Radio Cora - Abituarsi ai ‘Decreti Salvini’?

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  • Abituarsi ai ‘Decreti Salvini’?

    Ad un anno dalla promulgazione, nonostante i proclami di molti,  i cosiddetti Decreti Sicurezza restano i vigore, e i cittadini sembrano essersi dimenticati delle conseguenze che determinano su migranti ed italiani.  Mentre   l’indignazione dei mesi scorsi sembra essersi sopita, Umani per R-Esistere ha organizzato un appuntamento per rilanciare l’opposizione ai Decreti. 

     In attesa della pronuncia della magistratura, numerose associazioni danno il proprio contributo per mitigare gli effetti dei Decreti Sicurezza. Una di questa è la rete di Umani per R-Esistere che mette in campo non solo piccole azioni quotidiane di resistenza civile ma anche agire per costituire una rete di solidarietà che possa comprendere l’intero territorio.

    Caterina Cirri, attivista di Umani per R-Esistere

    “La narrazione che si è costituita su queste leggi è il vero problema. L’unica immagine creata è quella negativa, quella degli immigrati come invasori. In assenza di un’ottica opposta, quella che è stata prodotta diventa l’unica possibile”, sostiene Emilio Santoro, docente di Filosofia del Diritto.

    In Italia l’accoglienza non si è mai costituita come un fenomeno strutturato perché lo Stato ha agito in un’ottica di custodia in vista del rimpatrio. Il problema si è intensificato nel momento in cui sono mancate le condizioni che hanno cambiato lo status quo. La mancanza di un sistema strutturato ed integrato dell’accoglienza genera una platea di irregolari che, grazie agli effetti dei Decreti Sicurezza, sono destinati ad aumentare.

    “La mancanza di una rete di accoglienza formale, garantita dal supporto di uno Stato che concepisce i migranti non come problemi ma come persone, determina la necessaria creazione di una rete di accoglienza informale”, sostiene Sergio Bontempelli, presidente di Africa Insieme. “Altrimenti, la loro prospettiva di salvezza si scontra con il problema dello sfruttamento e dell’invisibilità”.

    Proprio queste problematiche sono state messe in luce da Nawal Soufi, attivista, in collegamento da Moria, il campo profughi sull’Isola di Lesbo. Un’ex caserma militare pensata per ospitare 2.500 persone ma che ne contiene 19.000, una bomba sociale destinata ad esplodere in assenza di prospettive future. Un’immagine che anche Allegra Salvini, una studentessa che dopo la laurea ha portato il proprio contributo proprio in quel campo profughi, ha raccontato come solo chi l’ha vissuto può farlo scegliendo di partire dalle scuole.

    Allegra Salvini, attivista Oxfam presso il campo profughi di Moria.

    Sara Carullo

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