Radio Cora - La parola ai docenti: Lettera aperta della DAD

articoli

  • La parola ai docenti: Lettera aperta della DAD

    Un nutrito gruppo di docenti del Liceo Chini Michelangelo desidera condividere la propria opinione sulla DAD, ora che sembra concretizzarsi la nefasta possibilità che essa si protragga anche nel successivo anno scolastico.

    Come pubblicista e docente me ne faccio porta voce.

    La DAD è stata una risposta in una situazione di emergenza, una risposta della scuola alle criticità del momento. In tale senso noi docenti l’abbiamo vissuta e accettata. Occorre però sottolineare con forza, adesso, che tale modalità didattica deve essere abbandonata quanto prima per ritornare alla scuola in presenza.

    Facciamo esplicitamente questa richiesta perché, da come si sta sviluppando il dibattito sul rientro a settembre, pare che la DAD non sia affatto destinata a scomparire non solo perché l’emergenza sanitaria continuerà ancora, ma per perseguire una precisa visione della scuola.

    Come docenti, siamo preoccupati; pur avendo mantenuto il contatto con gli studenti e operato con impegno e professionalità, utilizzando le possibilità che la DAD ci offre, vogliamo anche sottolineare le criticità di quest’ultima:

     

    • La DAD comporta inevitabilmente una perdita della dimensione relazionale del fare scuola, dimensione che – lungi dal ricoprire un ruolo accessorio – costituisce una componente essenziale dei processi di apprendimento. Il distanziamento sociale che la DAD comporta finisce per collocare l’alunno in una posizione di utente esterno di un servizio più che di attore compartecipe della vita scolastica. Un passo più oltre, e l’utente diventa “cliente”. Questa tendenza è evidente nell’«appiattimento» dei livelli di coinvolgimento e di partecipazione degli alunni che moltissimi docenti hanno riscontrato in queste settimane.
    • La DAD limita seriamente il repertorio delle metodologie didattiche a disposizione dell’insegnante e della classe, rendendole impraticabili o più faticose. Si pensi solo alle difficoltà – che tutti abbiamo sperimentato in queste settimane – di condurre con successo un colloquio con gli alunni in mezzo a continue difficoltà audio/video, che talvolta obbligano alunni e docenti a migrare da una piattaforma all’altra. I costanti problemi di connessione e di accesso bloccano gli spazi di discussione e confronto tra docenti e allievi.
    • La scuola non può fare a meno della socialità e del rapporto empatico, inibito nella DAD. Questo riguarda tanto il rapporto tra docente e alunni che le dinamiche del gruppo classe e tutte le esperienze di partecipazione e di vita associata di cui la scuola di ogni ordine e grado è insostituibile laboratorio. Il senso di appartenenza, la partecipazione,  il coinvolgimento, le interazioni caratterizzano la vita scolastica quanto le discipline di studio.
    • La DAD è poco inclusiva per i soggetti con disabilità, che risentono particolarmente dell’isolamento forzato dall’ambiente scolastico.
    • Gli orari di lavoro al computer non tengono conto degli effetti sulla salute psico-fisica con un’esposizione costante al computer o ad altro dispositivo e la perdita del confine tra tempo privato di vita e tempo di lavoro.
    • La DAD pone seri problemi di rispetto della privacy: porta l’insegnante a contatto con l’ambiente di vita personale degli alunni e socializza in tempo reale ,in uno spazio extrascolastico aperto, gli scambi che avverrebbero normalmente nello spazio protetto delle aule scolastiche.
    • La DAD incentiva il processo di esternalizzazione della didattica, ovvero accentua la tendenza – già operante nella scuola in presenza – ad affidare a motori di ricerca e a piattaforme digitali il reperimento di materiali didattici e persino la realizzazione di segmenti di comunicazione didattica. Si rischia in tal modo di delegare compiti essenziali di formazione degli alunni a soggetti che operano – in ultima analisi – non necessariamente secondo finalità educative ma in base a una logica di mercato (che è ovviamente importante e necessaria, ma che è altra cosa rispetto al compito educativo che spetta alla scuola), oppure di ricorrere a fonti scarsamente accreditate dal punto di vista scientifico. Inoltre il ricorso frequente, e – quando autonomamente condotto – poco controllato, ai materiali on line può suscitare negli alunni l’illusione che l’assimilazione di conoscenze si riduca alla semplice manipolazione di materiali trovati in rete.
    • Allo stato attuale di sviluppo delle tecnologie dell’informazione – e comunque sotto la spinta della competizione di mercato che determina l’introduzione costante di novità tecnico-operative anche rilevanti, anche allo scopo (in sé ovviamente benemerito) di preservare la sicurezza degli utenti in rete – le piattaforme sulle quali la DAD opera costringono alunni e docenti a una continua ed estenuante opera di aggiornamento delle loro competenze informatiche e di proceduralizzazione tecnica del loro operare. Aggiornamento tecnologico e acquisizione di competenze procedurali sono certamente una componente irrinunciabile della professionalità del docente. Ma che dire quando la loro presenza e applicazione alla didattica quotidiana diventa così invasiva da togliere sempre più spazio all’elaborazione dei saperi sui quali l’insegnamento dovrebbe vertere e alla preparazione di testi, materiali autonomi, percorsi ecc.? La sensazione che molti di noi ne ricavano è quella di una vera e propria inversione del rapporto mezzi-fini nell’attività didattica. Non vogliamo certo negare l’importanza delle TIC, dell’ uso delle tecnologie dell’informazione nella socializzazione della cultura e nell’apprendimento scolastico, ma questa tendenza deve essere regolamentata.

    Con la DAD, in particolare, tale limitazione-regolamentazione risulta, allo stato attuale (e, per le ragioni sopra addotte, temiamo anche futuro) impossibile.

    • In prospettiva, la limitazione della libertà di iniziativa e delle responsabilità di mediazione culturale dell’insegnante, nonché le tendenze all’esternalizzazione della didattica, che la DAD incentiva, sembrano prefigurare una riduzione del ruolo del docente a quello di mero tutor nell’accesso degli alunni a saperi che sarebbero “disponibili” e fruibili on line senza bisogno di un’adeguata elaborazione critica (come quella che la didattica in presenza rende possibile).

    Pertanto chiediamo con determinazione che ad essa sia messa fine.  Visto che riaprono anche le discoteche, riapra anche la scuola!

     

    Chiara Nencioni

    2702 Vis. 3 Vis. oggi