Radio Cora - Non Luogo a procedere: la storia di Franco Serantini, anarchico, Ucciso dallo Stato

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  • Non Luogo a procedere: la storia di Franco Serantini, anarchico, Ucciso dallo Stato

    “Che cos’è una democrazia, se non l’insieme delle regole del gioco?” si chiedeva Bobbio, il quale così rispondeva: “La democrazia è il governo delle regole”. Nel caso Serantini tutte queste regole sono state violate.

    Come afferma Michele Pattini, ordinario di storia contemporanea all’Università di Pisa, la vicenda giudiziaria Serantini parte dalla ricostruzione falsa della manifestazione del 5 maggio 1972 in varie zone dei Lungarni e dei vicoli adiacenti, nella quale perse la vita un “cane sciolto che crede nell’anarchia” come Franco si definisce quel 5 maggio.
    A Pisa, nella sede del dopolavoro ferroviario, si è tenuta la presentazione del libro di Corrado Stajano (studioso della vicenda Serantini dal 1975) Il sovversivo, Il Saggiatore 2019 (con disegni di Costantino Nivola) dedicato al giovane anarchico. E’ un libro dall’andamento molto mosso, che riporta anche pagine di diario, documenti, immagini, estratti di legge, con una tecnica di montaggio quasi cinematografica, attraverso la suspance. Poi la vicenda si allarga: la vicenda di Serantini diventa Storia, con la S maiuscola nella seconda parte del volume.
    L’autore afferma: “è il libro che amo di più, perché l’ho scritto nel nome dell’altra Italia, quella dell’uguaglianza, della giustizia, della libertà”.
    Così riporta la quarta di copertina: “La sera del 5 maggio 1972, nulla servì a salvare dalla furia della polizia, fra la bottega del vinaio e quella del tappezziere, un giovane non alto, ricciuto, gli occhiali da miope, il viso serio e sofferto. Franco Serantini, di vent’anni, sardo, anarchico, figlio di nessuno nella vita come nella morte”.
    Mauro Stampacchia, lo storico che presenta il libro, confronta la vicenda di Serantini con quelle ancora attuali di Carlo Giuliani, Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi (in questo ultimo caso, però, la giustizia, anche se tardiva, è arrivata), uccisi dalla polizia.
    Concetta D’Angelo, critica letteraria, così definisce la storia di Serantini: “era come un destino segnato il suo, una vita e una morte segnate”, di quelle da romanzo ottocentesco, fra Dickens e Zola, lo Zola di Germinal, per la redenzione del protagonista. Figlio di N.N., con un’infanzia infelicissima, caratterizzata da abbandoni affettivi e luoghi anonimi: lasciato dalla madre in un brefotrofio sardo, vi resta fino all’età di due anni quando viene adottato da una coppia di anziani senza figli; dopo la morte della madre adottiva è dato in affidamento ai “nonni materni” in Sicilia con cui resta fino all’età di nove anni quando viene nuovamente trasferito in un istituto d’assistenza a Cagliari. Nel 1968, a 17 anni, è inviato all’Istituto per l’osservazione dei minori a Firenze e da qui – pur senza la minima ragione di ordine penale – destinato al riformatorio a Pisa “per lunga carenza affettiva” “in regime di “semilibertà”. Serantini è una giovane vittima di un’ingiustizia, che costruisce ogni giorno la sua cultura, solo per la sua passione di lottare contro l’ingiustizia. Le conoscenze che Franco acquisisce ed i nuovi rapporti che allaccia lo portano a guardare il mondo con occhi diversi ed avvicinarsi all’ambiente politico: frequenta le sedi della fgci e fgsi, quelle della estrema sinistra fino ad approdare nella seconda metà del 1970 al Gruppo anarchico “Giuseppe Pinelli”. Come molti altri studenti, Serantini è impegnato nelle manifestazioni antifasciste, nella campagna di controinformazione sulla Strage di stato, nell’esperienza del “Mercato rosso”.
    Il 5 maggio 1972 partecipa alla manifestazione indetta da Lotta continua per protestare contro il comizio dell’on. Giuseppe Niccolai del MSI. L’iniziativa viene repressa violentemente dalle forze dell’ordine. Serantini, circondato da numerosi agenti di polizia sul lungarno Gambacorti, viene brutalmente picchiato. Successivamente viene trasferito prima in una caserma di polizia e poi al carcere Don Bosco, dove, il giorno dopo, viene sottoposto ad un interrogatorio, durante il quale manifesta uno stato di malessere generale che il giudice, le guardie carcerarie ed il medico non giudicano “serio”. Nessuno lo visita in carcere, fino al 7 maggio, quando è già in coma. Trasportato al pronto soccorso, il medico arriva pochi secondi dopo che il ragazzo aveva smesso di respirare, alle 9,45 del 7 maggio. Il pomeriggio dello stesso giorno le autorità del carcere cercano di ottenere tempestivamente dal comune l’autorizzazione al trasporto e al seppellimento del cadavere. L’ufficio del Comune si rifiuta di concedere il benestare alla tumulazione mentre la notizia della morte di Serantini rimbalza in tutta la città e oltre, in molte città italiane si tengono manifestazioni di protesta e di denuncia delle responsabilità delle forze dell’ordine. Le indagini per scoprire i “responsabili” della morte di Serantini affogano nella burocrazia giudiziaria italiana e nei “non ricordo” degli ufficiali di pubblica sicurezza presenti al fatto. Il procuratore generale della corte di Appello di Firenze, Calamari, appare cupo e riprovevole, con il dogma dell’infallibilità da controriforma secentesca, si salva solo un ufficiale di pubblica sicurezza, Pieromonti, colui che aveva caricato Serantini sulla sua jeep per sottrarlo al pestaggio, di cui viene riprodotto il verbale dell’interrogatorio. Ne emerge il ritratto di un uomo onesto, che credeva nel suo lavoro, che rimane così sconvolto da ciò che ha visto e dalla morte del ragazzo che in quello stesso maggio dà le dimissioni.
    Il libro di Staiano ricostruisce, tracciando la parabola biografica di Serantini, la situazione politica italiana da un luogo particolare e acceso, Pisa, già dal ’68 teatro di episodi di contestazione e di violenza, di radicalizzazione del conflitto di piazza e di radicale repressione (il ferimento di Corrado Ceccanti, la morte di Cesare Pardini).
    Adesso Pisa ha una biblioteca che porta il suo nome e una statua in Piazza san Silvestro del giovane anarchico.

    Un NON luogo a procedere.

    CHIARA NENCIONI

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