Radio Cora - DISABILE “PRIGIONIERO” IN CASA: NEGATO DA ANNI UNO STALLO PER IL PARCHEGGIO

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  • DISABILE “PRIGIONIERO” IN CASA: NEGATO DA ANNI UNO STALLO PER IL PARCHEGGIO

    Questa è una storia vera, e come tante storie vere sanno di amaro. Non è una favola (anche se chiediamo un happy end, almeno parziale) né finzione. Luoghi, persone (che indicherò con le iniziali per motivi di privacy) sono reali e purtroppo molto reali sono il disagio e il torto subiti.

    Siamo a Lido di Camaiore, Versilia chic. La vittima del disagio è uno stimato preside, ormai in pensione, G.F.P., che risiede permanentemente a Lido si Camaiore da circa 15 anni. Non un “villeggiante”, dunque. Afflitto da poliomielite dall’età di 5 anni, dichiarato disabile fin dall’inizio all’80%, adesso al 100%, in attesa di accompagnamento, prima riusciva a camminare per brevi tratti con il bastone e a guidare la sua auto (vettura con cambio automatico, data l’impossibilità di usare la gamba destra) ma da tre anni è immobilizzato su una sedia a rotelle e ha bisogno di un apposito parcheggio davanti a casa per poter raggiungere la vettura e effettuare le “manovre” per potervi caricare la sedia a rotelle.

    E qui la storia, già non allegra ma gestita con grande dignità grazie alla ferrea forza di volontà di G.F.P, si fa dramma. Un dramma che dovrebbe far indignare qualsiasi “cittadino” che sia tale, che crede nella civitas e nella civilitas. Dal 2016 il preside in pensione inizia a contattare il comune di residenza (Camaiore) e la polizia municipale per chiedere uno stallo per disabili.  Lo fa scrivendo, lo fa andando più volte di persona (con immaginabile disagio per chi cammina con estrema difficoltà) a ricevimento dal Sindaco, che accoglie, dopo lunga anticamera, i suoi cittadini solo su appuntamento alcuni venerdì al mese alle 8 di mattino. Compila più volte la “richiesta stallo residente”, allega il verbale di visita medica collegiale che già del 2003 lo certifica invalido all’80% e porta con sé (lasciandone copia) la certificazione rilasciata dal Primario di Ortopedia e Traumatologia dell’ospedale della Versilia (novembre 2016) che recita “ho già visto anche in passata il Signor P. per plantalgia in piede cavo ed esito polio.  Ha estremo dolore plantare che gli impedisce di deambulare. Ha già fatto tutto ciò che sarebbe ipotizzabile dal punto d vista del trattamento incruento, senza alcun risultato. TAC e RM mostrano artrosi e sofferenza osteocondrale con dolorosità spiccata al movimento e al carico. Si consiglia di ridurre la deambulazione al minimo e di non mantenere una prolungata stazione eretta”.

    Il certificato medico parla chiaro: G.F.P. non può camminare, ergo doverlo fare per raggiungere la vettura parcheggiata chissà dove è da evitarsi. E poi, chiunque conosca la Versilia costiera, sa che impresa epica sia trovare un parcheggio in ogni stagione (in estate è praticamente impossibile).

    Una risposta arriva il 30/3/2017, con cui il comandante dei vigili urbani respinge la richiesta (sottolineando, tra l’altro, di mantenere le stesse procedure adottate per le richieste inviate negli anni precedenti –senza quindi tener in alcun conto del grave peggioramento dello stato di salute del cittadino-) e di prendere eventualmente in considerazione la possibilità di istituire, se necessario, più spazi di sosta generici nelle vicinanze.

    Non si può non far rilevare, inoltre, che nella strada in questione, negli ultimi due anni le concessioni per i passi carrabili sono pressochè raddoppiate, con la inevitabile conseguenza che i possibili spazi di parcheggio si sono drasticamente ridotti!

    Insomma il Signor P., in quanto non dotato di ali, non può raggiungere la sua vettura parcheggiata chissà dove.

    G.F.P. non si arrende: fa notare che nel comune limitrofo, Viareggio, ci sono stalli “ad personam”, in altre chic cittadine di mare, come Castiglione della Pescaia, idem,  acclude la normativa di altri comuni, da Napoli a Roma a Milano, dall’Alpi alle Piramidi, che attestano il diritto di avere un’area di sosta personalizzata con il numero di contrassegno per il parcheggio dei disabili.

    Niente. Il Comune di Camaiore risponde ogni volta,  fino ad oggi, che ogni comune ha le sue norme.  La tesi (quanto meno fantasiosa se non illegale) che sostiene il sindaco (ovviamente solo a voce, perché scripta manent) è che non concede parcheggi “ad personam” per non avere ricorsi da quei disabili che, venendo da fuori per soggiorni turistici hanno lamentato i pochi stalli disponibili.

    Eppure il sito stesso dell’ACI riporta: “Le persone disabili con particolari condizioni di invalidità, cioè con grave difficoltà o impossibilità permanente di deambulare, possono richiedere uno spazio per parcheggiare riservato (cosiddetto parcheggio ad personam) in prossimità della propria abitazione o del luogo di lavoro. Per beneficiare della concessione la legge (art. 188 del CdS e art. 381 del Regolamento di esecuzione del CdS comma 5, del DPR 495/1992) prevede che il disabile interessato sia già in possesso del contrassegno invalidi rilasciato dal Comune di residenza, sia abilitato alla guida e possieda un autoveicolo –tutte condizioni che G.F.P. possiede-) . Si tratta di una agevolazione concessa dal sindaco che, con propria ordinanza, assegna a titolo gratuito un adeguato spazio di sosta. Questo spazio è individuato da apposita segnaletica che riporta gli estremi del contrassegno invalidi rilasciato al soggetto autorizzato a usufruirne. Questa concessione non è un atto obbligatorio ed è limitata solo ed esclusivamente alle zone ad alta densità di traffico. E Lido di Camaiore d’estate non lo è???

    E così la nostra storia volge alla fine, ad un finale aperto, speriamo. Perché non ci vogliamo rassegnare che i diritti vengano calpestati.

    Questa è stata la quarta estate (e il quarto anno, dunque) che G.F.P. (le cui condizioni di salute nel frattempo si sono aggravate, con operazioni di vertebroplastica e di ernia dorsale) è prigioniero in casa. Deve chiamare un taxi o un badante ogni volta che ha bisogno (dico bisogno, ma già sarebbe legittimo aver desiderio) di uscire di casa –la macchina è spesso parcheggiata a centinaia di metri di distanza in stalli non idonei per spazio a caricare la sedia a rotelle- per andare fare ogni commissione e persino per andare in ospedale – o al centro di fisioterapia- dove si deve recare due volte alla settimana per le non differibili necessità di specifiche terapie-

    Un enorme dispendio di soldi, un doloroso colpo alla dignità di un uomo, una violazione dei diritti di un cittadino.

     

    Chiara Nencioni

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