Radio Cora - A Fosdinovo il cuore batte Rivolta. Ancora. Contro tutti i fascismi

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  • A Fosdinovo il cuore batte Rivolta. Ancora. Contro tutti i fascismi

    Le Prade di Fosdinovo. Ultimo weekend di Agosto.  Promessa mantenuta. Cultura, musica, socialità e sicurezza: così  doveva essere questa edizione di Fino al cuore della rivolta    e così è stato. “Abbiamo portato a termine tre fine settimana di concerti e spettacoli”, “tutti i posti disponibili sono andati esauriti e al Museo Audiovisivo della Resistenza di Fosdinovo (MS) è andato in scena uno spettacolo ripensato e ridotto rispetto alle edizioni precedenti, ma quanto mai suggestivo ed emozionante”, dice-giustamente fiero- Alessio Giannanti, anima del festival e di Archivi della Resistenza.

    “La formula diffusa e inedita di questa XVI edizione sta funzionando” come sottolineano gli organizzatori “rivedere profondamente contenuti, durata e logistica è stata una grande scommessa, così come proporre concerti e dibattiti prima della cena sociale e vincolare la partecipazione alla prenotazione. Una sorpresa accolta con entusiasmo da chi ha partecipato a questo (forse) ultimo weekend di spettacoli. Perché non escludiamo altre due date a settembre”.

    Siamo incerti sino all’ultimo: riusciremo a fare questo weekend di spettacolo? Giove pluvio minaccia di riversare sul nord della Toscana tutta la sua ira. Ma sì, ce la facciamo all’interno in forma ridotta ma ce la facciamo. È quasi una serata fra amici. All’interno della stanza ristoro, si leva sulla parete un telo rosso e davanti si svolgono gli spettacoli con il pubblico che il Covid consente.

    Alle 17 di sabato arriva Gad Lerner (che replicherà domenica pomeriggio), che dialoga con Alberto Rollo su “Noi partigiani. Memoriale della Resistenza italiana”, progetto curato insieme all’ ANPI e a Laura Gnocchi, uno straordinario romanzo collettivo, frutto della raccolta di oltre quattrocento interviste filmate. Un’impresa che molto ha a che fare con il Museo Audiovisivo di Fosdinovo, dove oggi è presentato, per dare voce a coloro che, nei venti mesi che separarono l’8 settembre 1943 dalla Liberazione, erano giovanissimi, adolescenti o addirittura bambini. Introducendo questo suo libro, Lerner dice: “È un tentativo di esplorare il mondo della loro scelta. Cosa passava per la loro testa? Come si sono formati i codici di comportamento, le idee, la visione del mondo, il loro antifascismo esistenziale?” Poi continua  Lerner “chi liquida l’antifascismo riducendolo a ideologia obsoleta deve fare i conti con l’insegnamento che ci viene da questi uomini e da queste donne ancora presenti fra noi. La scelta da essi compiuta quando erano ragazzi deve rinnovarsi, a partire dal loro esempio, perché il fascismo non abbia un futuro.”  Finendo la sua presentazione: “voglio concludere con la ferita che sento” e ricorda l’ avvocatessa turca Ebru Timtik attivista dei diritti, in particolare di quelli delle donne curde, morta ieri dopo  238 giorni di sciopero   della fame, perché voleva un processo equo dopo una condanna a 13 anni di carcere per “terrorismo”.  Ebru si batteva per i detenuti politici, sempre più numerosi, a causa del sultano Erdogan. “Ieri durante i funerali lacrimogeni, proiettili di gomma, hanno disperso la folla commossa e arrabbiata”.

    L’assuefazione a fenomeni di questo tipo, constatare che la perdita della libertà sia normale, ci può riportare a vivere ciò per cui i nostri partigiani hanno lottato”.

    A seguire concerto, in forma ridotta (solo 5 brani) di Marco Rovelli & l’Innominabile (replica il 6 settembre) con “Portami al confine”, quarto album solista incentrato sul tema del confine: i confini da superare, sempre, quelli dei migranti, quelli di chi pensa che nostra patria è il mondo intero, ma anche i confini che superiamo ogni volta quando ci avviciniamo l’uno con l’altro, a partire dalle relazioni d’amore.

    Marco, prendendo la parola prima di cantare, si riallaccia a ciò che ha detto Gad sulla degenerazione della democrazia in Turchia. Lui racconta di aver vissuto qualche settimana in Kurdistan, con i guerriglieri, per scrivere un romanzo biografico su una partigiana curda che lì era morta. A una settimana dal ritorno, il 20 luglio 2015, c’è stato l’attentato di Soruc, al confine tra Turchia e Siria. Un kamikaze colpisce il Centro Culturale Amara, spazio che stava ospitando giovani socialisti pronti ad attraversare il confine e portare solidarietà a Kobane. Il governo turco vieta il passaggio e i giovani stavano svolgendo una conferenza stampa di denuncia, quando una bomba è esplosa. 32 i morti. Oltre 100 i feriti. “Il tutto con il supporto dei servizi segreti turchi”, dice Rovelli. “Scosso, ho scritto una canzone dedicata ai colori giallo , rosso e verde che sono quelli della bandiera curda che per me sono i colori della libertà universale”.

    Poi Marco inizia a cantare e suonare la chitarra accompagnato da un percussionista e da una violoncellista che è con lui collega da 12 anni. Un testo d’amore, intitolato La domenica della vita, come un romanzo di Raymond Queneau, poi  Viva i buffi di cuore, perché “se il dio con la minuscola vuole, siamo persone sghembe”.  Poi una canzone per spiegare che cosa è il mondo del lavoro oggi, e non solo per gli Italiani, dal titolo significativo tempo rubato “questa volta voglio tutto, una forza comune, un altro tempo che mi aspetta”. Chiude con un omaggio a Claudio Lolli, di cui sta scrivendo una biografia letteraria “un libro corale in cui parlano non solo amici e testimoni, ma anche personaggi della sua canzoni, e oggetti, come la sua chitarra”. Rovelli intona la canzone “borghesia”, denigratoria di quella “vecchia piccola borghesia” (ancora purtroppo non del tutto scomparso come il Family Day e non solo testimoniano) “per piccina che tu sia non so dire se fai più rabbia, pena schifo, malinconia… che hai fatto della ipocrisia la sua poesia”.

    CHIARA NENCIONI

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