Radio Cora - Lock Down: è ora che si pronunci la Corte Costituzionale

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  • Lock Down: è ora che si pronunci la Corte Costituzionale

    La pubblicazione dei verbali del CTS getta una luce ulteriormente fosca sulla questione dello Stato d’emergenza e del lock down decisi  dal Governo Conte e decretati attraverso il DPCM (un semplice strumento amministrativo dunque, pur trattandosi del provvedimento probabilmente più straordinario della Storia repubblicana del nostro Paese) .

    Già il fatto che il Parlamento non fosse coinvolto  in una decisione così drastica e dirimente, che rischiava di produrre, ed in effetti  ha prodotto,  esiti abnormi  sull’economia, sulla società, sulla  sanità  e sulla stessa democrazia del nostro Paese, aveva sollevato non pochi dubbi.  Come sappiamo  infatti la nostra Costituzione non conosce uno stato d’eccezione, ma solo uno Stato di Guerra che però viene decretato dalle Camere riunite, dopo un dibattito parlamentare (art.13 le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari. La Camera dei deputati delibera lo stato di guerra e conferisce al Governo i poteri necessari).

    E’ vero che l’articolo  16 sancisce la possibilità che per “motivi di sanità o di sicurezza” si possa intervenire sulla  “libertà dei cittadini di  circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale”. Ma questo può avvenire solo attraverso   “limitazioni (non abolizioni ndr) che la legge stabilisce in via generale “,  dunque attraverso un atto deliberato dalle Camere, non un semplice strumento come il DPCM che,  in quanto atto amministrativo, non ha forza di legge e ha carattere di fonte normativa secondaria.

    Inoltre  il DPCM dell’11 marzo, ed i successivi,  di fatto hanno limitato  non solo la mobilità,  ma numerosi altri diritti e libertà fondamentali e costituzionalmente garantite: dall’istruzione, alla salute, dalla giustizia, al lavoro, all’intrapresa economica, alla possibilità di manifestazione, di sciopero, alla  professione di culto etc etc. Possiamo dire che sostanzialmente dall’11 di marzo i cittadini italiani sono stati sottoposti ad un regime progressivo di divieti e restrizioni sempre più pressanti, che hanno invaso ogni aspetto della loro personalità  pubblica e privata, ledendo fin nel più intimo la sfera complessiva della cittadinanza e prima ancora della soggettività  come elemento emanatore di diritti (e di doveri) .

    Si è sempre detto, il Governo ha più volte affermato, che questa forzatura è stata fatta sulla base di necessità urgenti ed improcastinabili basate su evidenze scientificheEbbene, ora veniamo a sapere che nei 5 verbali desecretati non compare né l’una né l’altra condizione che in qualche modo avrebbero giustificato l’agire  così eccezionale del Governo.

    Non c’è di fatto urgenza, visto che il documento  del CTS in cui si consiglia di chiudere” la  Lombardia, e le  province di Parma, Piacenza, Rimini, Reggio Emilia e Modena; Pesaro e Urbino; Venezia, Padova e Treviso, Alessandria e Asti” lasciando maglie molto più larghe per il resto del territorio nazionale è del 7 marzo, mentre ill DPCM relativo è del 10. Il primo ministro avrebbe avuto dunque tutto il tempo di convocare il Parlamento e dibattere della questione. Ha preferito non informare nessuno e procedere di sua stessa iniziativa, in contrasto con lo stesso parere degli tecnici cui si era affidato. 

    Non c’è nemmeno evidenza scientifica, dato che nessun parere del CTS consiglia o caldeggia una soluzione del genere. Anzi, viene detto che le misure di contenimento, sia nella parte soggetta a lock down, sia nel resto del Paese, dovessero avere   carattere temporaneo e terminare il 3 aprile. Cosa che non accade come sappiamo, visto che la chiusura del Paese prosegue, con successive proroghe,  fino al 21 di Maggio. Nonostante il picco dei contagi e dei ricoveri (comprese  le terapie intensive) fosse stato raggiunto proprio il 4 aprile.

    Una decisone politica, dunque,  autonoma,  apparentemente in contrasto con  quanto dispone lo stesso succitato articolo 16, laddove si dice  che  “nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche”.

    Oggi, le voci a difesa dell’operato del Governo sostengono che la decisione è stata giusta perché ha salvato migliaia di vite. Al di là del fatto che tale affermazione risulta oggettivamente indimostrabile, rimane la questione, assolutamente fondamentale in un ordinamento democratico, che il presidente del Consiglio ed il Governo si sono assunti una responsabilità enorme, certamente in una situazione eccezionale, ma altrettanto certamente fuori da quelle che sono i meccanismi previsti dalla Costituzione e forse  eccedente i limiti dettati all’azione dell’esecutivo. Perché, è bene ricordarlo, nel nostro ordinamento la potestà legislativa appartiene al Parlamento, e solo in finzione subordinata ed, appunto ,eccezionale, al Governo.

    A questo punto, considerato la delicatezza della situazione, ed il precedente pesantissimo che si è venuto a creare, si pone fortemente il tema della necessità di un pronunciamento della Corte Costituzionale. La democrazia è un fatto serio, come se non più di una pandemia. E sapere se le regole del gioco sono state rispettate  o stravolte, ci aiuterà anche per il futuro. Anche a fronte delle decisioni che potrebbero essere prese nei mesi successivi. 

    DG

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