Radio Cora - Bobo “in rivolta”

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  • Bobo “in rivolta”

    Ma dove vuoi andare di domenica due agosto? Al mare, a prenderti il covid a due cm del vicino? A sudare appiccicato di sudore al sole, oppure al fresco sotto i castagni apuani, distanziati nel verde ma vicini nel rosso? E poi si chiacchiera, si beve (anche l’amaro partigiano) e si discute, si fa cultura, si fa memoria (ma senza storia non c’è memoria), si fa musica.

    E quando giunge l’ora che volge al desio, il rispettoso popolo di fino al cuore della rivolta, monta l’erta che conduce al pianoro di fronte al museo audiovisivo della Resistenza, dove già si beve qualcosa, o gira intorno ad esso, dove è allestito un pencolate palco (che talvolta mentre Bobo suona perde pezzi), sparpagliate sedie e gettate qua e là balle rettangolari di fieno, utili sia per stare seduti, sia per avere quella punturina di fieno tagliato nel sedere, qualora cada la palpebra. Ma non cade la palpebra, figuriamoci, perché sul palco sale Bobo Rondelli, il “performer” (e chissà quanto ci prenderebbe per il culo se lo chiamassimo così, da buon livornese), con la sua chitarra acustica. Uscito qualche anno fa dall’ “Ottavo padiglione”, quello dei “matti” di Livorno, con cui ha suonato per anni, da un po’ è un solista, un cantautore, anche un po’ un attore.

    57 anni ben vissuti e ben portati, occhi neri, vispi, dove, dietro la cui scanzonata labronicità, nasconde profonda dolcezza, come quando, sul finire del concerto canta una canzone dedicata alla madre, di Castagneto Carducci, senza padre, che ha fatto solo la seconda elementare, mandata a lavorare come un schiava a 13 anni, mentre il padrone le toccava il culo.

    Laico, -grazie a Dio- : “per me la religione va anche bene, basta che ognuno si faccia la sua, in religioso silenzio”!

    Esilarante quando fa il verso a Jovanotti o al povero Bocelli, ancora in burn out da lock down: lui gli aveva proposto di cantare un canzone insieme, intitolata “la Chiappona”, in cui Bocelli avrebbe dovuto introdursi nell’ultima strofa.

    Poi la conclusione si fa seria: “we can be hero, just for one day”, cantava David Bowie. E Bobo dice che in quei due “eroi” che si baciano giovani sotto le fucilate appoggiati al muro di Berlino e pensano di fuggire, possiamo vedere tutti i partigiani, che sono tali anche solo per un giorno, qui, sulla linea gotica, in Iraq, negli occhi di un bambino di Beirut.

    CHIARA NENCIONI

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