Radio Cora - Quella festa dell’Unità senza rosso

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  • Quella festa dell’Unità senza rosso

    Bologna, primo fine settimana di settembre. Nessuna bandiera rossa. Qualche bandiera dell’Italia. Perfino la  scritta “Festa dell’Unità” all’ingresso è scritta in bianco su campo verde. Comunque la festa dell’Unità c’è, almeno quella. Il giornale alla quale è intitolata non c’è più, dopo due tentativi di ripartenza, definitivamente dal 2017.

    Poca gente, niente tombola, tre ristoranti affollati, perché ci si mangia bene e a prezzi modici. Almeno quelli son restati “di sinistra”. All’inizio anche niente musica poi il ballo liscio di Raoul Casadei che aveva caratterizzato le feste rosse dell’Emilia Romagna per decenni, alle 11 di sera viene sostituito da tre travestiti che ballano su un piccolo palco al ritmo del tormentone dell’estate “Karaoke” di Alessandra Amoroso.

    Ma il distanziamento c’è, tutti indossano le mascherine, e dovunque, anche nei ristoranti, stanno attenti alle norme anti covid al di là di ciò che certi giornali, a partire da Il tempo poi rimbalzato su Il giornale e poi a Libero, hanno scritto in tono aggressivo e provocatorio.

    L’atmosfera non è proprio come in “Berlinguer ti voglio bene”, e non per i pantaloni a zampa d’elefante o per la tombola. La generazione che ci credeva non c’è più, i figli di quella generazione sono disillusi e da persone di sinistra fanno autocritica e dicono “abbiamo sbagliato qualcosa”, i nipoti di quella generazione sono  assenti o comunque i giovani si interessano poco alla politica, anche perché di politica, nel senso alto del termine, in Italia ormai non se ne vede più da qualche decennio e i ragazzi, di fronte al qualunquismo, preferiscono stare a casa a giocare alla PlayStation. Nella mia infanzia da donna di 45 anni, quella dell’Unità è una vera festa e noi ragazzi servivamo ai tavoli divertendoci come in un gioco. In quelle di paese le nonne stavano in cucina. Adesso ai tavoli servono solo persone anziane, che ti fanno quasi pena e vedendole muovere affannate con i vassoi pesanti in mano.

    Abbiamo sbagliato qualcosa, molto, e questa atmosfera da day after lo dimostra. “Bisogna chiederci perché non riusciamo ad intercettare i giovani”, dice il professor Pezzino nel dibattito (almeno l’area dibattiti è rimasta alla Festa dell’Unità). Sembrano scomparse anche le sardine. A.A.A. cercasi giovani in gamba e idealisti per la sinistra italiana!

    CHIARA NENCIONI

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