poco ottimisti e sperare che lasci a costoro un paio di mesi per cambiare rotta prima di intervenire a gamba tesa così come ha fatto per le assurde e inutili “primule” risparmiando un miliardo di euro in due giorni di governo (se non è un record poco ci manca).

    Non abbiamo indizi che ci giustifichino a pensarla così, ma rimaniamo pur sempre degli inguaribili ottimisti.

    Alessandro Chiometti

    [1] Così commento il grafico qui riportato sulla mia pagina facebook:

    L’Emilia Romagna torna in zona arancione, perché le misure a colori funzionano. Assolutamente! Infatti seguendo il grafico della variazione percentuale dei contagi la cosa risulta lapalissiana. (Prima che lo speranzoso di turno chieda “perché questo grafico?” la spiegazione è scritta lì: Le variazioni percentuali dei nuovi positivi degli ultimi 7 giorni rispetto ai 7 precedenti sono una buona misura della tendenza del contagio. In particolare, esse danno l’idea del momento in cui la circolazione virale aumenta, e di quando essa perde spinta, pur eventualmente restando in aumento.)

    Il punto 1 ad esempio, mostra come il 27 ottobre il sars cov 2 se la sia fatta sotto dalla paura nel sapere che da lì a una settimana Speranza avrebbe reso l’italia psichedelica e decide di estinguersi. Poi il 5 novembre arriva il provvedimento salvifico e lo stesso virus non può che confermare la sua morte fino all’arancione che è l’anticamera della morte civ… ehm virale. Ovviamente, senza le zone colorate di Speranza il virus non sarebbe mai sceso.

    Però poi arrivano panettoni e amanti al punto 2, che si sa annullano l’effetto delle zone colorate e il virus si riprende. In piena zona rossa. Si sospetta anche che l’abbia fatta apposta per convincere qualcuno che questi provvedimenti non servivano a nulla, perché si sai virus a RNA sono infidi. E infatti come allentano le misure quello che fa? Scende, pensate un po’ che bastardo, ci prova proprio a portarci fuori strada.

    Ma può a ingannare a noi, mica a Speranza e al suo cts che lasciano furbamente la zona arancione in vigore in piena decrescita fino a che, guarda un po’ il contagio ricresce. Con le stesse misure! (punto 3) . Che bastardo questo virus, non è evidente che lo fa apposta a volervi far credere che le misure di Speranza non servono a nulla?

    Ma il Cts e Speranza non mollano e infatti fra due giorni l’emilia romagna sarà zona arancione, evviva, con una crescita dell’8,7% contro quella del 36 % durante la zona rossa di natale e capodanno.

    Un saluto agli amici emiliani e romagnoli e #unabbraccioforte a chi ancora crede alla befana.

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