Radio Cora - Riflessioni dall’ingresso di una scuola di Prato sulla mozione di Liliana Segre

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  • Riflessioni dall’ingresso di una scuola di Prato sulla mozione di Liliana Segre

    Ho letto del sì del Senato alla mozione per creare una commissione su razzismo e antisemitismo, promossa da Liliana Segre, all’ingresso della scuola primaria di mia figlia, a Prato, una di quelle scuole in cui la presenza di bambini stranieri (in assenza di nuove regole sulla cittadinanza) ha superato il 50 per cento degli iscritti. Mia figlia intanto entrava per mano alla sua amica di origine cinese e mi é sembrata una bella immagine; non si tratta chiaramente di un gesto antirazzista, ma di amicizia sincera ed é ancor meglio. Ne ho tratto un senso di sollievo momentaneo, la speranza di un futuro che sarà scritto con parole diverse. Questi sono anche i giorni dei primi appuntamenti alle riunioni con prof. e maestre e il pensiero mi é tornato al giorno precedente, alla riunione con i genitori fatta a scuola.

    L’approvazione del Senato alla nuova commissione é fondamentale, ma va tenuta insieme all’astensione operata da Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia su un tema che in realtà é alla base della Costituzione, ma evidentemente ha potuto di più l’ossessione di puntare alla propaganda; individualmente, gli eletti in questi tre partiti, sono anche rimasti seduti, mentre l’aula applaudiva Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz. In effetti, non dobbiamo mai scordare che attualmente un’altra commissione, quella sui diritti umani, é presieduta dalla leghista Stefania Pucciarelli, una di quelle che posta ruspe e che fa dirette Facebook dal treno dove ‘sono l’unica italiana, …gli altri sono tutti stranieri negri senza biglietto’. Questi atteggiamenti e la palese astensione sul tema xenofobia in Parlamento evidenzia che non c’é più niente di latente, abbiamo rappresentanti istituzionali che sono fieramente razzisti e quindi le posizioni tiepide sull’antirazzismo dei loro competitor non fanno che alimentare il consenso alla destra, divenuta in effetti anche fieramente anticostituzionale.

    Mi sono allontanato dalla scuola di mia figlia con in testa questi elementi dissonanti ed alcune immagini delle riunioni scolastiche avvenute in questi giorni: le maestre che dicono di avere solo tre italiani in classe, un senso di rassegnazione generale, i genitori ‘autoctoni pratesi’ (categoria aleatoria visto che a Prato praticamente tutti sono arrivati da fuori per lavorare) che dicono che quelli ‘stranieri’ (chissà poi quanto e da quanto) fanno finta di non capire e le recriminazioni sull’inglese che sarà ritardato come avvio, perché prima devono dedicarsi all’italiano; a seguire la sequela di banalità sull’obbligo di parlare italiano e sul ritardo degli italiani per colpa degli stranieri, a condire il tutto anche la pericolosità di fare qualsiasi cosa che poi equivale a starsene seduti otto ore, peggio che in catena di montaggio (mi torna in mente che il tempo pieno era nato oltre la didattica spicciola). Gli altri genitori o non capivano davvero, o preferivano non capire quest’insieme di banalità spese un tanto al chilo, così per alimentare un po’ di sano odio etnico. Molti non c’erano, altri avevano mandato i nonni. Saranno elettori di Salvini e Meloni questi genitori fieramente pratesi? E importerà qualcosa agli altri genitori stranieri per legge di tutto questo discorso del razzismo o forse hanno altre preoccupazioni ed altri pensieri? O forse, l’uno e l’altro gruppo non votano proprio, perché ‘chi se ne frega della politica’, in fondo a Prato  non ha vinto la destra e questo mi pare apra ambiti di analisi ancora più complessi.

    E come mai le maestre non ricordano a tutti che le lingue si imparano con la relazione amicale e non a partire dalle regole grammaticali? E cosa é tutta questa rassegnazione in un luogo che deve essere la vita? E cosa sono tutte queste paure di tutti a fare le cose e non solo a dirle?

    Confesso di essere rimasto in silenzio, perché mi sono sentito fuori luogo, con i miei ragionamenti circostanziati e costruiti sulle ricerche, con la mia laurea, il mio dottorato e il mio impegno anche a lavoro su questi temi.

    Così stamani ho rimesso tutto insieme: quelle riunioni dei genitori, le commissioni del Senato, le astensioni da destra sull’antirazzismo e mi è parso che la risposta da cercare sia in quel mio sentirmi fuori luogo. Giorgia Meloni é stata recentemente definita una ‘leader da discount’, di quelle che si sintonizzano, anche a sproposito (vedi il razzismo) con il popolo. É una definizione interessante, perché rende bene l’idea di mondi divisi. A scuola, in quella pubblica e per tutti, questi mondi finalmente si toccano, ma ne stiamo fuggendo ed il divario si amplia. Non é infatti un caso che in quella classe, in un quartiere popolare di una città come Prato, siano 3 gli alunni di cittadinanza italiana. Stiamo fuggendo dal confine su cui ci si incontra ed ognuno sta costruendo il proprio linguaggio ed anche la propria giustificazione per non stare insieme. A Prato politicamente non ha vinto la destra, ma c’é un mondo di gente che, non troppo ricca per staccarsi dalla realtà più bassa, costruisce capri espiatori e pensieri che  si allontanano poco dall’astensionismo di Meloni e Salvini di fronte alle violenze contro la Segre. La scuola si sta in parte arrendendo, perché si sta arrendendo il contesto sociale intorno; le resta il grande ruolo di contenitori delle diversità, ma fa fatica a costruire strumenti razionali utili alla difesa della differenza; come si costruisce un discount popolare in cui si acquisti cultura come valore, invece di odio e razzismo come risposta immediata? Impareranno tramite l’esperienza, dicono in molti? Ed allora a che servono la scuola o l’università o le istituzioni, se devono limitarsi ad attendere? Costruire senso di comunità e sapere, é questo il tema. Ma come fare e come renderlo figo? Anche questo è un elemento sul piatto: come fare in modo che l’incontro e la conoscenza vengano vissuti come condizione da ricercare e non da eliminare. Cosa comunicare perché quell’incontro torni ad avere l’aspetto piacevole di due bambine che entrano per mano a scuola?

    LB

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