Radio Cora - Torna in un teatro vuoto il premio Fabrizi, attribuito dall’ANPI

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  • Torna in un teatro vuoto il premio Fabrizi, attribuito dall’ANPI

    Porte chiuse al teatro “La nuova Fenice” di Osimo ma diretta sulla pagina Facebook dell’ANPI per questa 16esima edizione del premio che porta il nome di Renato Benedetto Fabrizi, antifascista nato a Osimo, condannato due volte per attività sovversiva come fondatore della cellula comunista marchigiana, che ha scontato la pena al confino prima a Lipari poi a Bonefro, dove è morto a 27 anni per le modestissime condizioni di vita e le percosse dei suoi carcerieri.

    Un riconoscimento nato per premiare partigiani e che oggi insignisce storici impegnati nella trasmissione della memoria e dei valori della Resistenza alle nuove generazioni e personalità che quotidianamente danno forma ai principi pilastri della Carta costituzionale.

    «Per la prima volta non avremo il calore del pubblico ad applaudire gli interventi e a stringersi attorno agli emeriti del “Fabrizi” – dice il presidente dell’ANPI di Osimo-. Tutti potranno comunque seguire la cerimonia sulla nostra pagina Facebook e su quella del Comitato provinciale dell’Anpi di Ancona e in differita sul network di E’ tv Marche».

    Partecipa anche Vania Bagni, vice presidente dell’Anpi nazionale, che ricorda Carla Nespolo, prima donna non combattente a presiedere l’ANPI, deceduta il 4 ottobre.

    Quest’anno hanno ricevuto il riconoscimento l’attore Massimo Ghini, Paolo Pezzino, storico e presidente dell’istituto nazionale “Ferruccio Parri”, Elly Schlein, vice presidente della regione Emilia Romagna.

    Massimo Ghini è premiato come protagonista della arte teatrale e cinematografica, e per aver coniugato sensibilità artistica e impegno civile, ereditando i valori antifascisti del padre. Ghini, ringraziando, ricorda il padre, partigiano combattente deportato a Mauthausen. Sulla base dell’esempio paterno, parla dell’importanza della memoria, della libertà di parola, del saper captare le esigenze della gente e di guidarla a ragionare sui temi di attualità, sui valori alti a cui mirare.

    Paolo Pezzino viene premiato per aver contribuito alla conoscenza del nostro “secondo Risorgimento”, per aver mostrato l’efferatezza e violenza fascista e, coniugando studio accurato ed impegno pedagogico, per aver reso consapevoli le nuove generazioni del nostro recente passato. Il Professor Pezzino, su richiesta delconduttore dell’evento Maurizio Blasi, illustra il progetto dell’Atlante delle stragi naziste e fasciste, che ha permesso di definire un quadro completo degli episodi di violenza contro i civili commessi dall’esercito tedesco e dai suoi alleati fascisti in Italia tra il 1943 e il 1945.

    Elly Schlein, già europarlamentare nonostante la giovane età, viene premiata per la sua sensibilità civile. Schlein ricorda un episodio personale, la visita a Leopoli, città di cui la famiglia partenza era originaria, dove 140mila ebrei sono stati uccisi. Ebbene, là non c’è un museo della Shoah e neppure una traccia del ricordo dell’olocausto. Invece la memoria è importante, la conoscenza è un’arma pacifica ma efficace. «Sfida attuale della cultura è la lotta contro le recrudescenze antisemite, contro i razzismi dilaganti, contro la violenza -e voglio ricordare la barbara uccisione di Willy Monteiro- e la discriminazione -e qui compiango Maria Paola Gaglione, uccisa dal fratello che non tollerava la sua relazione con un trans-. Tuteliamo le differenze, ci arricchiscono. Dobbiamo mettere a valore le differenze. L’unica differenza che va abolita è quella economica che vede 26 persone nel mondo possedere tanta ricchezza quanta ne posseggono i 3 milioni e mezzo di poveri del nostro pianeta».

    Premio alla memoria Beppe Fenoglio e Rossana Rossanda.

    Per Fenoglio ritira il premio la figlia Margherita, che aveva solo due anni alla morte del padre. «A me basterà il mio nome, le due date che solo contano, e la qualifica di scrittore e partigiano. Mi pare di aver fatto meglio questo che quello». Con questa frase, si ricorda lo scrittore che ha il grande merito di aver creato il filone resistenziale che ha diffuso i valori della Resistenza anche attraverso la letteratura.

    Per Rosanna Rosanna ritira il premio Carlo Latini, saggista e politico e già giornalista de “Il Manifesto”, che così parla della “ragazza del secolo scorso”: «Nel giugno 1969 esce il primo numero della rivista mensile “il manifesto”, diretta da Lucio Magri e Rossana Rossanda, ed ha uno straordinario successo con 50.000 copie vendute (…). Sono anni burrascosi (…) La voce de “il manifesto” suona da subito come eretica e fastidiosa: dopo alcuni mesi di tira e molla, il 27 novembre 1969 il Comitato centrale del partito decide la radiazione della Rossanda (assieme ad Aldo Natoli e Luigi Pintor) e un provvedimento amministrativo per Magri. Per protesta contro la dirigenza e solidarietà molti abbandonano il PCI e si uniscono al gruppo di transfughi, che vanta anche 5 deputati».

    Con questa premiazione nel teatro senza spettatori (erano presenti solo i conduttori e le autorità sul palco) si chiude anche per quest’anno la stagione dei teatri, vittime innocenti anch’essi del Covid.

     

    Chiara Nencioni

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