Radio Cora - Liliana Segre attaccata perché si è rifiutata di vivere solo nel passato

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  • Liliana Segre attaccata perché si è rifiutata di vivere solo nel passato

    Da ieri, una testimone sopravvissuta ad Auschwitz è sotto scorta. L’immagine che se ne ricava è spaventosa: Liliana Segre segnata da quell’odio che aveva già colpito la sua adolescenza; non è un caso se ci ha sempre parlato d’indifferenza come elemento chiave che fece precipitare verso lo sterminio.
    Non vorrei che sbagliassimo di nuovo e che vedessimo quest’immagine di lei seguita dagli uomini che ne garantiscono la sicurezza, secondo i canoni propri della nostra ‘era del testimone’, cioè come un attacco alla memoria. Mi Spiego meglio: Liliana Segre è stata colpita per il suo impegno nel presente. Coerentemente con la sua vita non ha voluto essere rinchiusa nell’immagine di testimone di una memoria del passato.
    Dal dopoguerra si è lentamente costruita l’immagine assai utile del testimone della persecuzione/deportazione/sterminio come persona/‘strumento’ che risveglia la coscienza collettiva attraverso la propria testimonianza e riporta alla riflessione sulla storia. C’è però anche un’altra tendenza in atto: tenere sempre a parte la memoria di Auschwitz con le vicende del presente. Ne abbiamo fatto un feticcio inerme. Tutti vanno ad Auschwitz, tutti piangono, tutti chinano il capo, ma tanti poi dicono che ci sono buoni motivi per distanziare il presente da Auschwitz, per dire che lo sterminio non è qui ed oggi. Notate le levate di scudi quando viene toccato il simbolo Auschwitz e la derubricazione costante quando nel quotidiano viene toccato l’uomo in carne e ossa: ognuno ha sempre  un buon motivo per restare in silenzio. Auschwitz come strada fatta di discriminazione non interessa alle istituzioni, va bene solo come altare celebrativo rituale e sacralizzato, ma questo non ci ha salvato dalla deriva razzista. Liliana Segre ha messo in discussione il mero aspetto simbolico del suo ruolo ed ha messo in discussione il simbolo inerme di quella memoria; ha incarnato la storia e ne ha tradotto la riflessione in azione nel presente. Ha la scorta non perché è testimone della Shoah, ma perché il razzismo è prepotentemente tra noi e va ringraziata, perché non si è accontentata di farci da icona su cui scaricare parole vuote. Non ha evitato di scendere sul piano del presente a difendere gli ultimi e a riaffermare il loro diritto alla non discriminazione. La nostra era di sacralizzazione del testimone, in realtà non ha allora difeso i sopravvissuti, perché la memoria celebrativa funziona apparentemente solo perché metti alle porte le guardie e ti racconti in stanze chiuse che niente  sta succedendo di nuovo, che siamo nel migliore dei mondi possibili. Ma nel mondo reale, una professoressa che porta il presente in classe è stata punita e Liliana Segre che ha scelto di vivere nel presente si trova sotto scorta. Questo significa che la memoria deve smettere di essere una benda sugli occhi per restare inermi e che la memoria non la si salvaguarda santificando i testimoni, ma vivendo scomodamente ed attivamente questo presente.

    LB

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