Radio Cora - I nuovi LAGER. RSA ed Anziani – Diritto alla vita e alla morte.

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  • I nuovi LAGER. RSA ed Anziani – Diritto alla vita e alla morte.

    Nel corso dell’ultimo anno, è stata imposta ogni sorta di limitazione ai cittadini, sostenendo che fosse un sacrificio necessario per difendere la vita degli anziani e la sopravvivenza della nostra memoria storica, mentre questi venivano lasciati morire in solitudine nei nuovi lager. Da cittadini, è un dovere etico e morale denunciare gli abusi, pretendere il rispetto dei principi costituzionali e della VITA UMANA, in tutte le sue sfaccettature, sempre e comunque, fermare questa crescente ed intollerabile iniquità sociale per non divenire complici della negazione dei diritti umani.

    Una battaglia durata anni, quella condotta per ottenere il riconoscimento, giurisprudenziale e normativo, del cd. “fine vita”.

    L’Italia, come noto, non ha una legge che riconosca espressamente la legittimità di un trattamento che provochi quella che alcuni hanno definito una “dolce morte”, qualora una malattia od un evento drammatico rechi alla persona sofferenze tali da rendere la vita insopportabile.

    Questo perché, da sempre, il nostro ordinamento considera il bene della vita come “indisponibile”.

    Per superare la rigidità di tale visione, nel corso degli anni, la giurisprudenza della Suprema Corte ha espresso la necessità di operare un contro-bilanciamento di interessi apparentemente confliggenti, ma egualmente meritevoli di tutela secondo Costituzione, evidenziando come il “bene vita”, benché dotato di sacralità (!), se contrapposto a beni di altrettanta rilevanza, quali il diritto all’AUTODETERMINAZIONE (artt. 32 e 13 Cost.) ed al rispetto della DIGNITÀ UMANA (art. 2 Cost. e art. 1 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE) può e deve subire un bilanciamento.

    Si è, quindi, arrivati alla L. n.219/2017 che, all’art.1, tutela il diritto alla vita, alla salute, alla dignità e all’autodeterminazione della persona”, stabilendo, al contempo, che nessun trattamento sanitario possa essere iniziato o proseguito senza il consenso libero ed informato della persona interessata.

    Un percorso non ancora concluso, fatto di processi, proteste e fiumi di inchiostro, durante il quale, per ottenere l’affermazione del diritto ad una “Morte Dignitosa”, si è sostenuto, in quel lavorio di bilanciamento dei diritti, che il principio di autodeterminazione ed il rispetto della dignità umana dovessero avere una sorta di prevalenza sul bene della Vita in sé considerato!

    È chiaro cosa si intenda per “autodeterminazione”, il nodo del problema risiede nella parola “dignità”!

    Secondo i principi dell’Unione Europea, la dignità della persona non è solo “un” diritto fondamentale, è “la” base stessa dei diritti fondamentali!

    Come si legge nel preambolo della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, il riconoscimento della dignità di tutti “i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo”.

    Ma se la dignità è tanto importante da far pendere l’ago della bilancia sulla voce “Morte”, quando si è in presenza di determinate “condizioni” di Vita, in virtù di cosa si ritiene legittimo che, nel contemperamento di diritti e principi, il diritto ad una vita libera e DIGNITOSA, fatta di affetti, conforto, sorrisi, abbracci ad un figlio, ad un marito o ad una moglie, debba soccombere dinanzi al principio precauzionale del “rischio zero”?

    E se nessun trattamento sanitario può essere imposto senza il consenso libero ed informato della persona interessata, come può essere considerata lecita l’attribuzione del potere di disporre degli ultimi giorni di vita di un altro essere umano, ignorandone la volontà e calpestandone i sentimenti?

    In nome di quali principi consideriamo un “residuo” di Vita fatto di solitudine, sconforto e tristezza, DEGNO di essere vissuto?

    Quando si parla di rischio zero e del diritto alla salute di un qualsiasi essere umano non siamo autorizzati a dimenticare che la dignità viene prima di tutto e che la dignità della Vita di una persona che è giunta agli ultimi giorni della propria esistenza ha un valore inestimabile, non sacrificabile, per nessun motivo ed in nessuna condizione!

    Nel corso dell’ultimo anno, è stata imposta ogni sorta di limitazione ai cittadini, sostenendo che fosse un sacrificio necessario per difendere la vita degli anziani e la sopravvivenza della nostra memoria storica, mentre questi venivano lasciati morire in solitudine nei nuovi lager…

    Bisogna avere, invece, il coraggio di affermare che gli ospiti delle RSA non sono cittadini di serie B, non sono prigionieri di guerra, hanno il diritto ad un’esistenza “dignitosa”, hanno il diritto di scegliere se correre il rischio di vivere pur di godere ancora di qualche attimo di felicità o morire lentamente in solitudine.

    Da cittadini, è un dovere etico e morale denunciare gli abusi, pretendere il rispetto dei principi costituzionali e della VITA UMANA, in tutte le sue sfaccettature, sempre e comunque, fermare questa crescente ed intollerabile iniquità sociale per non divenire complici della negazione dei diritti umani.

    OLGA MILANESE

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