Radio Cora - Ed iniziano i colloqui di maturità: il clou della tragicommedia

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  • Ed iniziano i colloqui di maturità: il clou della tragicommedia

    Ed ecco il gran giorno. Ragazzi emozionati ma senza l’adrenalina che caratterizza, e dovrebbe caratterizzate, l’esame di maturità. Sanno di avere già il diploma in mano. Questo anno l’esame di maturità consiste, causa Covid, solamente in un colloquio orale (non un’interrogazione, puntualizzano continuamente gli ispettori ministeriali).

    Il presidente è chiuso fuori anche oggi: la chiave (quella che già si era visto che non apriva) non è stata sostituita, poi arriva il vice e “apriti sesamo”!

    Siamo in un’aula di incisione (il presidente è stato nominato in un liceo musicale, bellissimo indirizzo di studi), la stampante c’è, il computer pure ma per permettere il collegamento con il commissario in remoto un commissario interno deve portare il suo tablet da casa. E così arriva virtualmente fra noi anche il docente che mentre quelli in presenza digiunano, si vede mangiare una coppetta di yogurt e muesli. Poi però, nel quarto d’ora di pausa, ci consiglia la pasticceria dove andare a fare colazione. Peccato che per le normative di sicurezza anti Covid la commissione non possa uscire insieme dall’edificio.

    E alle 8 l’esame per alcuni, la farsa per altri ha inizio. Esecuzione di un brano musicale a scelta del candidato, discussione dell’elaborato sulle discipline di indirizzo (teoria, analisi e composizione musicale in questa scuola), discussione di un breve testo nell’ambito della letteratura italiana studiato nell’ultimo anno, e poi analisi del materiale scelto dalla commissione. In gergo “la proposta stimolo” (in un lessico scolastico in cui le verifiche vengono somministrate come le supposte, le proposte non possono essere che… stimolanti). Quasi tutto è preparato: i candidati  si intuisce che sanno già cosa verrà chiesto dai loro docenti (ad una scappa detta la risposta di arte prima che venga posta la domanda) e non importa se il candidato non sa che Trieste è italiana, che è stata conquistata con la prima guerra mondiale (di cui si ignorano, fra l’altro, anno di inizio e fine), il diploma è garantito. Per carità, di candidati bravi, anche eccellenti ci sono, da 100 e lode. È populismo appiattire tutti e non c’è niente di più antidemocratico del “60 politico”.

    A seguire nel colloquio si pone la domanda di cittadinanza e costituzione (questa sconosciuta) e il PCTO, il percorso di competenze trasversali e orientamento, un’altra rivoluzione nominalista italiana: sostituisce infatti a partire da questo anno scolastico (e per fortuna riduce un po’) la famigerata alternanza scuola-lavoro che è come recita la pagina preposta del MIUR “un’esperienza formativa che unisce sapere e saper fare, orienta le aspirazioni dei giovani e apre la didattica al mondo” (Sic!).

    E finito ogni colloquio si sterilizza. Ecco il personale ATA con i suoi strumenti imprescindibili: spray e rotolo di carta!

    La commissione deve elaborare il voto e una volta compilata la griglia di valutazione (che per la prima volta arriva dal ministero ed è uguale in tutta Italia) va firmata da tutti i commissari. Ma noi ne abbiamo uno in remoto. E così a fine mattina tutte le griglie devono essere scannerizzate, spedite per posta elettronica al commissario che partecipa da casa sua, il quale deve stamparle, firmarle, scannerizzarle e rispedirle congiuntamente a un documento di identità. Ah, vantaggi del World Wide Web! Questa procedura sarebbe compito della segreteria. Ma sono le 13.45, gli uffici dovrebbero essere aperti finché tutte le commissioni non hanno finito gli esami quotidiani, ma il ventre langue, “il pan ci manca” e la porta della segreteria è chiusa. E ora come si fa? Non si fa. Il presidente, con l’angoscia delle firme mancanti, manda tutti a casa. Il giorno dopo il commissario “grande fratello” manderà le griglie…. Peccato che dimentica di firmarle.

    Ma questo è il migliore degli esami possibili!

     

    Chiara Nencioni

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