Radio Cora - 25 aprile 1992 – La rosa di Ernesto Balducci

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  • 25 aprile 1992 – La rosa di Ernesto Balducci

    Il 25 aprile ha sempre molto da raccontare e dal 1992, tra le vicende che restano tra i ricordi, c’è anche la morte di Ernesto Balducci, avvenuta in seguito ad un incidente automobilistico nei pressi di Faenza. Si può convincersi che il giorno di un decesso sia sempre casuale, succede però che a volte le date non risultino esattamente scelte per fato, come in questo caso, proprio quel 25 aprile di 27 anni fa. Il presidente della Repubblica Cossiga telefonò al prefetto di Forlì per avere aggiornamenti sulle condizioni cliniche del sacerdote,  il presidente del Senato, Spadolini, chiamò la rivista Testimonianze a Firenze e l’allora segretario del Pds, Occhetto, inviò un telegramma presso quella stessa sede. Il  pensiero di Balducci parlava a tutti  e trovava ascolto dalla sinistra popolare, con parole inaspettatamente scandite da un luogo di culto (la Badia Fiesolana), con argomenti da intellettuale che portava alla comprensione di chiunque; l’ultima conferenza l’aveva dedicata al tema della pace, che con il 25 aprile aveva (ed ha ancora) molte assonanze.

    Quell’evento, che smosse le massime cariche dello Stato, creò tempesta anche in casa mia, perché mio padre, Paolo, allora operaio alla rifinizione Santo Stefano di Prato, da tempo amava accompagnare il sacerdote nato sull’Amiata, nelle sue conferenze in giro per l’Italia: lo caricava in macchina e tra una chiacchiera e l’altra arrivavano insieme nel luogo in cui doveva intervenire, poi lo riportava a Fiesole. Di quei frequenti viaggi che mio padre faceva insieme a Balducci conservo nella memoria un breve racconto (allora avevo 15 anni) che aveva a che fare con una cassetta di musica, di quelle che si inserivano nell’autoradio, una di quelle che poi si è consumata nell’auto a forza di ascoltarla e di cuocersi al sole: mentre viaggiavano in autostrada conversando del più e del meno, Ernesto aveva porto l’orecchio alla musica in sottofondo ed aveva chiesto di riavvolgere il nastro; lo avevano colpito le parole dell’Isola che non c’è di Edoardo Bennato e le aveva volute riascoltare più volte, era anche quel giorno un 25 di aprile ed anche in questo caso, si può pensare ad un fortuito caso del destino, ma il 25 aprile con le parole di quella canzone, credo abbia ancora molto a che fare.

    In quella fine di aprile del 1992, mio padre non aveva potuto accompagnare il suo fraterno compagno di viaggi né il mercoledì, né il giovedì (giorno dell’incidente): faceva il turno di notte in fabbrica ed avrebbe voluto usare dei giorni di ferie, ma per ragioni che non rammento, non riuscì a liberarsi ed Ernesto Balducci partì quindi alla guida della propria auto. Lo ricordo ancora, perché mio padre in quei giorni ripeteva spesso che avrebbe preferito essere lui al volante, perché poteva capitare che il suo amico della Badia Fiesolana potesse distrarsi anche a causa della stanchezza che spesso accusava dopo aver tenuto qualche conferenza e quei due giorni di spostamenti solitari lo preoccupavano particolarmente.

    Il 23 aprile la notizia del grave incidente rimbalzò su tutti i media nazionali e lo sguardo di mio padre si rattristò immediatamente, preso dallo sconforto e da un comprensibile, anche se non giustificato, senso di colpa. Giunta infine la notizia della morte, non poté fare altro che recarsi con mia madre a Cesena, luogo dell’ultimo disperato ricovero presso l’ospedale cittadino.

    Non ricordo molto altro di quel giorno, se non il ritorno, il silenzio di mio padre e le poche parole di mia madre: “gli ho portato una rosa. L’ho messa in un vasetto di vetro. Mi pareva così triste quel fiore in un vasetto di recupero, poi però ci ho ripensato…”.

    Oggi ci ho ripensato anch’io, mi è tornata in mente la rosa nel vasetto, e come il 25 aprile, come le parole de L’Isola che non c’è, come l’ultima conferenza sulla pace, non credo sia affatto un caso.

    Buon 25 aprile a tutti noi,

    LB

     

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