Radio Cora - Le illusioni del progresso linguistico”: quando il linguaggio diventa politicamente (s)corretto

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  • Le illusioni del progresso linguistico”: quando il linguaggio diventa politicamente (s)corretto

    Calciatrice, difensora, portiera, arbitra, sono solo alcuni dei sostantivi che sono stati femminilizzati dal giornalismo sportivo durante i Mondiali di calcio femminile del 2019. I cronisti si sono trovati davanti ad una situazione imbarazzante: un gergo esclusivamente maschile doveva essere coniugato al genere femminile in nome del ‘politicamente corretto’, come sottolinea Paolo Serena, responsabile dell’ufficio stampa Settore Tecnico FIGC.

    La necessità di una “correttezza politica del linguaggio” ha fatto sì che durante quel preciso evento sportivo venisse applicata una soluzione autoritaria ma malriuscita. Il linguaggio è anarchico, risultato di evoluzioni storiche a cui ognuno contribuisce a suo. Imporre la femminilizzazione del linguaggio contrasta con la sua natura e la sua cultura originaria.

    Massimo Cervelli, vicepresidente Museo Fiorentina

    Questa operazione può trasformarsi da strumento per difendere una categoria considerata debole ad uno per imporre il potere maschile? Chi decide cosa lede la sensibilità degli altri? La sfida è proprio quella di ripensare la cultura che c’è dietro il linguaggio, facendo sì che sia utilizzato come strumento per “rendere visibile ciò che è invisibile agli occhi”, ha commentato Chiara Rossi, Coordinamento donne CGIL.

    Dietro questa operazione apparentemente semplice, giace la vera natura politica del problema: “Il patriarcato e il paradigma del potere maschile nelle istituzioni che ha determinato l’esistenza di asimmetrie linguistiche e comunicative”, sostiene Felice Accame.

    Felice Accame, docente di Teoria della Comunicazione al Settore Tecnico FIGC.

    Le illusioni del progresso linguistico. L’esempio del Campionato del Mondo di calcio femminile del 2019”, scritto da Felice Accame e Paolo Serena (edito da Biblion) vuole utilizzare una prospettiva originale per riflettere su un’operazione linguistica che sta determinando “un’eterogenesi dei fini” diventando così un mezzo per rimarcare il potere maschile.

    A cura di Sara Carullo

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