Radio Cora - Il 25 Aprile oggi e il capovolgimento come valore

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  • Il 25 Aprile oggi e il capovolgimento come valore

    Nell’ambito della ‘maratona delle parole’ promossa dall’Anpi di Firenze per celebrare il 25 aprile, ho scelto il concetto di ‘capovolgimento’ per attualizzare i lavori della Liberazione e trarne aiuto per affrontare questa fase storica che ci vede tutti/e coinvolti.

     

    Il capovolgimento è un ribaltamento, dunque sicuramente un cambiamento di stato, una condizione nuova in cui possono ritrovarsi  individui o contesti allargati. Quello che ho cercato di analizzare e descrivere attraverso il progetto editoriale di narrazione al femminile “Donne capovolte.  Piccole storie di grandi rivoluzioni quotidiane” è stato non tanto la situazione (posizione) a cui si giunge a causa di un ribaltamento di prospettiva (relazionale, sociale, lavorativo) ma le cause di queste ‘spinte’ e soprattutto l’ormai tanto ribadita ‘ripartenza’, una volta assodato il cambiamento voluto o indotto da fattori esterni.

    Credo proprio che questa parola possa dunque declinarsi benissimo nel contesto attuale di questo anniversario di Liberazione.

    Come ben spiega e illustra J. Diamond nel suo libro “Crisi. Come rinascono le Nazioni”, tutti (individui, aziende, nazioni) ad ogni livello si trovano ad affrontare delle crisi e spinte al cambiamento.

    Oggi sta avvenendo un fatto epocale: la crisi sta coinvolgendo tutti/e contemporaneamente ed ognuno deve fare i conti con il proprio capovolgimento individuale nel capovolgimento globale.

    Per affrontare in modo positivo le pressioni interne ed esterne è necessario un processo di ‘cambiamento selettivo’ e questo vale tanto per le società quanto per i singoli.

    Di fronte alla crisi sanitaria che si è estesa a tutti gli ambiti della nostra società, da quello economico, produttivo fino a quello culturale e relazionale, affinché il capovolgimento non porti ad un down senza soluzione, ad un capolinea senza ritorno, la sfida è capire quali parti non debbano essere modificate, quali valori e capacità debbano essere preservate e quali invece debbano adeguarsi alla nuova realtà e cambiare prospettiva di azione.

    Per fare questo è importante innanzitutto tracciare un confine a tutela dei cardini della nostra identità e questo credo che oggi lo si debba fare intorno ai valori della Costituzione e ai principi ispiratori della Lotta di Liberazione.

    I padri costituenti avevano alle spalle le grandi speranze che la Resistenza aveva alimentato e che dovevano servire di presupposto per costruire una nuova società.

    Noi invece siamo in una fase storica in cui la speranza è messa a dura prova. In cosa riporre dunque fiducia? Nella difesa delle libertà democratiche, che non vuol dire libertà di produrre e consumare a nostro piacimento, ma diritto a recuperare la pienezza della nostra cittadinanza e anche delle nostre responsabilità in questo mondo.

    Così come non siamo bambini incoscienti da sgridare o ammonire per la mascherina o il metro in più, ben consapevoli che il distanziamento e le misure di protezione sono strumenti utili per affrontare (parte) del problema, così non siamo individui concentrati solo sulla nostra unica e univoca sopravvivenza.

    E dunque il mio augurio per questo 25 Aprile è che il nostro capovolgimento ci faccia ritornare ai valori della montagna, quella montagna che richiama aria fresca, pulita, oggi tanto agognata ma soprattutto quella montagna dove i nostri giovani partigiani condividevano le quotidiane difficoltà, la solidarietà delle piccole cose, l’ora di politica insieme. La crescita come persone nel tessuto sociale.

    Perché la paura delle sopraffazioni, del Fascismo, della morte non fermò i partigiani, le staffette e le loro famiglie. E così non deve fermare noi e lasciarci forse vivi ma sicuramente più soli.

    Buon 25 Aprile oggi e sempre!

    Chiara Brilli

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