Radio Cora - La notte in cui la biblioteca bruciò

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  • La notte in cui la biblioteca bruciò

    Sarajevo 1992. La città, già ferita dall’assedio iniziato ad aprile, quel 26 di agosto si risveglia attonita tra il fumo e le fiamme. Tutto lì intorno, un gran fumo e odore forte di bruciato. Le bellissime colonne di marmo, portate da chissà quale cava dell’Impero austroungarico, si sgretolano come sabbia. I dipinti, i libri, tutto perso. All’interno della biblioteca si forma un cumulo di macerie immenso e tutta la struttura  diventa pericolante. La notte del 25 l’esercito della Repubblica Srpska ha iniziato l’ attacco, durato 3 giorni, con bombe incendiarie e cannonate all’edificio della  Vijećnica, municipio in epoca austro-ungarica e Biblioteca nazionale dal 1949.

    Un milione e mezzo di libri, 150mila testi rari e antichissimi -alcuni dei quali risalenti al medioevo-, documenti preziosi -soprattutto per studiare la storia della Bosnia Erzegovina-, manoscritti, incunaboli contratti, lettere, riviste, giornali: si stima che quasi il 90 per cento sia andato distrutto in quella che è stata la più grave distruzione dolosa di una biblioteca nei tempi moderni.

    In quella notte decine di vigili del fuoco, bibliotecari e tanti cittadini, in una corsa contro il tempo, sfidano senza paura i proiettili dei cecchini e le granate pur di tentare di salvare ciascuno un pezzo di storia, un brandello di cultura, una testimonianza di vita. In quella occasione una giovane bibliotecaria, Aida Buturović, 32 anni, muore colpita da una scheggia di granata mentre cerca di salvare parte dei libri.  Alla fine solo un decimo dei libri conservati nella Biblioteca nazionale si salva dalle fiamme. Quel che è rimasto, che si è riusciti a recuperare, lo dobbiamo ad Aida a tutti coloro e quella notte sulla sfidarono le fiamme. A loro e al loro eroismo. A Sarajevo nulla è più come prima. Comunque adesso esiste un’altra biblioteca (la ricostruzione fedele dell’edificio è stata possibile grazie alle carte del progetto custodite negli archivi di Vienna), la biblioteca nazionale universitaria, che si è cominciata a formare grazie a donazioni arrivate dal mondo intero, e un piccolo museo.

    È vero, distruggere è certamente più facile che ricostruire, ma non bisogna sottovalutare la forza e la capacità delle comunità di rinascere.

    Questo articolo è dedicato ad Aida in particolare, a tutti i feriti e alle vittime di Sarajevo e anche a tutti coloro che hanno reso poi possibile la ricostruzione.

     

    Chiara Nencioni

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