Radio Cora - De Giovanni e l’urgenza della memoria della Resistenza

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  • De Giovanni e l’urgenza della memoria della Resistenza

    Chi non conosce Maurizio de Giovanni, scrittore, sceneggiatore e drammaturgo, ma soprattutto autore di Gialli che hanno conquistato il pubblico? Chi non ha letto le vicende del Commissario Ricciardi, il poliziotto in grado di cogliere l’ultimo pensiero dei morti, nella Napoli degli anni Trenta? E chi non si è appassionato al commissario Lojacono, reso ancor più celebre da Alessandro Gassman nella fiction televisiva, e  alla squadra di poliziotti sgangherata ma umana ed efficiente, nota come “I bastardi di Pizzofalcone”?

    Forse sono ancora meno note le avventure di Mina Settembre, assistente sociale divorziata, appassionata del proprio lavoro, afflitta da due problemi: dal seno troppo prosperoso e da un’anziana madre oppositiva. E forse lo sono anche quelle di Sara, un’ex poliziotta che lavora per i servizi segreti, protagonista degli ultimi due romanzi, ma sicuramente De Giovanni è nome noto.

    Ecco che cosa ha detto proprio in questi giorni di elezioni (e nella settimana in cui è uscito l’ultimo suo romanzo “Troppo freddo per Settembre”:  “Forse mai come in questo tempo è esplicita la rinuncia alla memoria, siamo tutti proiettati verso il futuro, il futuro di breve termine, senza pianificazione, in una prospettiva miope […]. Certi toni che la politica ha usato negli ultimi anni sono molto simili, per chi per lavoro o per diletto ha avuto modo di studiarli, a quelli che sono stati gli anni ’20 e gli anni ’30 del Novecento, toni molto vicini a quelli del movimento che ha portato poi l’Italia alla tragedia della Seconda Guerra Mondiale e alla rovina. Abbiamo imputato l’insorgere di questi toni a molti motivi. Tra essi uno che mi è piaciuto molto leggere è che i neofascismi corrispondono alla fine di una generazione, cioè man mano che la generazione dei ragazzi, che avevano visto l’insorgere del fascismo, la tragedia della guerra e la fine della guerra con gli anni che sono seguiti, di coloro che sono stati partigiani e hanno contribuito a far risorgere l’Italia dalle macerie è morta, abbiamo assistito anche alla fine di quella memoria, come se avessimo dimenticato, avessimo cancellato. Ma noi, rispetto a loro, abbiamo un fattore di aiuto: la conoscenza di quello che realmente accaduto […]. La nostra è un’epoca che sta subendo la fine della memoria, anche viene vista addirittura come una palla al piede. Non è così. La Resistenza, la Liberazione di questo paese e la vittoria, con le unghie e con i denti, la liberazione dalla dittatura, dall’uomo forte, dalla delega delle proprie libertà, questo è stato  il 25 aprile. E non è mai stato così urgente, così necessario ricordarlo come adesso. Quindi troviamo nella Liberazione le radici di un’identità di popolo”.

    CHIARA NENCIONI

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