Radio Cora - Il silenzio del cemento: quel che rimane della Risiera di San Sabba

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  • Il silenzio del cemento: quel che rimane della Risiera di San Sabba

    SanSabba“Vi dirò ciò che è accertato” esordisce la guida Giorgio Liuzzi “se su qualcosa esiste un dubbio a livello storico ve lo farò presente”. Non a caso: la Risiera di San Sabba ha ancora tanti lati oscuri. Non esiste ancora una lista esatta di chi è passato o è morto nel noto campo di concentramento e di sterminio triestino; non si tenevano registri, del resto.

    Dei circa 2000 morti conosciamo i nomi di poco più di 300, grazie alla Lista Bubnič – redatta privatamente dal signor Bubnič nel Dopoguerra. Persino il processo del 1976 non riuscì a chiarire il coinvolgimento a più livelli di un gran numero di collaborazionisti triestini. Due i nomi colpevoli: Hans Dietrich Allers e Joseph Oberhauser, entrambi legati ad Aktion T4 (Progetto eutanasia per persone affette da malattie genetiche inguaribili e handicap mentali: a detta dei nazisti, “vite indegne di essere vissute”). Dichiararano al Tribunale di Francoforte sul Meno di non essere stati a conoscenza della presenza di un forno crematorio operativo nella Risiera. Il processo italiano del ‘76, guidato dal giudice triestino Sergio Servo, stabilì il contrario: il forno c’era e funzionava. “Di qui si usciva o per il treno o per il fumo” – lapidario.

    Nelle 17 cellette lo spazio non supera di molto i 3 metri per 3. Dentro, letti accatastati – almeno 3 per cubicolo. Fuori, cemento. “I prigionieri facevano la fila per mettere la testa fuori dal foro della porta e prendere una boccata d’aria” spiega Liuzzi. Delle prime due celle della serie non si conosce con certezza la funzione: erano probabilmente destinate alla tortura.

    L’ex-magazzino, la “Sala delle Croci” era il locale destinato a stipare al piano inferiore gli effetti personali dei prigionieri, e al superiore i prigionieri stessi diretti alla deportazione. I treni da Trieste ai campi di concentramento erano numerosissimi. Oggi, i tre piani della “Sala delle Croci” sono visibili solo grazie all’ossatura delle travi, unico elemento strutturale rimasto in piedi – al contrario, non esistono più i solai. Incastonati in un muro, alcuni degli oggetti dei prigionieri recuperati. Occhiali, pettini. Frammenti d’umanità.SanSabba

    Romano Boico, architetto italiano, si occupò degli interventi per la musealizzazione del complesso. Nel cortile, dove si è stabilito fosse il forno, un fumoso aggregarsi di lastre di metallo si innalza. Fumo e binari.

    Una muraglia di cemento grezzo cinge ciò che i tedeschi non distrussero della Risiera. Tra i muri vecchi e i nuovi non c’è contatto: il presente non contamini il passato. Soffocano la luce, l’aria, la vista. Soffocano il pensiero.

    Alessandro Gori

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