Radio Cora - Ripartiti Italia, riparti cultura!

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  • Ripartiti Italia, riparti cultura!

    Sotto questo slogan si è tenuta a Milano, presso la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, l’iniziativa della AICI, Associazione delle Istituzioni Culturali Italiana, presieduta da Valdo Spini, che ha fatto gli onori di casa.

    Presenti una ottantina di rappresentanti delle circa 130 istituzioni aderenti; intervenuti anche il Rettore dell’Università degli studi di Milano e Paolo Gentiloni, Commissario europeo all’economia (in videoconferenza). Assente, invece, l’atteso ministro ai beni culturali Franceschini, per sopraggiunti impegni.

    Il tema del workshop era “Gli istituti di cultura dopo il lockdown: prospettive per la ripresa”, per riflettere sull’elaborazione di “buone pratiche” e per richiedere adeguate risorse per la cultura nell’era Covid-19.

    Sappiamo bene che cosa è successo nei mesi scorsi alle istituzioni culturali e a tutti noi: un improvviso e intensissimo cambio di contesto. Luoghi della cultura chiusi, attività in remoto e non più in presenza con l’inevitabile conseguenza di maggiori connessioni ma minori relazioni di persona. Consumi bulimici di contenuti, in particolare digitali, per occupare tempo e pensieri. Convegni, conferenze, dibattiti, incontri, festival … tutti spostati in rete e alcuni semplicemente cancellati.

    I mesi di lockdown sono stati un tempo sospeso, in cui il contesto si è fatto più rarefatto, più vuoto e in cui il mondo della cultura ha dovuto attivarsi per sperimentare nuovi modi di comunicare, di produrre e diffondere conoscenza, di restare in contatto con il pubblico.

    “Se il lockdown ha prodotto uno tsunami, il dopo lockdown ha caratteri molto più sfumati e di difficile interpretazione; se il lockdown è stato breve ma intenso, il dopo è lungo e incerto.  L’ambiguità è il carattere che più mi colpisce dell’attuale momento e dell’attuale contesto in cui le istituzioni culturali si trovano ad operare” dice Paola Dubini del centro ASK (Università Bocconi) “Non stupisce che a fronte di una diffusa ambiguità di contesto e in presenza di molte situazioni ibride, un atteggiamento molto diffuso sia lo smarrimento o comunque la prudenza”.

    La nostra socialità è stata governata per decreto e il nostro rapporto con la conoscenza – individuale e collettivo – si sono modificati. Da una parte siamo più “connessi” (la pandemia ha aumentato per necessità il ricorso a risorse informatiche) dall’altro la solitudine si è fatta sentire.

    Rispetto alle conoscenze, negli ultimi mesi assistiamo sia ad un maggiore riconoscimento del ruolo e dell’importanza degli esperti sia a crescenti popolarità e credito di teorie complottiste, bufale ed effetti di infodemia, di cui cadono vittime persone mediamente o poco attrezzate da un punto di vista culturale.

    Non senza una apprensione per la ripresa della pandemia  nel nostro paese, il presente è attraversato da una certa “ebbrezza da ritorno” in aula, a teatro, alle mostre. Tornare al “new normal” ha prodotto e produce allegria e voglia di sperimentare ma anche sconsideratezza e soprattutto nuove richieste e bisogni molto rilevanti, che ingaggiano anche le istituzioni culturali ad una risposta pragmatica e significativa e culturalmente all’altezza della loro reputazione. Non devono essere invisibili oltre la ristretta cerchia dei loro “aficionados” né autoreferenziali ma devono saper accompagnare il popolo tutto “in questa traversata verso l’ignoto”.

    Ma per poter fare ciò, oltre ad una revisione degli obiettivi e delle pratiche, è assolutamente necessario che gli amministratori -a qualsiasi livello-  distribuiscano risorse pubbliche alla cultura.

    “Un ammontare di fondi senza precedenti destinati a rimodellare il nostro paese. E allora noi esponenti delle associazioni culturali, diciamo subito che vogliamo un’Italia dell’istruzione, della ricerca e della cultura come presupposto di un’Italia competitiva nell’economia, nella società, nei modelli spirituali di vita” dice Valdo Spini, presidente della AICI.

    La cultura ha un valore economico strategico, si “mangia”, “dà da mangiare” ed è anche buona!

    CHIARA NENCIONI

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