Radio Cora - La fine della tragicommedia degli esami di maturità: tana liberi tutti!

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  • La fine della tragicommedia degli esami di maturità: tana liberi tutti!

    E siamo giunti alla fine. Esausti, presidente in primis e  commissari. I ragazzi decisamente meno, d’altra parte sono “maturi”, loro.

     

    Ultimi candidati: ormai il presidente ha imparato a memoria due o tre opere della letteratura straniera (sempre quelle), teme terremoti e vulcani (molto gettonati a scienze) si è penosamente rassegnato a non sentire risposte a domande come “quando avviene l’unità di Italia”. Questi ragazzi già votano, ma non sanno che esiste la separazione dei poteri, figuriamoci chi li detiene nella nostra Repubblica. Ecco i cittadini di domani, il brillante frutto della riforma che ha introdotto Cittadinanza e Costituzione,  futura Educazione civica: 32 ore all’anno da ricavare dall’orario curricolare che devono essere impartite dai vari insegnanti (tutti e nessuno) fin dalla scuola elementare.

    Il personale ATA spadroneggia a scuola: carta e spruzzino igienizzante, è stato insignito del salvifico compito di preservarci dal corona virus.

    Il presidente ha consumato due pacchetti di fazzoletti di carta (igienizzati, come la penna, con il gel per le mani, ovviamente) per detergere le lacrime copiose di ragazzine “emotive” che non sanno gestire la tensione, neppure quella di un esame farsa. Che generazione fragile che stiamo tirando su. D’altra parte la politica genitoriale del “tutto e subito” e della difesa e protezione ad oltranza dei propri pargoli porta a questo. Ma “ogni scarrafone è bello a mamma sua”, si sa.

    Una delle tre I della fu Ministra Moratti era Informatica (non idiozia, come il presidente si trova a pensare) ma qui non funziona quasi nulla. Nel computer della commissione era stata installata una versione promo gratuita di Word della validità di 5 giorni. E al 6 giorno (quando Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza) il programma Commissione web cessa di funzionare, perché non supportato. Il tecnico informatico interviene per due giorni e poi viene installato un altro software. Il Presidente si è adirato, come dicono gli intellettuali, o ha sclerato, come dicono i giovani: non aveva capito, come gli è stato detto dal vice preside, che “in questo liceo occorre elasticità!”. Lo skill (per dirlo con il nuovo lessico della scuola) che il professore dovrebbe avere è ciò che prima si chiamava arte di arrangiarsi. Ma nei tempi nuovi è stato ribattezzato flessibilità, elasticità.

    Al momento di attribuire il voto ai candidati (ogni commissario ne proporne uno, poi si esprime il presidente e infine si fa la media, arrotondato per eccesso, ça va sans dire) il presidente ormai esorta a “dare i numeri”, metafora e realtà. E la pioggia di numeri si tramuta in voto del colloquio, che, sommato ai crediti (opportunamente trasformati quest’anno in sessantesimi per la maturità covid), forma il voto finale, alto, spesso troppo alto.

    E si va agli scrutini: tutti promossi, sic ut Azzolina (nomina sunt consequentia rerum)  vult. Un 60 e un calcio nel sedere verso il radioso futuro non si nega a nessuno. Ed alcuni studenti devono portare ex voti a “San Covid” per la loro promozione.

    Al momento noioso, ma bisognoso di grande attenzione, della firma dei verbali e controllo dei vari atti (i ricorsi possono essere vinti solo per vizi di forma) e chiusura del pacco (Sic) il commissario “grande fratello”  che partecipa da remoto si disconnette. Evidentemente ritiene già concluso il suo compito e il ventre chiama. Poi si appongono, con una forza proporzionale alla frustrazione, timbri vari ed ecco pronto il tabellone con gli esiti finali.

    L’iter scolastico dello studente finisce così in bellezza. Ora tutti al mare, con senza mascherina?!

    Il presidente chiude l’aula, restituisce le chiavi dei locali, e mestamente recita il verso leopardiano “non so se il riso o la pietà prevale”.

     

    Chiara Nencioni

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