Radio Cora - Benvenute Sardine! (Ma la politica dov’è?)?

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    Firenze, quarantamila sardine in Piazza della Repubblica dalle ore 18.30 di ieri sera. Dopo la prima di Bologna, il movimento popolare che ha avuto un’esplosione nazionale inaspettata, ma a questo punto innegabile, ha già dovuto affrontare le prime polemiche prima dell’appuntamento fiorentino; bordate arrivate su due fronti: da chi nella Lega le accusa di “sardismo” in chiara opposizione alla santificazione del “salvinismo” e del leader, dal fronte opposto che le vuole palesemente e per forza di sinistra, senza trovarne riscontro effettivo nel manifesto. L’appuntamento nel capoluogo toscano si è caricato di simbologia, perché Firenze  fu centro di propagazione del renzismo, città toscana rimasta al Pd nonostante la caduta di Renzi, con le regionali in arrivo e con la recentissima benedizione unanime delle correnti del Pd su Eugenio Giani come candidato a governatore. E come non ricordare la contestata organizzazione dell’appuntamento di ieri, che inizialmente vedeva Bernard Dika (giovane dem proprio dello staff di Giani) come promotore, poi costretto a ritirarsi in seconda linea, per l’impressione avuta dai più, che un partito ci stesse mettendo il cappello?

    Dal punto di vista della linea editoriale di Radio Cora, il movimento delle Sardine è uno di quelli da salutare con estremo favore, perché scende in piazza con la Costituzione in mano, ce lo ha ricordato Cristiano Atticciati, 19 anni: “Il nostro messaggio è uno solo e preciso: difendere e diffondere i valori della Costituzione repubblicana per tutti. Vogliamo esaltare i valori di democrazia, tolleranza, eguaglianza”, lo stesso solco su cui si muove questa esperienza di giornalismo indipendente che Radio Cora si sforza di rappresentare. Il Manifesto delle sardine ha il merito di richiamare (e difendere) la partecipazione dal basso, mossa dal web che ritorna a mettere insieme migliaia di persone su valori e non sull’odio. Il messaggio è chiaro e limpidamente positivo: puoi essere politicamente di sinistra o di destra, ma sei una sardina se ti riconosci nella Costituzione. L’elemento più importante è che con questa semplice affermazione, descrivono il salvinismo, quello dell’odio, della privazione di diritti sul piano etnico, quello dell’abbandono della vita umana in mare, come fuori dalla linea costituzionale, quindi da mettere al bando. Lo avevamo già detto in occasione del referendum costituzionale, bisogna essere attenti a non leggere e valutare i movimenti riportando tutto all’appartenenza partitica o alle necessità di trovare conferma a ciò che ci piacerebbe: nel caso del referendum in cui ha vinto il no (che era anche la posizione di Radio Cora), la vittoria era fatta di tanto M5S, di un po’ di Lega e di una parte più piccola e meno decisiva della sinistra; abbiamo tutti gridato alla vittoria, era giusto, ma le elezioni ci hanno poi restituito le percentuali delle forze politiche che all’interno del Paese avevano rappresentato quel no.

    I movimenti hanno quindi il compito di porre sul piatto i temi da affrontare ed anche l’obbligo di non farsi risucchiare dal ragionamento dell’appartenenza ad ogni costo; sono in fondo mossi da chi è nato addirittura dopo la caduta del Muro di Berlino e le logiche degli schieramenti, seppur rimasti in altre forme (non è vero che destra e sinistra non esistono), assumono aspetti inattesi ed una narrazione pubblica differente.

    Dal nostro punto di vista, che è quello di sinistra, le Sardine stanno ricordando a questo Paese che deve soprattutto esistere anche una destra liberale, ma decisamente antifascista, che la Resistenza alla disumanità ed all’odio fu fatta da tutte le forze che si riconoscevano nei valori democratici e che questo è il presente di quella Resistenza, cioè l’antirazzismo. È un modo interessante di spuntare le armi salviniane, ma è soprattutto un modo per porre un tema politico fondamentale nel tempo presente e ripulire l’Italia dalle scorie del neonazismo. Ci riusciamo? È qui che viene la politica nei palazzi, quella che ha già perso un’occasione storica decidendo di normalizzare e non curarsi della lezione del Social Forum e che oggi ci chiede il conto (economia circolare, giustizia sociale, ripensare il lavoro, i beni comuni…). Qui viene il tema di chi e cosa vuole essere sinistra in Toscana. C’è dentro questo movimento, come pure nel movimento di Greta, quell’elemento da cogliere per rinnovare e rendere utile ed interessante la politica? Per fare la differenza? Per essere finalmente popolari (del popolo!)?

    Non sono le sardine a doversi dichiarare di sinistra, sono i partiti di sinistra che non devono perdere l’occasione di riformarsi dopo evidenti scivoloni e facili accomodamenti del passato. Chi saprà sardinizzarsi? a Firenze hanno già rispostoquarantamila persone, ma il voto è un’altra storia, il voto è anche questione di passione, riaccenderla è compito degli uomini che si propongono per guidare un progetto di  crescita sui territori. Le  sardine sono il popolo, probabilmente molto più cosciente ed attivo di quanto non piaccia descriverlo dai palazzi, l’errore mortale sarebbe quello di considerarlo ancora come inutile orpello di legittimazione al potere precostituito e conservativo. Le piazze resterebbero piene e le urne vuote.

    LB

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