Radio Cora - Il ’68 tra memoria e rammemorazione:

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  • Il ’68 tra memoria e rammemorazione:

    Nel secondo giorno di “Cantieri” all’Istituto nazionale Ferruccio Parri a Milano, la rete degli Istituti per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea si è parlato  di ’68 , tracciando  un bilancio delle sue ricostruzioni storiografiche dello scorso anno, in occasione del cinquantesimo anniversario, con docenti universitari e ricercatori della rete del Parri.

    Apre la professoressa Francesca Socrate, della Sapienza di Roma, con una lezione dal titolo “La ricerca cinquant’anni dopo: nuovi punti di vista sul ’68”. “Per fortuna l’anno scorso non si è fatto finta di nulla, ma si è provato a storicizzare il ’68, uscendo sia dall’orientamento denigratorio che da quello celebrativo, attraverso un duplice sguardo: comparatistico e locale.

    Per quanto riguarda uno sguardo da lontano, in chiave comparatistica, si può citare il confronto con il ’68 africano, ad esempio in Mozambico, e con quello del nuovissimo mondo (Nuova Zelanda e Australia) e con l’estremo oriente. A tale proposito, per il Giappone, si può citare, in ambito letterario ancor prima che storico, il romanzo di Murakami Dance dance dance, in cui il protagonista, evidente alter ego dell’autore, si chiede se valga ancora la pena di vivere quando mancano ormai i suoi punti di riferimento, come il parco in cui andava da giovane a protestare con lunghi bastoni nel ’68.

    È dunque il ’68 che identifica l’identità di quella generazione che, non a caso, prende il nome di “generazione del ’68” (anche se il movimento studentesco va dal ‘66 al ‘69) sparpagliato in tutti i continenti con un canovaccio simile: occupazioni non autorizzate degli spazi pubblici, lotta contro il baronismo accademico, solidarietà con gli operai, slogan anti bellicisti in primis contro la guerra in Vietnam.

    “Non ci conoscerete attraverso modelli: noi siamo un nuovo modo di essere e la negazione di tutto ciò che è morto”, era un motto degli studenti di Trento.

    Per quanto riguarda l’altro sguardo quello “ravvicinato” sono state condotte ricerche, da cui sono scaturiti mostre e siti internet, nelle specificità delle diverse aree italiane- Torino, Milano, Roma, Trento- come dimostrano le relazioni di Giorgio Bigatti Segni immagini e parole del68 a Milano, di William Gambetta e Federico Morgagni Il sessantotto lungo la via Emilia e di Michele Toss Sociologia, Trento, il mondo.

    Un altro recente filone di studi sul ’68 è quello di genere, a partire dalla constatazione che tra i leader di quel movimento, generalmente nati nella prima metà degli anni ‘40, c’era solo una donna. La signora intervistata nel video realizzato dall’istituto di Venezia dice, facendo autocritica“ a posteriori, alcune di noi donne abbiamo sbagliato nell’essersi messe all’ombra di un leader”.

    Adesso, anche a causa del cinquantenario, si assiste a un grande proliferare di memorie, soprattutto al femminile, che a lungo erano rimasta anonime.

    “La memoria è stata una rammemorazione, la riemersione da un precedente oblio”, per dirla con le parole di Benjamin.

    CHIARA NENCIONI

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