Radio Cora - Dopo la manifestazione a Prato. L’antifascismo in una società multiculturale

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  • Dopo la manifestazione a Prato. L’antifascismo in una società multiculturale

    Una bella piazza di 5000 persone ha dimostrato che il tessuto della democrazia a Prato lo si produce costantemente. I neofascisti erano 137, dopo uno sforzo mediatico che li aveva chiamati all’invasione cittadina. Prefetto e questore hanno permesso a questi 137 fascisti di urlare ‘ebreo’ a Gad Lerner, come usava fare negli anni Trenta – dovremo ricordarci di questa vicenda quando i due garanti dell’ordine pubblico presenzieranno al prossimo Giorno della Memoria.

    Tutto bene dunque, ma la manifestazione di Forza Nuova e  la contro-manifestazione antifascista in piazza delle Carceri ci consegnano un tema d’attualità stringente: come radicare l’antifascismo in una società multiculturale. 

    L’antifascismo storico cui ci richiamiamo in Italia (che è sacrosanto sempre) è un elemento con connotazione occidentale (così lo percepiamo e lo raccontiamo, anche se ha sempre avuto un aspetto internazionale). Forza Nuova e le altre associazioni neofasciste spingono invece sul razzismo verso quelle comunità che sono slegate dalla radice antifascista novecentesca.

    Le piazze delle due manifestazioni erano due luoghi fortemente etnicizzati: in entrambe erano presenti soprattutto bianchi, attivisti, politicamente attivi, individui inseriti nel contesto sociale cittadino maggioritario. Non c’è nulla di male in questa caratterizzazione, ma dobbiamo anche percepire che si è trattato di uno scontro interno tra chi comunque legge gli eventi con uno sguardo occidentale e che resta legato ad ideologie contrapposte che hanno radici nel nostro Novecento.

    Il nuovo fascismo ha intanto attuato un passaggio che non possiamo permetterci di tralasciare: spinge verso la paura della “sostituzione etnica” cioè del “loro prenderanno il nostro posto” e lo dice a Prato usando l’esempio più comodo, quello dei cinesi.

    Quanti ne avete visti nella piazza della contro-manifestazione? erano pochissimi anche dentro al loro tempio, il simbolo più forte della loro presenza cittadina ed erano impauriti.

    Dobbiamo considerare in maniera centrale quest’aspetto, perché la comunità cinese (come molte altre) non è radicata nell’antifascismo e nella nostra medesima lettura della Memoria europea. Eppure, se vogliamo costruire risposte  al neofascismo in questo decennio, non lo possiamo fare percependo molte comunità immigrate come entità non necessarie alla lotta democratica, perché quegli stessi gruppi sono il target preferito per gli  attacchi di gente come Fiore che, notate bene, nel proprio discorso in piazza, non ha mai pronunciato la parola ‘fascismo’. Possiamo giustamente dire che l’antifascismo oggi è soprattutto l’antirazzismo, ma se questo messaggio resta ad uso e consumo della parte maggioritaria (quella bianca, attiva, politicizzata, associata) in realtà ci raccontiamo una novella che poi non trova radici per cambiare lo status quo di separatezza delle altre comunità su cui investe l’estrema destra.

    La manifestazione di ieri ci riconsegna un mandato ineludibile che è quello della indispensabile contaminazione sul tema della storia: la nostra e quella delle altre comunità straniere a Prato.  Lavorare sulla storia, prima ancora che sul presente, perché  avviare un percorso su storia e memoria porta al conseguente riconoscimento di piena cittadinanza sociale. È da questo punto di partenza che si combatte il messaggio di ‘sostituzione etnica’ fatto proprio da Forza nuova: se rispondiamo soltanto con il riferimento al nostro (sacrosanto) antifascismo, lasciamo il resto delle comunità sotto attacco, anche se le nostre piazze antifasciste resteranno giustamente piene.

    LB

     

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