Radio Cora - Povera cultura italiana!

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  • Povera cultura italiana!

    In questo momento difficile per la scuola e per l’Università,  in questa crisi che colpisce tutti, diamo un’occhiata ai dati della nostra istruzione.

    Secondo l’Eurostat, ancor prima del Covid-19, il tasso di dispersione scolastica nel nostro paese era del 14,5%, risultante di una forbice tra Nord e Sud tra l’11% e il 18%, il che faceva del nostro paese il quarto in Europa in questa classifica negativa. Gli effetti della pandemia in questo campo non possono che essere stati negativi accentuando le disuguaglianze tra chi ha potuto usufruire della didattica a distanza e di chi non ha potuto farlo, per condizioni economiche familiari o per collocazione territoriale, perdendo così il legame determinante con la scuola.

    Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha recentemente ricordato  che nel 2018 la spesa per Ricerca e Sviluppo in percentuale del PIL si è attestata solo all’1,4%, contro il 2,4 della media dei paesi OCSE, meno della metà del livello registrato in economie avanzate come gli Stati Uniti e la Germania.

    Secondo l’OCSE, l’Italia spende il 3,6% del proprio PIL per l’istruzione, a partire dall’istruzione primaria fino a quella universitaria, a fronte di una spesa media dei paesi dell’OCSE del 4,5%. In termini di percentuale sul totale della spesa pubblica, secondo Eurostat, l’Italia spende il 7.9% per l’istruzione, a fronte di una media UE pari al 10,2%. L’Osservatorio sui conti pubblici, inoltre, sottolinea che l’Italia investe nell’Università lo 0,3% del PIL, meno di tutti gli altri partner dell’Unione, con l’eccezione della Grecia.

    E ancora secondo i dati di Ignazio Visco, l’Italia è il primo paese dell’OCSE per quota di persone tra i 15 e i 24 anni che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione (i cosiddetti NEET, not in education, employment or training); per la fascia compresa fra i 20 e i 24 anni, in particolare, questa percentuale arriva al 28,4%, più del doppio rispetto alla media dei paesi OCSE.

    Questa situazione, che fa arrossire, si aggraverà diventando veramente drammatica se non interverremo adeguatamente e in tempi rapidi.

    “L’Italia che vogliamo, ha detto Valdo Spini all’assemblea annuale dell’ Associazione delle Istituzioni di Cultura italiane, è un’Italia che conduca vittoriosamente la lotta alla dispersione scolastica stanziando i relativi interventi e che salga sostanzialmente nella graduatoria dei paesi europei negli stanziamenti per la ricerca, l’università, la formazione, all’insegna della condivisione e della coesione”.

    Solo così potremo raggiungere l’obiettivo dell’aumento della produttività del sistema, condizione necessaria per il successo del nostro Piano Nazionale per la ripresa e la resilienza.

    “Chiediamo -continua Spini- una svolta decisa in questa direzione e i Fondi Europei ne possano essere l’occasione”. Dovrebbe, infatti, arrivare un ammontare di fondi senza precedenti destinati a rimodellare il nostro paese.

    Vogliamo un’altra Italia, un’Italia che favorisca il ricambio generazionale, che veda i giovani alla direzione delle nostre organizzazioni culturali, che usi i finanziamenti straordinari a favore delle Fondazioni e degli Istituti Culturali, che bandisca borse di ricerca con una vera selezione di merito  da parte dell’università.

    Diciamolo: Vogliamo un’Italia dell’istruzione, della ricerca e della cultura, come rafforzamento dell’unità nazionale e della coesione sociale, come  presupposto di un’Italia competitiva nell’economia, nella società, nei modelli spirituali di vita.

    CHIARA NENCIONI

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