Radio Cora - Ilaria, Simone e Antonietta e il silenzio della politica

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  • Ilaria, Simone e Antonietta e il silenzio della politica

    Ilaria Cucchi ha finalmente ascoltato pezzi di verità sulla fine di suo fratello, sono passati 10 anni di lotte praticamente solitarie. Poi c’e Simone, il 15enne di Torre Maura, l’unico capace di rifiutare pubblicamente il consueto capro espiatorio costruito sulla pelle degli ultimi, infine c’è Antonietta, ormai 85enne, che si è contrapposta a casapound che ha scacciato una famiglia rom che aveva pieno diritto di prendere possesso di una casa popolare a Roma: protestano contro i rom in graduatoria, ma provano a far occupare quello stesso appartamento da una ragazza madre che neppure è in lista, perché, afferma “lei alle graduatorie non ci crede”. Una visione della giustizia distorta, tutta schiacciata sul concetto di razza.

    Ilaria, Antonietta e Simone, l’Italia li ha riconosciuti come piccoli eroi delle periferie, ma quando si individuano gli eroi, di solito dovremmo essere in una situazione di sospensione della democrazia e delle sue leggi, perché altrimenti a ruota di chi compie importanti gesti simbolici, dovrebbe arrivare la legge.

    E la politica in tutta questa storia di splendide individualità dove si è persa?

    Le 70 persone rom di Torre Maura hanno dovuto allontanarsi dalla zona, nonostante il coraggioso intervento di Simone e l’altra famiglia di rom ha dovuto rinunciare a quella casa popolare. Alla fine ha vinto l’illegalità e chi urla più forte. ormai bastano 20 persone a fare le barricate.

    È tempo di costruzione di liste elettorali, per le europee e per le amministrative in vari comuni. Questo silenzio è il segno dei tempi: l’affermazione di tutti della necessità di tornare a fare campagna elettorale nelle periferie, ma fondamentalmente, in periferia o al centro città, la politica ha cancellato dalla propria agenda la necessità di dare concretezza all’articolo 3 della Costituzione italiana: non si cancellano più gli ostacoli all’uguaglianza, si accetta semplicemente che siano spostate le persone non uguali alle altre, quelle che non sono bianche, quelle che non sono ricche, quelle che non sono come Casapound ci dice che devono essere. Perché l’aspetto più imbarazzante di tutte queste vicende è che alla fine siano Casapound o Forza Nuova a dettare l’agenda su questi temi, senza che nessuno si presenti a ribadire quale sia la giustizia e senza che i tanti polli da batteria della politica si presentino per le strade della capitale a ribadire il proprio punto di vista e quello del loro partito su questa vicenda.

    È il segno dei tempi: si gioisce per il capolista impegnato nell’antimafia, ma si conserva il silenzio sul fatto che per strada si susseguano negazioni dei diritti. Diciamoci la verità allora, la povertà per la nostra politica è diventata indifendibile, perché la povertà non vota, figurarsi poi quando sono rom o immigrati.

    Arriverà lo Stato in quelle strade? Ce lo dirà qualcuno che si presenta alle elezioni che la periferia sono le persone povere di cui rinneghiamo l’esistenza e non quattro strade in croce lontane dal Colosseo e da riasfaltare? O che andare a sentire le periferie non significa farsi dettare parole di odio senza contrapporre ciò che è giusto?

    Grazie allora ad Ilaria, Simone ed Antonietta, ma dopo i gesti forti e simbolici dei piccoli eroi, tocca ad altri creare comunità e legami intorno a chi viene attaccato e l’esperienza della famiglia Cucchi ci dice purtroppo che “a ciò che è giusto” ci si arriva con 10 anni di ritardo.

    Nel frattempo cresce la solitudine degli ultimi ed un racconto della politica nazionale e locale che pare non avere più niente a che vedere con la difesa della dignità di chi sta in fondo alla fila. Buona campagna elettorale a tutti.

    LB

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