Radio Cora - Tornerà la vita e avrà i tuoi occhi: giovani, adulti, anziani dopo la pandemia

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  • Tornerà la vita e avrà i tuoi occhi: giovani, adulti, anziani dopo la pandemia

    Quando ci si trova improvvisamente di fronte ad una minaccia per la propria salute e la propria sopravvivenza fisica e sociale, si comincia a capire l’importanza di cose che prima si davano per scontate. Ciò che la maggior parte dei giovani dicono di aver cominciato ad apprezzare davvero sono il contatto fisico (46,7%), la dimensione familiare (il 54,3%) e il rispetto per la natura (40%).

    Quarta rilevazione del Prof. Filippo Buccarelli, dell’Università degli Studi di Firenze, in collaborazione con Poiein-Lab, associazione di ricerca sociale.

    Il sondaggio, condotto secondo lo snowball method, ha visto coinvolti oltre 350 residenti in Italia,  dai18 anni e oltre, di entrambi i sessi e di qualsiasi condizione occupazionale, attraverso 142 interviste e 210 questionari.

    La rilevazione statistica è iniziata il 20 giugno e si è conclusa ad ottobre.

    Il principale obiettivo dell’indagine era quello di sondare il vissuto, soprattutto emotivo, delle persone di fronte all’evento grave ed eccezionale di una pandemia che, nel giro di poche settimane, ha letteralmente stravolto abitudini e modo di fare consolidati, dati per scontati.

    E’ stato chiesto agli intervistati di scegliere, fra un elenco di parole, quelle che meglio restituissero lo stato d’animo provato. Il sentimento della paura è provato soprattutto dai più giovani (42,9%), così come quello dell’ansia (38,6%) e della rabbia (22,9%). Fra di essi, prevale anche il senso di un’esperienza che fa imparare (34,3%). Tre volte su dieci, fra le parole scelte, c’è “speranza “e, un po’ più frequentemente, “futuro”. È interessante notare come la paura sia uno stato d’animo meno diffuso fra li anziani (il 20,8%, rispetto al 32,9% degli stessi adulti), così come l’ansia (33,3%; è al 38,5% fra gli adulti). Anche le persone più avanti con l’età parlano di speranza (33,3%) – una parola poco scelta dagli adulti – ma fra loro emergono vocaboli, come “morte” (12,5%), “fede” (20,8%) e “comprensione” (29,2%). Nel 20,8% delle scelte è segnalata poi la “solitudine”. – Il quadro che emerge fra gli adulti appare più cupo. Prevalgono l’ansia (38,6%) e la paura (32,9%) e, più delle persone anziane, il bisogno di fare bilanci di vita (24,3%), che accomuna questa categoria generazionale più ai giovani (20%) che a quella di coloro che hanno più anni (16,7%).

    Quando ci si trova improvvisamente di fronte ad una minaccia per la propria salute e la propria sopravvivenza fisica e sociale, si comincia a capire l’importanza di cose che prima si davano per scontate. Ciò che la maggior parte dei giovani dicono di aver cominciato ad apprezzare davvero sono il contatto fisico (46,7%), la dimensione familiare (il 54,3%) e il rispetto per la natura (40%). Fra i giovani è importante anche la libertà di movimento, ma questo senso di autonomia appare molto più marcato fra gli anziani (62,5%), che sentono nella stessa misura dei ragazzi e delle ragazze la mancanza di incontri in presenza. È interessante notare come il senso di precarietà della vita sia sentito in maggior misura dai giovani (45,7%) piuttosto che dagli adulti (38,6%) e dagli anziani (33,3%) forse perché meno disincantati dei primi. La preoccupazione per la salute interessa maggiormente gli adulti (28,6% contro il 22,9% degli under 35) e – con una stessa percentuale – i più avanti con l’età. Per i 35- 64enni – persone in età da lavoro – ciò che sembra rivelare la sua crucialità (in una fase d’altronde di piena ripresa delle attività produttive, nonostante le difficoltà: da Luglio 2020 ad oggi) – è non tanto il lavoro (intorno al 13% delle scelte per tutte le categorie generazionali) quanto l’avere un reddito (47,1%).

    Una delle misure ritenute più importanti per mantenere sotto controllo la pandemia diSars-Cov-2 è l’App IMMUNI, che consente, nel rispetto del trattamento dei dati sensibili e della privacy, di tracciare scambi a rischi di contagio e di adottare i necessari interventi di cura e di prevenzione della malattia. Stando ai dati raccolti chi dichiara di averla già scaricata sono soprattutto le persone anziane (il 41,7%), contro circa il 24% degli adulti e dei giovani. Uno dei problemi circa lo scarso ricorso a questo dispositivo mobile è la scarsa informazione al riguardo, che tuttavia sembra interessare soprattutto gli under 35 (il 23,5% contro il 13% dei 35-64enni e l’8,3% degli anziani). Ciò che sembra giocare un ruolo maggiore nel dissuadere dal download dell’applicativo (non si dimentichi peraltro che sono attive anche altre App, tuttavia non riconosciute dal Ministero della Salute) sono però le paure e i pregiudizi, più o meno fondati. Soprattutto per gli adulti, il timore è che si tratti di una tecnologia inattendibile e fallace (il 14,5%; l’11,8% per i giovani), minacciosa per la privacy (l’8,7%) e comunque il preludio ad un TrattamentoSanitario Obbligatorio (l’8,7%). Infine, coloro che parlano di uno strumento importante per la prevenzione per sé stessi e per gli altri sono praticamente solo gli anziani (nel complesso il 12,5%).

    Ciò dimostra che non sono i nativi digitali a fare ricorso alla tecnologia in modo utile.

    CHIARA NENCIONI

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