Radio Cora - CON LA PASTASCIUTTA SI SCRIVE LA STORIA

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  • CON LA PASTASCIUTTA SI SCRIVE LA STORIA

    Sotto i castagni di Fosdinovo, straordinariamente non contaminati dal cinipide, la Resistenza non si ferma. E’ il 25 luglio, 77 anni fa è caduto il fascismo, e gli Archivi della Resistenza festeggiano questo evento.

    Anche se l’iniziativa ha suscitato polemiche sui giornali. Vittima il sindaco di Luni -Comune socio del Museo-, colpevole di aver pubblicato sulla pagina FB del comune la locandina di questa “pastasciutta antifascista”. A chi ha risposto al sindaco “non è con le pastasciutte che si scrive la storia”, lui Alessandro Silvestri ha replicato “pubblicizzare un libro, una camminata, una pastasciutta non è faziosità, ma semplicemente dar voce a chi ricorda gli orrori del fascismo ed il valore dell’antifascismo a beneficio delle generazioni future”.

    Quindi le polemiche, e neppure il ben più serio problema Covid, fermano l’iniziativa : mascherine, distanziamento fisico (non sociale, perché socialmente bisogna essere tutti vicini) ma la festa si fa. E anche questo anno “Fino al cuore della rivolta” parte. In maniera diversa, rispettosa delle norme, ma non meno sentita, anzi con tutta la voglia di ritrovarsi e di costruire un futuro consapevole. “Nulla sarà come prima” è il motto di questo anno.

    Si inizia ricordando la “pastasciutta antifascista” dei fratelli Cervi, che però qui è con il pomodoro e la pancetta (buonissima) e non con il parmigiano, come offrì ai contadini Alcide Cervi a Campegine su idea del figlio Aldo e organizzazione di Gelindo, che va prima dal fornaio a ordinare due quintali e mezzo di farina, poi alla latteria sociale per chiedere al casaro di cuocere la pasta nelle grandi caldaie dove si preparava il parmigiano, il formaggio che sarà il condimento della pasta insieme al burro. E’ stato l’amico Giovanni a caricare i bidoni della pasta fino alla piazza grande, mentre braccianti, contadini, donne escono con piatti e zuppiere in mano dietro al carro, come in processione. “E’ stato il più bel funerale del fascismo”, scriverà papà Alcide.

    La nostra cena sotto i castagni è più sostanziosa. Non sappiamo più cosa sia la vera fame, ma abbiamo comunque l’euforia di festeggiare quello che per la nostra libertà è stato un momento importante. Sui tavoli con la tradizionale tovaglia a scacchi rossi e bianchi, arrivano affettati, pecorino e caprino (a Km. 0, fatto con le 8 capre di Mauro, che preferisce farsi chiamare “Alain Delon”), pasta, polpette e patatine, vitello tonnato: tutto ottimo. E vino (ovviamente rosso) in abbondanza. Il prezzo più che equo e solidale:15 euro! Autofinanziamento.

    E dopo la cena “principia il cuRturale”, proprio alle ore 22.45, allo stesso orario in cui il 25 luglio quando nel 1943 la radio trasmise il comunicato “Sua Maestà il Re e Imperatore ha accettato le dimissioni dalla carica di Capo del Governo, Primo ministro e Segretario di Stato presentate da Sua Eccellenza Benito Mussolini”.

    Il primo a parlare è Massimo Dadà,presidente del Museo Audiovisivo della Resistenza

    Dadà ricorda che siamo parte di un movimento generale, perché oltre che a casa Cervi, in tutta Italia stasera si mangia la “pastasciutta” dei fratelli Cervi.” Facciamo parte di un movimento che crede nelle libertà individuali e nella democrazia”

    Poi è la volta di Pezzino, presidente dell’Istituto nazionale Ferruccio Parri: “il 25 luglio inaugura un fascismo senza Mussolini.. Fu un colpo di stato monarchico.-militare. Il vero cambiamento è stato l’8 settembre, quando con la Resistenza inizia il riscatto morale degli Italiani. Eppure l’esultanza della popolazione alla notizia delle dimissioni del Duce dimostrava quanto ormai la maggior parte del popolo italiano avesse scisso la propria storia da quella del regime. Il gesto di papà Cervi di offrire la pastasciutta ai contadini si faceva interprete di questo sentimento”.

    E di Alcide Cervi mi piace ricordare le parole “Dopo un raccoltone viene un altro, bisogna andare avanti (…) I miei figli hanno sempre saputo che c’era da morire per quello che facevano e l’hanno continuato a fare, come anche il sole fa l’arco suo e non si ferma davanti alla morte”.

    Chiara Nencioni

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