Radio Cora - Mafia: Donato Ungaro, ovvero ‘la banalità del bene’

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  • Mafia: Donato Ungaro, ovvero ‘la banalità del bene’

    “Sulla mafia chiunque può dire qualsiasi cosa; basta che non dica la verità…”: questa frase campeggia sul sito di Donato Ungaro. -lastampa deve essere il cane da guardia della società, io l’ho vista diventare il cane da salotto del potere”.

    La storia di Donato Ungaro comincia a Brescello, dove lavorava come vigile urbano e giornalista della Gazzetta di Reggio. Purtroppo la visione bucolica delpaese di Peppone e don Camillo, con la chiesa da un lato e di fronte la vecchia sede del Pci, ha negli anni lasciato il posto a quella nera della criminalità organizzata. Basta digitare su un qualsiasi motore di ricerca “Brescello m”, ancor prima che “museo di Beppone e Don Camillo”, viene suggerita la parola “mafia”. Infatti il comune di appena 5 622 abitanti (di cui oltre 400 provenienti da Cutrio, in Calabria) della provincia di Reggio è stato il primo in Emilia Romagna ad essere sciolto (e poi commissariato), nel 2016, per accertati condizionamenti da parte della criminalità organizzata. “Forme di ingerenza della criminalità organizzata avrebbero esposto l’amministrazione a pressanti condizionamenti”, si legge in una sentenza del Tar. Proprio Ungaro ha portato alla luce attraverso i suoi articoli, che toccano temi scottanti e inediti -scritte sui portoni, minacce, cocaina sequestrata, riciclaggio di rifiuti tossici, scavi illegali di sabbia etc.- come il paesino di Don Camillo e Peppone (dicono le carte dei processi Edilpiovra e Aemilia) sia diventato la base operativa dei clan per quanto riguarda il riciclaggio di denaro e il traffico di droga.

    Donato è un vigile serio e multa Diletto Alfonso, ora al 41bis, per sosta vietata nella piazza del paese e la multa gli viene platealmente strappata davanti. Sì, perché i Calabresi godono dell’impunità; addirittura un di loro lega il suo cavallo davanti alla gelateria in piazza, dove è andato a prendersi un gelato, come se fossimo nel far west. Perché la mafia ha bisogno di ostentare forza e impunità.
    Brescello è un feudo della famiglia Coffrini: dapprima Ermes, il padre, fa il sindaco per il 19 anni, poi Marcello, il figlio, fa per 10 anni l’assessore per poi diventare a sua volta sindaco, fino allo scioglimento per mafia. Siamo nel 2002 e il paese si è riempito di nuove imprese edili cutresi e si costruisce a ritmi vertiginosi: spunta un quartiere di villette, che tutti scherzosamente chiamano “Cutrello”, perché tutti gli imprenditori calabresi abitano lì. Compreso Francesco Grande Aracri, il fratello maggiore del boss della ‘ndrangheta cutrese Nicolino Grande Aracri. Serve tanta sabbia per l’edilizia e la ditta di Bacchi la notte scava illegalmente nel letto del fiume per rivendere la sabbia in nero (1).
    “Quell’imprenditore si nascondeva nella luce”, dice Donato, che filma tutto. Il video, dove si vede la draga in azione, finisce alle Iene e in Procura. Qualche giorno dopo qualcuno taglia le gomme dell’auto di Donato, per due volte di fila, di notte, proprio davanti alla caserma dei Carabinieri. Intanto un uomo avvicina Donato e, con il sorriso sulle labbra e accento calabrese, lo esorta a lasciar perdere, a scrivere d’altro. Però lui, a smettere di scrivere, non ci pensa proprio e inizia ad indagare sul riciclaggio di scorie di fonderia e scarti di altoforno che, secondo quanto denuncia, vengono seminati sotto il manto stradale. Praticamente in numerosi cantieri, da Reggio a Mantova, si fa uso di Tenax, scorie di acciaieria.  Nel 2002 l’ARPA, l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, preleva dei campioni di Tenax e li analizza: i valori di alluminio, antimonio e piombo superano i limiti di legge, il suolo presenta sforamenti dei parametri di cadmio, nichel e zinco. Donato scrive; poi pubblica anche un articolo su un progetto di una centrale elettrica a turbogas, su cui avevano messo gli occhi anche gli imprenditori di “Cutrello”. Se l’affare va in porto, le royalty faranno triplicare ogni anno il bilancio del comune. Ma l’Ansaldo, per costruirla, vuole l’appoggio della popolazione. Nel frattempo Donato scopre che chi vive lungo una strada, quella della Cisa, si ammala di varie forme tumorali: nei precedenti 7 anni il 40% della popolazione di quella zona è morto di tumore. Non può essere un caso. Ungaro riceve un “invito” a smettere di scrivere per la Gazzetta di Reggio, ma rivendica i suoi diritti sanciti dall’articolo 21 della Costituzione. Dopo che la storia finisce sul giornale, si temporeggia, la popolazione nega il consenso alla centrale, compaiono striscioni con la scritta “ci avete venduto un tanto a kilowatt” e l’affare salta. E a Donato arriva una lettera di licenziamento: “Divulga notizie riservate del Comune”, la motivazione ufficiale del sindaco di Brescello Ermes Coffrini.
    Era il 29 novembre 2002. Il licenziamento è stato dichiarato illegittimo nel 2010 dal Tribunale di Reggio Emilia, nel 2013 dalla Corte d’Appello di Bologna e nel 2015 dalla Corte di Cassazione.

    Donato non fa più il vigile, ma a Brescello ben poco è cambiato: ora la cittadina è governata da una nuova giunta non discontinua da quella dell’ex sindaco Marcello Coffrini, cioè il primo cittadino che con le sue dichiarazioni su Francesco Grande Aracri, condannato per mafia (“è gentilissimo, molto tranquillo e ha sempre vissuto a basso livello”), ha innescato il tracollo dell’amministrazione comunale di cui aveva ereditato il timone dal padre.
    Ma, secondo Ungaro, il malgoverno è bipartisan: da una parte la scia Coffrini, dall’altra Forza Brescello con a capo Maurizio Dall’Aglio che alle amministrative del 2009 aveva candidato come consigliere comunale Jessica Diletto, la figlia di Alfonso Diletto (quello al 41bis) che nell’inchiesta Aemilia bis, nel 2017 è stata colpita dalla misura di custodia ai domiciliari, perché per la procura distrettuale antimafia di Bologna era prestanome per le attività dietro le quali, a tirare i fili, c’era il padre Alfonso.
    A sviscerare nei dettagli come la ‘ndrangheta si sia sostituita a Peppone e Don Camillo e fino a che punto abbia avuto la strada spianata da cittadini e istituzioni è stata anche una ricerca dell’osservatorio sulla criminalità organizzata dell’Università di Milano, diretto da Nando Dalla Chiesa, commissionata da Cgil, Anpi e Auser di Reggio Emilia. “Quando le organizzazioni mafiose arrivano in un territorio tendono ad instaurare un modello mafioso. E se ci riescono è poi molto difficile uscirne”, dice il professore, il cui rapporto parla di un inserimento “omeopatico”, a “piccole dosi, in modo indolore e non aggressivo”, tanto che la ‘ndrangheta a Brescello ha, con denaro riciclato, ristrutturato perfino l’oratorio!
    Attualmente, solo in Emilia Romagna, sono state individuate ben 19 cosche di ‘Ndrangheta.
    E in tutto questo che ne è di Donato? Ora abita a Bologna e fa l’autista di autobus, e ovviamente non solo continua a scrivere ma va in giro a parlare di mafia, ad incontrare cittadini e studenti. A chi gli chiede se rifarebbe tutto dice: “sicuramente sì” ed aggiunge “ho solo fatto il mio dovere” e aggiunge “Sono stato arruolato nei carabinieri il 6 settembre 1982, tre giorni dopo l’assassinio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa il quale diceva che un carabiniere gli alamari se li cuce sulla pelle, per tutta la vita. Io spero di avere la forza di vivere da carabiniere fino alla fine dei miei giorni”.
    La vita e l’esperienza di Donato sono diventate anche due spettacoli teatrali: “Va’ Pensiero” e “Saluti da Brescello” che da questo anno vanno in sala in diverse città italiane per ideazione e regia di Marco Martinelli e Ermanna Montanari. “Tutte le volte che posso partecipo alle rappresentazioni e alla fine Martinelli mi chiama sul palco; e io sono sempre stupito dagli applausi, perché – come dico ogni volta – non ho fatto niente di speciale. Non sono un eroe”.
    La banalità del bene.

    CHIARA NENCIONI

    (1) La Bacchi Aladino e Figli era una grossa impresa con sede a Boretto che vendeva prodotti e materiali per l’edilizia. Esiste ancora oggi, si chiama Bacchi spa e si è completamente rinnovata, adottando anche un codice di condotta antimafia, dopo lunghe vicende giudiziarie culminate con due provvedimenti di esclusione dalla white list emessi dalla Prefettura di Reggio nel 2011. 

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