Radio Cora - VIAREGGIO: NUOVE LACRIME SUL FUOCO

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  • VIAREGGIO: NUOVE LACRIME SUL FUOCO

    C’è un giorno per la morte, un giorno per le lacrime e ci dovrebbe essere anche un giorno per la giustizia, non quella divina -che chissà se esiste- ma quella hic, in terra Che consiste nel far valere i diritti contestati, imponendo la riparazione di un torto subìto o attribuendo alla parte lesa ciò che le spetta.  A Viareggio ci siamo fermati ai primi due momenti.

    Erano le 23.48 del 29 giugno 2009 quando il treno merci 50325, Trecate-Gricignano, costituito da quattordici carri cisterna contenenti GPL, mentre si apprestava ad attraversare la Stazione di Viareggio, deragliò per cause probabilmente legate al cedimento del carrello del primo carro cisterna, che trascinò fuori dai binari altri quattro carri. La cisterna del primo carro venne perforata da un elemento dell’infrastruttura e da essa fuoriuscì il GPL, che si incendiò repentinamente. I danni furono immediati e 11 persone persero la vita in pochi minuti, investite dalle fiamme o travolte dal crollo degli edifici; altre due morirono stroncate da infarto e decine rimasero ferite; di esse, molte riportarono gravissime ustioni e per la maggior parte morirono a distanza di diverse settimane. In totale i morti furono 32 (indenni i due macchinisti): il più anziano aveva 60 anni. Tre i bambini tra i 2 e i 5 anni.

    E dopo la morte e le lacrime,  la giustizia non arriva. E ricomincia il disperato cordoglio.

    Alle ore 17 dell’8 gennaio 2021, la Ccorte di Cassazione ha stabilito che non sussiste l’aggravante della violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, facendo così cadere in prescrizione tutte le condanne per l’omicidio colposo delle 32 vittime della tragedia, comminate in prima istanza dal Tribunale di Lucca e confermate dalla Corte d’Appello di Firenze del giugno 2019.  Per Mauro Moretti, ad di Fs e Rfi, condannato in appello a 7 anni, e Michele Mario Elia, ex ad di Rfi condannato in secondo grado a 6 anni cade l’aggravante relativa alla violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro e, per questo, il reato di omicidio colposo contestato agli imputati nel processo sulla strage è stato dichiarato prescritto.

    Tuttavia Moretti aveva rinunciato alla prescrizione e quindi verrà nuovamente anche per quel capo di imputazione. Si dovrà quindi tenere un nuovo processo per l’unico reato rimasto in piedi: il disastro ferroviario colposo. Questa sentenza rappresenta un precedente pericoloso e pesa come un macigno sulla strada ancora assai lunga e complicata verso la sicurezza sul lavoro, ed oltre che per i parenti delle vittime è una grave offesa anche per noi cittadini e per lavoratori  

    Chiara Nencioni

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