Radio Cora - Estranei alla fabbrica. Del fastidio della politica a parlare di operai nella pandemia

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  • Estranei alla fabbrica. Del fastidio della politica a parlare di operai nella pandemia

    Spaventa questa incapacità di minima empatia delle istituzioni con il mondo della fabbrica, gli operai sembrano alieni venuti a rompere le uova nel paniere, a riempire le metro, a sottoporre problemi tanto concreti quanto stringenti, a ricordarci che il profitto dell’imprenditore è dato dal lavoro salariato dell’operaio. 

    Che le istituzioni abbiano ormai poca dimestichezza con il mondo operaio e che soffrano la mancanza della presenza della rappresentanza operaia nei luoghi delle istituzioni, sembra abbastanza acclarato anche dagli ultimi giorni di emergenza. Settimane di denunce dei lavoratori sfiniti in tutti i comparti di produzione rimasti aperti, mancanza cronica di dispositivi, mancata garanzia del distanziamento in molte fabbriche, e passa un mese per decidere la serrata. Di contro, ieri Confindustria s’inalbera e fa interventi pubblici e telefonate per il nuovo decreto che inasprisce l’ulteriore chiusura, arrivano anche gli interventi di sindaci con telefonate varie per chiedere tempo, e va a finire che la lista dei settori da chiudere, costruita con la concertazione, subisce delle modifiche. È un po’ quella logica del “donatore di lavoro”, cioè se lavori ringrazia e avanti così che per te decido io e non i tuoi rappresentanti. Ci stupiscono molto le camminate dei sindaci (garanti della tutela della salute) in strade cittadine, per proporsi come sanzionatori improvvisati, le dirette Facebook con gli strepiti da maestri con la bacchetta e l’opposta totale mancanza di azioni concrete, anche solo simboliche, di vicinanza al mondo degli operai in fabbrica a lavoro, qualcosa che vada oltre il dipingerli come eroi con l’aureola, non solo quelli in ospedale, ma anche quelli in fabbrica, rimasti lì per settimane senza un vero perché, considerato che tantissimi certo non producono alimenti, mascherine e medicinali. Adesso si parla dell’esercito in città come Firenze, ma nessuno che spieghi per fare esattamente che cosa, e perché proprio adesso. Che cosa si sarebbe aggravato ulteriormente per richiedere l’intervento dell’esercito per strada? che numeri di inadempienza ai decreti ci sono in città, perché ci pare che le sanzioni ci siano state e che la situazione sia complessivamente sotto il controllo di chi è già preposto a tale compito.  Spaventa questa incapacità di minima empatia delle istituzioni con il mondo della fabbrica, gli operai sembrano alieni venuti a rompere le uova nel paniere, a riempire le metro, a sottoporre problemi tanto concreti quanto stringenti, a ricordarci che il profitto dell’imprenditore è dato dal lavoro salariato dell’operaio. Si parla molto di riscoprire i legami umani con le persone in tempo di Covid19, quale luogo migliore di quello lavorativo per dimostrare questo cambio di passo? Ed invece anche questa volta no. Anche questa volta il braccio di ferro.

    Tra i tanti dati che sarebbero da proporre a Confindustria in questo periodo ce n’è uno decisivo: in Italia 1 sola azienda produce ventilatori polmonari, ha 35 addetti e fa 11 milioni l’anno di fatturato (e lavora poco con l’Italia), forse è una questione di scelte, quelle da fare adesso, ma anche quelle non fatte in passato per le quali Confindustria non può dichiararsi estranea.

    LB

     

     

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