Radio Cora - Donne e Caporalato: la testimonianza di Lorenza Conte

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    “Il caporalato è una cappa di piombo che ti impedisce di pensare, di essere te stessa, di essere donna. Ti sfruttano, ti molestano, ti violentano in silenzio: ti uccidono prima ancora di morire. E una vera e propria sudditanza psicologica, un regime di totale schiavitù, che si instaura tra il caporale e le giovanissime braccianti che, sole ed indifese, sin da 13 anni, vengono avviate al lavoro nei campi fino a quando il matrimonio e qualche volta la morte non riuscirà a strapparle via da un destino già segnato”.

    “Si continua a morire per una “calata” di pane, come si dice da noi” spiega Lorenza, 57 anni, di Oria, Provincia di Brindisi, che ha sempre lavorato nell’agricoltura da quando aveva 13 anni, perché le femmine figlie di braccianti sono condannate a non studiare e a fare lo stesso mestiere dei padri per guadagnare i soldi per farsi il corredo e sposarsi e invecchiare, senza aver mai avuto fanciullezza né giovinezza.

    “ Ho conosciuto direttamente il fenomeno del caporalato nelle campagne in seguito all’ennesimo incidente, quello del 27 agosto 1993, in cui sono morte tre braccianti, Maria Marsela (25 anni), Maria Dell’Aquila (51 anni)  Antonia Carbone (29 anni), mentre, stipate in 18 in un pulmino da 9 posti, erano portate al lavoro da un caporale, alle 3:30 di mattina per sole 23.000 lire al giorno”. Già il 20 Maggio 1980 avevano perso la vita Lucia (17 anni) Donata (23 anni) e Pompea (16 anni) braccianti di Ceglie morte sulla Brindisi-Taranto di ritorno dal lavoro, come Anna de Gaetani di Oria nel 1986.

    Lorenza, che dal 1988 era consigliera comunale nelle file del P.C.I., come donna e come bracciante, inizia allora la sua lotta contro il caporalato, organizzando manifestazioni e pubbliche iniziative, che le sono costate lettere e telefonate anonime con minacce, 5 spari quando era in campagna e la macchina incendiata, perché il caporalato è intrecciato con la criminalità organizzata (la Sacra Corona Unita) ed ha infiltrazioni anche nelle istituzioni. Il caporalato ha poi un grande consenso di massa, che lo rende ancor più difficile da estirpare, tanto che tuttora in Puglia sono ancora 20.000 le braccianti che ne sono vittima e intorno alla poche che denunciano e lottano si crea il vuoto.

    Rispetto agli anni ‘90 sembra che non sia cambiato niente, lo sfruttamento è aumentato ed il fenomeno del caporalato ha continuato a gestire il mercato del lavoro come prima e più di prima, anche se sembra aumentata la sicurezza perché i caporali sono stati costretti ad utilizzare trasporti più sicuri. Tuttavia i braccianti e le braccianti di qualsiasi colore essi siano continuano a morire persino sui campi per le condizioni inumane in cui sono costretti a lavorare”.

    Rispetto agli anni ‘ 90 il sindacato, specie da noi nel Brindisino, negli ultimi anni ha finalmente ripreso il suo impegno e le sue lotte contro questo fenomeno criminale e sono state varate delle leggi, come quella regionale promossa da Nichi Vendola sulla base dell’articolo 633bis del codice penale e la legge 199 del 29 ottobre 2016 che condanna penalmente, e non più civilmente, il reato di caporalato.

    A Lorenza tremano le gambe e piange quando spiega: “Il caporalato è una cappa di piombo che ti impedisce di pensare, di essere te stessa, di essere donna. Ti sfruttano, ti molestano, ti violentano in silenzio: ti uccidono prima ancora di morire. E una vera e propria sudditanza psicologica, un regime di totale schiavitù, che si instaura tra il caporale e le giovanissime braccianti che, sole ed indifese, sin da 13 anni, vengono avviate al lavoro nei campi fino a quando il matrimonio e qualche volta la morte non riuscirà a strapparle via da un destino già segnato”.

    Lorenza spiega quanto siano importanti le iniziative e i dibattiti per sensibilizzare l’opinione pubblica e richiamare l’attenzione dei mezzi di informazione sulle condizione delle donne braccianti nel Sud, per dare alle donne il coraggio di ribellarsi, di parlare, di difendere la propria dignità.

    “Ho sempre sostenuto che per combattere un fenomeno criminale come quello del Caporalato servisse un impegno straordinario dello Stato, delle Istituzioni, dei Partiti e dei Sindacati e quindi più giudici, più forze dell’ordine, più giornalisti, più sindacalisti, più Comuni che si impegnino a contrastare questo fenomeno ed a conquistare la fiducia delle donne braccianti”.

    E Lorenza, con la voce rotta conclude il suo discorso con “un grazie a tutti coloro che non si adeguano”.

    CHIARA NENCIONI

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