Radio Cora - Ricomincerai a vivere, sarai libera

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    Il buon giornalismo a scuola. Continua la collaborazione fra Radio Cora e il Liceo Chini di Lido di Camaiore. Questo anno la prof. Chiara Nencioni, docente del liceo e pubblicista, tiene un corso di giornalismo rivolto ai ragazzi  e alle ragazze del triennio nell’ambito del PCTO. Anche ricorrendo al materiale di e-learning per la formazione giornalistica, il primo argomento trattato è stato “violenza contro le donne: le regole dell’informazione”, in occasione del 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne.  La prof.ssa Nencioni ha proposto agli studenti di elaborare un articolo d’opinione.

    Riportiamo qui di seguito quello di Ariana Dogaru (17 anni), che si segnala per profondità di riflessione, capacità di argomentazione e qualità della forma e del messaggio che volentieri diffondiamo attraverso Radio Cora e che speriamo leggano non solo sui coetanei ma chi dovrebbe difendere e diffondere una corretta narrazione del rispetto di genere in ogni sua forma.

    La donna uscì dalla costola dell’uomo, non dai piedi per essere calpestata, non dalla testa per essere superiore ma dal lato per essere uguale, sotto il braccio per essere protetta, per essere amata. Quando ci si ritrova a dover combattere, lottare per la propria libertà, per i propri diritti, per la propria salvezza, ci si ritrova a volte a mani nude, a volte con gli occhi spenti, cupi pieni di lacrime, occhi impotenti, occhi stanchi.

    Nel nostro paese fino al 1963 c’era una legge che dichiarava che per esercitare la potestà l’uomo poteva ricorrere alla violenza fisica e morale sulla moglie e persino sui figli. Amore, passione, gelosia: cause della violenza sulle donne o meglio “scuse”. Ne è esempio il caso della donna che viene violentata da tre uomini, “prostituta denuncia 3 uomini”  viene riportato sul giornale. L’escalation della violenza domestica ha portato alla ribalta civile un problema sociale enorme e ha messo in moto gli anticorpi democratici, politici, legislativi di assistenza per affrontarlo. Ne è di esempio una volontaria e attivista per i diritti delle donne, trucidata dal fidanzato per “gelosia”.

    Ne sono di esempio le bambine costrette a prostituirsi, vittime in primis degli uomini che ne abusano e poi dei media che le bollano come “baby squillo”.  Molto si discute anche sulla pubblicazione di foto prese dai social a corredare le notizie di cronaca. È giusto? Non è giusto? No che non è giusto, non si può! Non è etico mostrare i momenti felici di una coppia, i baci gli abbracci quando si sta raccontando di lui che l’ha uccisa.

    L’informazione è un valore alto e importante della democrazia e può molto anche nella battaglia culturale per la violenza contro le donne, proprio perché questa violenza non passi come una cosa normale. Per farlo servono le PAROLE, o meglio l’uso corretto delle parole.

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