Radio Cora - Il Social forum non si è fermato

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  • Il Social forum non si è fermato

    Usciti dal Forum Sociale Europeo di Firenze in quell’ormai lontano 2002, quella generazione, la nostra, che Christian Raimo descrive in questi giorni come “letteralmente e fisicamente massacrata a Genova 2001”, ha smesso di fare politica; forse in fondo abbiamo sempre cercato di continuare a farla, ma lontani dalle stanze dei bottoni, perché ci massacrarono anche politicamente, tarpando le ali, in quel momento così gravido di idee e progetti (poi le hanno chiamate utopie, ma noi non siamo mai stati d’accordo) a chi avrebbe potuto dare seguito con un respiro nuovo e diverso a quel movimento transnazionale; quel respiro nuovo venne di fatto rifiutato: furono rifiutate concretamente le singole persone che erano state i portavoce di altre migliaia di persone nelle piazze, ma fu rifiutato un intero metodo vicino all’utopia, ma fortemente concreto nei processi cui voleva dare vita. Accanto al rifiuto di alcuni, ci fu la cooptazione di altri e quel senso a metà tra l’imbarazzo e lo schifo ci allontanò ancora di più, forse definitivamente. Eravamo una generazione di pacifisti e forse avremmo dovuto combattere più a fondo, oppure probabilmente sapevamo di dover accettare il tempo lungo del cambiamento. In questa attesa abbiamo di fatto inciso troppo poco, restando silenziosi, ma non senza intima e fisica sofferenza per quello che è accaduto dopo.

    Fino a questo inizio di marzo 2019, quando si torna a confrontarsi con parole che ci risuonano familiari: domani, quella generazione successiva alla nostra che qualcuno, sbagliando grossolanamente, aveva descritto come “bamboccioni”, prende la parola e torna a ricordarci che un modello di sviluppo diverso è necessario ed urgente. Gli studenti si appropriano della politica, quella di cui anche noi ci eravamo innamorati ad inizio Duemila e ripartono dal messaggio sul clima. Lo fanno in un contesto fortemente mutato in cui la scuola, che fu il fulcro della nostra formazione, è ormai dipinta come luogo asettico in cui “non si deve fare politica”, mentre si costruiscono serialmente soggetti da collocare a seconda del rango sociale cui appartengono (ormai ancor più strettamente in correlazione con l’eccellenza dell’istituto scelto). Eppure sono di nuovo gli studenti a mettersi alla guida, per tornare su temi ai quali arrivano da un punto di contatto diverso dal nostro che fu probabilmente più fortemente ideologico, ma che si ritrovano sugli stessi temi, la nostra terra, il nostro universo, inteso in senso fortemente umanistico e non certo metafisico, come luogo di relazioni interconnesse.

    Torna nei prossimi giorni e di nuovo in Toscana, questa volta a Prato, la voce dell’economia circolare, quella della rigenerazione che resta l’unica strada di sviluppo economico sostenibile. Per me, di quell’altra generazione, ormai quarantenni, ormai caparbi ma spesso disillusi, è come sentir riecheggiare i temi approfonditi in tante ore trascorse durante il Social Forum, fuori e dentro alla Fortezza da Basso. E come in quegli anni c’è anche il contraltare a ripetere un’eco familiare, infatti, nella stessa città dell’economia circolare, in quello stesso giorno, Forza Nuova ha indetto un raduno su basi razziste e lo ha legato storicamente ai cento anni dalla costituzione dei fasci di combattimento, ma nonostante il sollevamento popolare, nessuno ancora ha istituzionalmente vietato l’adunata del neo-fascismo. Il social forum non si è fermato, non semplicemente perché avevamo ragione noi, dirla così suonerebbe come l’autocelebrazione finale e triste di chi comunque non ce l’ha fatta, ma perché ha prodotto idee che altri ritrovano a fondamento di un altro mondo possibile e di una ripresa di percorso.

    Le idee appunto, in decenni trascorsi ad osservare una politica che galleggia sfrondando le idee in nome dell’economia, tornare a dire che l’economia possibile nasce dalle idee è la consapevolezza più importante a cui assistiamo oggi da parte degli studenti, pur sapendo che non sarà facile averla vinta.

    Luca Bravi

     

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