Radio Cora - Pazienza zero

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  • Pazienza zero

    Il Primo Maggio un grande corteo ha attraversato tutta la penisola con lo slogan “Pazienza zero”. E’ stato un corteo telematico, ma non per questo meno carico di forza e di rabbia: una diretta live no-stop, sui siti e sui social sotto l’hastag #1mpazienza0. Gli organizzatori così hanno motivato il nome di questa maratona: “Facciamo del Primo Maggio il punto limite della nostra pazienza. La fine della nostra pazienza è un dispositivo di protezione di massa.”

    Molte le organizzazioni promotrici, in particolare l’Unione Sindacale di Base insieme a varie reti, radio e organizzazioni di sinistra. Il corteo telematico è iniziato alle 10, 30 per concludersi alle 20.30 e ha raccontato le lotte, le denunce e le iniziative di solidarietà, dando parola ai precari, ai disoccupati, agli invisibili. Questa maratona ha raccolto le voci da 23 settori del mondo del lavoro: logistica, taxi, colf e badanti, rider, cooperative social, ferrovie, igiene ambientale, smart worker, stagionali, addetti RSA, vigili del fuoco, trasporto aereo, tlc, ristorazione, pulimento, commercio, agricoltura, Inail, sanità privata, lavoro autonomo, portuali, autotrasporto, precari della scuola. Anziché ai cantanti ricchi e famosi è stata data voce ai precari dello spettacolo come Gianni Azzali, direttore artistico del Piacenza Jazz Festival che, da uno degli epicentri dell’epidemia, ha protestato per il silenzio calato sul settore, ignorato dai provvedimenti governativi e amministrativi.

    Hanno contribuito con le loro testimonianze – intervallate dai contributi dal mondo della musica- Adelmo Cervi, figlio di Aldo, terzogenito dei sette fratelli Cervi fucilati dai fascisti al poligono di tiro di Reggio Emilia il 28 dicembre del 1943, e Aboubakar Soumahoro, dirigente sindacale  italo-ivoriano da anni impegnato nella lotta per i diritti dei braccianti. E poi molti altri fra sindacalisti ed attivisti nella galassia della solidarietà che fanno intravedere la nascita di un’altra società.

    Non ci sono state le terrazze della Milano da bere, come quella del Martini da cui Gianna Nannini ha cantato per il tradizionale concertone del Primo Maggio, né la sfavillante macchina della promozione di mamma Rai. Ci sono state invece piccole realtà, che dobbiamo stare a sentire, perché costituiscono il vero cuore di questo paese, in cui affiora la consapevolezza che il sistema economico e sociale occidentale non sia in grado di proteggere la società umana da una crisi pandemica e globale e che sia arrivato il momento di intraprendere un altro corso. Difendere la vita e la salute del pianeta e di chi lo abita sono il nuovo imperativo della solidarietà internazionalista. Perché la solidarietà non è dare ma agire contro le ingiustizie.

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