Radio Cora - Istria italiana? Vediamoci chiaro

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  • Istria italiana? Vediamoci chiaro

    Per il Balkam Investigative Reporting Network i fantasmi del passato violento dell’Istria ancora aleggiano sulla Croazia e sull’Italia. Affrontare la verità su quanto accaduto in Istria – sia prima della seconda guerra mondiale che dopo – è una sfida per tutti.

    Il grido di battaglia di Antonio Tajani del politico italiano “Viva l’Istria italiana, viva la Dalmazia italiana!” ha provocato rabbia prevedibile e comprensibile in Croazia e Slovenia.Nonostante le cuse del Presidente del Parlamento europeo per aver offeso i vicini dell’Italia, il suo slogan sembrava troppo simile a quello di epoca mussoliniana, secondo cui i mari dell’Adriatico e del Mediterraneo erano “un lago italiano”.

    In un certo senso, però, sarebbe un peccato se le parole di Tajani venissero liquidate come deliri evisionisti; sarebbe meglio se entrambe le parti – italiana ed ex jugoslava – le usassero come trampolino di lancio per una discussione veritiera sull’Istria.Quello che è successo lì – non solo alla fine della seconda guerra mondiale, ma prima della guerra – è ancora lontano dall’essere una storia chiara.

    Tajani stava parlando ad una cerimonia tenuta per onorare le vittime del dominio durato 40 giorni dei partigiani jugoslavi sulla città di Trieste.
    Per i partigiani, Trieste era un legittimo obiettivo territoriale e vedevano l’annessione di Trieste e tutta l’Istria all’Italia alla fine della prima guerra mondiale, come completamente ingiusto.
    Ma il dominio degli Jugoslavi su Trieste, a cui gli alleati misero rapidamente fine, non fu neppure un vero atto di liberazione.

    Ha visto esecuzioni in città e nei dintorni, tra cui nel villaggio di Basovizza, dove hanno parlato Tajani e il ministro degli Esteri Matteo Salvini.Quanti collaborazionisti e fascisti sono stati gettati in doline nel carso e in pozzi minerari nei cosiddetti “massacri delle Foibe” è controverso.Né il governo italiano né quello jugoslavo del dopoguerra hanno affrontato la questione per anni. Le stime più basse parlano di centinaia di vittime, le più alte di migliaia.

    Ma quello fu solo l’inizio del disastro per gli Italiani dell’Istria.

    Dopo che gli alleati cacciarono gli Jugoslavi da Trieste, i partigiani si impegnarono a espellere quasi tutta la comunità italiana dal resto dell’Istria.Circa 300.000 persone hanno lasciato la regione, circa un terzo della popolazione.Il censimento asburgico del 1910 mostrava che il 36% della popolazione dell’Istria parlava italiano come prima lingua; da quello del 1953, sotto la Jugoslavia, si evince che ne erano rimaste solo 36.000.Questo atto di “pulizia etnica” passò quasi inosservato negli anni caotici dopo il 1945 in un contesto di grandi spostamenti di popolazioni, quando 3 milioni di Tedeschi furono espulsi dalla Cecoslovacchia e 7 milioni dalla Polonia.

    Alcune città, come Pola, furono praticamente svuotate di tutta la loro popolazione.Nazionalisti italiani come Salvini e Tajani sono ora desiderosi di far rivivere i ricordi di questo episodio quasi dimenticato. Sono meno desiderosi di ricordare come era la vita per i Croati e gli Sloveni nell’Istria governata dall’Italia tra le due guerre mondiali.

    I Croati anziani che erano cresciuti in quella che allora era Fiume, ora Rijeka, negli anni ’30, hanno descritto un regime brutale ed efficientemente oppressivo, sostenuto da una vasta rete di informatori in città che origliavamo e riferivano perfino se i loro vicini ascoltavano le stazioni radio jugoslave.
    “Anche i nostri nomi sono stati portati via”, ha dichiarato un anziano testimone.Una feroce politica di italianizzazione ha comportato la soppressione totale della scuola croata e slovena, dei media, delle organizzazioni sportive e culturali. Anche la Chiesa è stata italianizzata.
    Naturalmente, vi era un divieto totale sull’uso di qualsiasi altra lingua rispetto all’italiano nel governo locale e nei tribunali.

    I fascisti pianificarono nuove città italiane per l’Istria. Ne costruirono una, Arsia, ora Rasa, in tempo record in 547 giorni, in stile modernista, nel 1937, inaugurata dal duca di Spoleto e completata con la porta trionfale dedicata al Re Vittorio Emanuele e al Duce Benito Mussolini.
    La dura natura del regime italiano in Istria spiega, anche se non del tutto giustifica, la violenza dei partigiani negli anni ’40.

    Non c’è da stupirsi che rilanciare slogan come ” Istria Italiana ” faccia proprio infuriare così tanto quelli che effettivamente lo ricordano. Se gli Italiani vogliono ricordare ” Istria Italiana “, dovrebbero farlo come un esperimento coloniale che è finito male.Ma Croati e Sloveni potrebbero anche ricordare che la loro stessa liberazione ha coinvolto molte persone che hanno perso le loro case e alcuni anche le loro vite.

     

    CHIARA NENCIONI

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