Radio Cora - LE RESTRIZIONI NON SONO DI SINISTRA

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  • LE RESTRIZIONI NON SONO DI SINISTRA

    Ritengo sia giunta l’ora, a un anno di distanza dall’inizio della crisi sanitaria e con i fumi propagandistici del precedente governo ormai rarefatti, di discutere della malcelata tendenza a considerare il regime sanitario imposto dal “Modello Italia” come una nuova bandiera-feticcio della sinistra. E, specularmente, le pulsioni a sfuggirgli, come espressione della destra più estrema.

    Da cosa nasce questa convinzione, questo nuovo Grande Inganno della sinistra italiana?

    Qualcuno deve avere inizialmente pensato che uno Stato che chiude le attività produttive per decreto, sia uno Stato quasi socialista; che chiudere i mercati sia un efficace strumento di lotta contro il consumismo; uno Stato finalmente forte, in grado di andare contro gli interessi economici pur di tutelare la salute delle persone e che sfida le potenti multinazionali private, per difendere la salute dei cittadini.

    Eppure, ammesso e non concesso che fossero queste le intenzioni, è del tutto evidente che si è prodotto in pratica l’esatto opposto: durante la pandemia si è realizzato uno dei maggiori e più rapidi trasferimenti di ricchezza dal basso verso l’alto; le file alla Caritas si sono allungate, con i più deboli ed emarginati resi ancora più deboli ed emarginati; le scuole chiuse hanno posto problemi gravi e diffusi di discriminazione sociale e di garanzia del diritto allo studio; le multinazionali hanno drenato risorse come mai nella storia; alle piccole attività locali è stato riservato qualche ristoro, come risarcimento del danno di non poter rivolgersi a mercati riservati a lungo alle grandi imprese capitalistiche del farmaco, della grande distribuzione commerciale, del commercio online, dell’intrattenimento da casa.

    Un disegno che nemmeno il partito più ultraliberista del mondo avrebbe mai pensato di riuscire a realizzare, in così breve tempo e in tale misura.

    Anche una certa narrazione mediatica credo abbia contribuito al Grande Inganno: l’Italia governata dalla sinistra ha imposto dure restrizioni; all’opposto, l’America di Trump e il Brasile di Bolsonaro lasciavano margini di ampia libertà; Boris Johnson era considerato il folle che negava il Covid; molti Stati americani Dem avrebbero chiuso tutto, in aperta polemica con il Presidente repubblicano. Eppure, anche questa superficiale narrazione ha le sue falle logiche: proprio questi ultimi, indagando tra le diversità di approccio, mostrano che l’epidemia avanza più per ragioni climatiche, ambientali e demografiche, che politiche; l’Inghilterra di Johnson avrebbe presto fatto marcia indietro; e anche la Francia di Macron si sarebbe messa subito in scia, inventando addirittura il “coprifuoco”, subito copiato anche qui e in vigore ancora oggi. Invece i governi di sinistra del Nord Europa avrebbero lasciato i cittadini molto più liberi di muoversi e vivere, dentro limiti più accettabili dei nostri. Svezia in testa (governata da una coalizione fra socialdemocratici e verdi), che ha ideologicamente ignorato ogni tentativo di contrastare il contagio.

    Come siamo potuti cadere in questo Inganno? E come abbiamo potuto liquidare così frettolosamente la pulsione (forse un po’ anarchica, ma a maggior ragione) alla realizzazione della propria vita senza rispettare schemi imposti dall’alto o dall’esterno, alla ricerca della propria personale definizione di felicità, per un intero anno, e senza ancora intravedere – e per molti anche solo desiderare – una via di uscita? E com’è successo che in tanti siano potuti correre a schierarsi acriticamente dalla parte delle autorità, arruolandosi volontariamente nell’esercito delle feroci squadracce nere che per strada o sui social hanno manganellato il proprio vicino al primo accenno di reazione o discussione, mettendo in pratica gli ordini impartiti non certo da un balcone di Piazza Venezia o da prefetture e milizie, ma sibillinamente fra le righe di dirette facebook, TV e giornali?

    A un certo punto il ristoratore sotto casa è diventato il nuovo nemico di classe della sinistra. Ho scorto anche una certa goduria nel saperlo finalmente chiuso, in difficoltà con gli affitti e le bollette. E il fatto che nello stesso momento le multinazionali del web raddoppiassero le vendite, ci ha interessato poco. E che pagassero buona parte delle tasse in qualche paradiso fiscale, ancora meno: chissà quante tasse ha evaso anche quel ristorante, finora, è stato il pensiero diffuso. Un po’ se lo merita, insomma.

    Penso che se la sinistra italiana è convinta di caratterizzare la propria azione politica in base al minore o maggiore grado di libertà concesso o preteso, sta applicando una impostazione assai datata.

    E forse rivelatrice dei limiti che le impediranno sempre, se non superati (al di là della indiscutibile abilità a manovrare nei palazzi, facendo leva moltiplicatrice del proprio decrescente e residuo consenso popolare), di diventare maggioritaria ed egemonica. C’è il vuoto totale delle idee, della visione e della rappresentanza oltre i nomi e il loro personale appeal, oltre gli slogan, le spillette e le bandierine, oltre i colori rosso, rosa, blu o nero, che identificano giornalisticamente gli attori politici, ma che in fondo non significano nulla.

    Vuoto del quale, anche in questa occasione, qualcuno ha furbescamente approfittato, riempendolo del proprio messaggio e moltiplicandolo all’infinito fino a prenderne il controllo.

    Proprio come fa un virus.

    Nel ventunesimo secolo la libertà dei cittadini dovrebbe essere lo scenario indiscutibile nel quale si muovono tutte le forze politiche democratiche. E la differenza fra destra e sinistra dovrebbe essere solo la scelta del punto di equilibrio fra libertà opposte che, da questa parte, meglio tutela chi ne ha meno, prendendone da chi ne ha di più. E non sono affatto sicuro che abbiamo fatto la scelta migliore.

    Per imporre un presunto diritto a non prendersi un virus abbiamo troppo a lungo sacrificato diritti e beni comuni assai più preziosi, che dovrebbero sempre e comunque essere tutelati, da questo lato del tavolo: Scuola, Socialità, Arte, Cultura. Lavoro, soprattutto, sul quale abbiamo fondato l’intera Repubblica. E anche Salute, alla fine, se iniziassimo a considerarla nel senso un po’ più ampio del semplice diritto a non incrociare il Sars-Cov2 al supermercato.

    Forse è un limite mio, ma io continuo a non vedere nulla di sinistra, in questo schema.

    Vedo invece solo una inaccettabile tutela dell’individualismo, della paura, dell’imposizione agli altri della propria personale versione della libertà; considerati meritevoli di tutela più di qualunque altro diritto saggiamente equilibrato con gli altri nella nostra Costituzione, antifascista e partigiana.

    NINO CARELLA

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