Radio Cora - Se non riapre la scuola di chi è la colpa? La caccia al capro espiatorio e le mancanze istituzionali

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  • Se non riapre la scuola di chi è la colpa? La caccia al capro espiatorio e le mancanze istituzionali

    Se la scuola non riapre, di chi sarà la colpa?

    Si sta tessendo in questi giorni il tentativo d’inviduare il colpevole massimo, se dovesse succedere ciò che nessuno osa neppure pronunciare: che la scuola  non riapra.

    A chi addebitare questo nefasto presagio se dovesse verificarsi?

    L’ultima campagna alla ricerca di colpevoli (dopo i bambini ed i runners, ma sembra già la preistoria) sono i professori furbetti che si dichiarano in situazione sanitaria a rischio, si dice, per poter restare a casa e non riprendere il proprio posto in cattedra.

    Non c’è da stupirsi che avvenga, dopo mesi trascorsi ad esaltare la letalità del virus e dipingere gli studenti come untori. Verrebbe pure da dire ai vari ministri interessati dalla vicenda: “chi è causa del suo mal pianga se stesso”. C’è poi un altro dato da prendere in considerazione: succede che ci siano davvero persone in condizioni di salute precaria e che sia un loro diritto poter restare a casa, senza dover pensare che, senza di loro, il sistema scuola precipiti; in fondo è il “prima la salute” di cui tutti si sono riempiti la bocca. Se ci sono invece “furbetti” non resta che riconoscerli con dei controlli e provvedere con le sanzioni , ma se hai una certificazione non veritiera, allora c’è anche un medico connivente e se si procede per logicità, sarebbe il caso di smetterla di puntare il dito alla ricerca della singola categoria causa di tutti i mali.

    Dovessi cercare oggi un colpevole, lo cercherei in chi mesi fa si scordò dei minori e della scuola (sono tanti, anche tanti normalissimi cittadini, ma soprattutto persone delle istituzioni) e la recupera tardivamente oggi in modo posticcio, dicendo che “è una priorità!”;

    in chi guardò la situazione impostando tutto sulla morte e dimenticando la vita (di cui anche la scuola fa parte);

    di chi perse tempo a rincorrere genitori, runners, adolescenti, vacanzieri, sindacati, professori (e chissà chi verrà poi) e pensò che tutto era rimandabile a dopo (“…perché De Luca è proprio simpatico con i lanciafiamme”);

    a chi pensò che poteva costruire linee guida in assenza di partecipazione della cittadinanza (“state a casa! ci pensiamo noi! che grande esempio l’Italia!”)

    a chi pensa che la sicurezza a scuola sia assenza del virus …magari sotto un tetto pericolante in zona sismica;

    ed anche a chi costruì il racconto dell’eroismo, laddove doveva esserci un piano strategico di sicurezza già in essere;

    a chi pensò che la scuola era un buon parcheggio e che si poteva sospendere senza colpo ferire, perché la DAD….

    Le risposte che ci sono sulla scuola oggi, parlano di mascherine al posto del distanziamento, di banchi con rotelle al posto della nuova progettazione didattica per non perdere il senso comunitario e democratico della scuola, di pullman da prendere per raggiungerla nei quali sarà sufficiente “invitare gli studenti a stare zitti” per non trasmettere il virus.

    È una progettualità farlocca che resta un racconto inaccettabile da trasmettere a tante ragazze e ragazzi ai quali diciamo che lo facciamo per garantire la possibilità di un futuro.

    Cosa è davvero preoccupante?  il 14 settembre, le studentesse e gli studenti italiani si troveranno di fronte ad edifici scolastici che sentiranno un po’ meno come una casa accogliente, che sembreranno più una fortezza dove tenere sotto controllo coloro che per primi vennero definiti gli untori. È un problema della scuola e dell’intera società, ma avevamo altro a cui pensare…

     

     

     

     

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