Radio Cora - SANT’ANNA TODAY: Il museo arriva nelle nostre case

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  • SANT’ANNA TODAY: Il museo arriva nelle nostre case

    immagine di archivio

    Anche il Parco Nazionale della Pace di Sant’Anna di Stazzema, come tante istituzioni e musei in
    questo periodo di forzata quarantena, si è attrezzato via web per accogliere i visitatori e proseguire
    le sue attività a distanza, attivando la rubrica, dedicata all’attualità, che raccoglie frasi, pensieri,
    immagini, video per aggiungere emozioni e riflessioni personali o tratti dalla storia, dai libri, dai
    film. Si parla di diritti, di democrazia, di libertà, di scienza. Ma anche di bellezza, felicità,
    progresso. Tutte cose che sono rientrate di prepotenza nella nostra vita e nel dibattito pubblico.

    Ad oggi hanno aderito fra gli altri, dando il loro contributo, il giornalista del Corriere della Sera,
    Aldo Cazzullo, lo scrittore Gianrico Carofiglio, l’attrice Elisabetta Salvatori, il giornalista e
    scrittore, Pier Vittorio Buffa e lo storico Paolo Pezzino, che tra l’altro è il Presidente del Comitato
    Scientifico del Parco Nazionale della Pace di Sant’Anna di Stazzema.

    In un video del 3 aprile, Cazzullo cita l’ultima lettera di Nazario Sauro alla sua famiglia. Lui scelse,
    sebbene istriano, di militare nella prima guerra mondiale per l’Italia, andando incontro a morte
    quasi sicura. Il messaggio di Cazzullo si conclude così “Chi ha voluto morire ci insegna anche a ben
    vivere”.
    Il giorno dopo è Carofiglio a mandare un video in cui parte dalla parola “bariquas”, che in uno dei
    principali dialetti filippini vuol dire “saltare in un’altra situazione, cambiare il proprio punto di
    vista”. Ecco, forse questa parola rende ciò che ci è successo oggi. Poi lo scrittore ci saluta con
    questa esortazione: “bisogna dilapidare la gioia finché ci sorprende, è l’unico modo per non
    sprecarla”
    L’8 aprile posta il suo video la Salvatori: “ in questi giorni si sente spesso dire che la situazione che
    stiamo vivendo per il coronavirus è come essere in guerra, e da me la guerra viene immediatamente
    associata a Sant’Anna di Stazzema”. Così la Salvatori traccia analogie e differenze fra l’epoca del
    Covid-19 e la situazione a Sant’Anna nell’agosto del ’44. Tra le prime, ad esempio, il periodo
    festivo, o meglio prefestivo per la Pasqua al giorno d’oggi e post festivo allora, perché il 26 luglio si
    era svolta la festa in onore di Sant’Anna lassù nell’alta Versilia. Fra le seconde il tipo di nemico che
    ci troviamo ad affrontare: in questo momento il nemico non è identificabile, allora lo era bene: i
    nazifascisti. “Ma – conclude con una nota positiva l’attrice – quando questo sarà finito non avremo
    sentimento d’odio verso un nemico da perdonare e non avremo una situazione da pacificare, ma
    sentiremo di più l’importanza di sentirsi comunità, come i canti dai balconi (che spesso rimandano
    alla nostra nazione) dimostrano”.

    Due giorni dopo Buffa lascia il suo post: “In questi giorni mi è capitato tante volte, come penso a
    tutti, di avere momenti di profonda tristezza. Ascoltando i bollettini delle 18, leggendo i divieti che
    adesso segnano la nostra giornata, soffermandomi sui volti e le storie di chi è caduto. E sapete che
    cosa mi è venuto in soccorso? Cosa mi ha aiutato ad alleggerire il mio animo? Il passato. L’andare
    a quello che le nostre generazioni hanno avuto in sorte di non vivere. Che conoscono solo perché lo
    hanno letto. O ascoltato nei racconti di chi c’era.
    Il passato del coprifuoco, quello che se non lo rispetti muori. Il passato della farina comprata al
    mercato nero e della fame vera, quella che non si ha niente da mangiare, proprio niente. Il passato
    dei mitra e delle pistole che uccidono senza un perché. Il passato della paura di dare un bicchier
    d’acqua a un ragazzo che fa il partigiano. Insomma, il passato che ci raccontiamo ogni volta che ci
    si vede su a Sant’Anna e in tutti gli altri luoghi dove ogni anno si ricorda quello che è stato. Un
    passato che, per un attimo, mi rattrista ancora di più, ma poi mi alleggerisce. Fa sparire il peso che
    ogni tanto avverto per i piccoli sacrifici di ogni giorno. E rafforza il rigore con il quale applico le
    regole della quarantena. Una serenità e un rigore che dobbiamo a chi, in questa guerra, sta cadendo,
    e a chi, nel passato è caduto”.

    L’ultimo post, del 14 aprile, è quello di Pezzino: “Stiamo affrontando una sfida difficile, insolita.
    Una guerra, si dice. Non sono d’accordo: in guerra si uccidono donne, bambini e anziani, […] oggi
    cerchiamo di salvarli. In guerra si bombardano le centrali elettriche, oggi nelle nostre case
    possiamo illuminarci, scaldarci, ricevere notizie attraverso radio e televisione. In guerra si è soli,
    isolati dal resto del mondo; oggi tramite Internet anche stando a casa siamo connessi globalmente.
    Quello che voglio dire è che il momento è difficile, la prova è dura, ma se siamo riusciti a
    ricostruire il paese dopo la guerra riusciremo anche a sorpassare questo momento. Il problema è
    COME ne usciremo: la pandemia non solo mette in pericolo le nostre vittime, ma anche provoca
    sconquassi sociali ed economici. Molti hanno dovuto smettere di lavorare, e non sanno se e quando
    potranno ricominciare. Le fabbriche sono chiuse, chi ha un’attività commerciale ha perso ogni
    fonte di introito, il confine fra benessere e spettro della povertà è diventato quanto mai labile. Ecco,
    allora io credo che davanti ad una crisi come questa sia importante sapere che, se riusciremo a
    restare umani, a dimostrare unità e solidarietà, a condividere i problemi e a risolverli tutti insieme,
    potremo dimostrare che quei valori che il Parco Nazionale della Pace di Sant’Anna di Stazzema ha
    la missione di diffondere saranno stati effettivamente messi in pratica, e che quel ‘mai più’ che in
    ogni commemorazione della strage risuona non è solo un’affermazione retorica.Ognuno faccia la propria parte e pretenda da chi ha in questo frangente il difficile compito di governarci che lo faccia mettendo in atto quei valori. Restiamo a casa, isolati, ma non inerti!”.
    In un momento nel quale ci sembra di non poter pensare ad altro che alla situazione che stiamo vivendo, questi messaggi in qualche modo aiutano anche a immaginare le nostre vite come parte di un racconto, più lungo, più ampio dell’oggi, fatto di passato ma anche di futuro.

    Chiara Nencioni

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