Radio Cora - La crisi e la ‘questione’ migranti

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  • La crisi e la ‘questione’ migranti

    Lo dico oggi perché sono certo che, al di là di tutto, la questione migratoria sarà uno dei banchi di prova per qualsiasi governo che voglia dare una svolta rispetto ai decreti sicurezza e al tema dei ‘porti chiusi’ voluti da Salvini. Quello che sta emergendo nel processo sul modello di accoglienza Riace va analizzato con attenzione, perché ci insegna alcuni errori da evitare per il futuro su un tema molto delicato per la sinistra come l’immigrazione e l’accoglienza.

    Nella cittadina calabrese si è sviluppato negli anni un modello di integrazione e di gestione solidale che per diverso tempo (tanto) ha funzionato perfettamente ed in maniera virtuosa. Poi con l’arrivo dei soldi (tanti) e della attenzioni (altrettante) qualcuno ha fiutato il business ha fatto il furbo. Ma soprattutto è saltato il meccanismo, perché Riace è diventato il posto dove la mancanza di coraggio di tanti amministratori in altre parti del Paese e la mancanza di una strategia chiara da parte dello Stato, ha scaricato la materia indigesta della gestione dei flussi migratori. A Riace venivano inviati da tutt’Italia migranti che non riuscivano ad essere collocati altrove. Il sistema conveniva a tutti. E Riace accoglieva. qualcuno per reale spirito di solidarietà, altri per interessi meno nobili. Poi la notorietà, il presenzialismo -anche animato da buona volontà- politico-mondano, la convenienza reciproca ha fatto il resto.

    Cosa ci insegna questo? Che senza una progettualità chiara, definita, coraggiosa, l’accoglienza rischia di trasformarsi in una generosa greppia per persone senza scrupoli, non aiutando realmente nessuno e mandando al macero anche esperienze assolutamente virtuose. In questo campo non ci si può disinteressare nè improvvisare. Come nel campo dei ‘rifiuti’ (il paragone è semanticamente chiaro) il rischio è che, siccome si tratta di una materia ‘fastidiosa’ , si sviluppa da parte dei centri decisionali la tentazione di risolverla in maniera frettolosa, nella migliore delle ipotesi, sbrigativa e, finalmente, anche criminale, nella peggiore.

    Ci vuole una strategia nazionale, all’interno di una strategia europea, che coniughi legalità e solidarietà nella cornice dell’accoglienza e dei diritti. In secondo luogo, lo Stato deve avere un ruolo da protagonista: è una materia troppo delicata per affidarla alla pletora di cooperative, di associazioni, di gruppi: esperienze in gran parte virtuose che sono state però in alcuni casi anche il terreno di coltura per gli affari di persone senza scrupoli. Serve il coinvolgimento diretto degli enti locali, ed una struttura ad hoc che controlli costantemente i meccanismi, perché ogni abuso in questo campo diventa il pretesto per esasperare gli animi sobillati da provocatori politici di professione. Inoltre, proprio come insegna Riace, tutti i modelli quando arrivano a gestire grandi numeri vanno necessariamente in tilt. Serve dunque una programmazione dei flussi seria che si accompagni ad un’altrettanto seria progettazione di percorsi di accoglienza che mettano al centro i percorsi di cittadinanza, con lo studio della lingua, di rudimenti di diritto (educazione civica), uno screening serio delle professionalità di cui i migranti sono portatori.

    In ultima istanza vanno sviluppati percorsi di formazione (anche a livello accademico) in questo specifico campo, con l’implementazione di modelli strutturati e gestiti attraverso l’uso delle nuove tecnologie, nel quadro della digitalizzazione complessiva del welfare. Solo così ne verremo a capo.

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