Radio Cora - L’Europa fa paura, ma è l’unica soluzione

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  • L’Europa fa paura, ma è l’unica soluzione

    Frédéric Worms

    Alla Scuola Normale Superiore di Pisa, mercoledì 6 marzo si è tenuto un incontro internazionale su “Europa fra politica e filosofia” in stretta collaborazione tra la Normale di Pisa e la Ecole Normale Supérieure di Parigi. All’incontro, introdotto dal prof. Adriano Fabris dell’Università di Pisa, che ha puntato sulla necessità di una “rifondazione” dell’Europa, hanno partecipato Frédéric Worms (foto), dell’Ecole Normale Supérieure di Parigi e direttore del Centro internazionale di studio della filosofia francese contemporanea, e il prof. Roberto Esposito, ordinario di Filosofia teoretica alla Normale. L’articolo di Chiara Nencioni

     

    “L’Europa solo economica era sbagliata, quella solo politica, illusoria”: nelle parole di Esposito c’è probabilmente l’essenza della crisi che le istituzioni europee, e l’idea stessa di Europa, si trovano oggi ad affrontare. Anche perché, aggiunge, “la mancanza di una Costituzione europea, dopo quella archiviata a seguito del referendum, causa la mancanza di un popolo europeo; mancano anche una lingua comune e dei media comuni per creare una reale cittadinanza europea.

    Non sappiamo se il seminario che si è svolto a Pisa potrà contribuire a ricucire il recente strappo fra Italia e Francia, forse terminato con il rientro a Roma dell’ambasciatore Masset  e con l’intervista-monologo di Macron da Fazio domenica scorsa. Di sicuro è servito a riflettere sulla distanza che ancora intercorre tra quello che era ed è il sogno degli europeisti, da Altiero Spinelli fino a noi, e quello che quotidianamente vediamo e percepiamo dell’UE. Worms, tra gli intellettuali francesi più sentiti sui temi delle democrazie europee, nella sua relazione “Une sule solution: l’Europa démocratique” ha sostenuto che l’Europa democratica è la sola soluzione a tutti i problemi del presente. Contro la regressione della democrazia e delle istituzioni europee che sono diventate più fragili, insomma, solo un cosmopolitismo reale può ricostruire l’Europa contemporanea.

    Secondo lo studioso la pace è l’ origine dell’idea di Europa unita, e consiste, ancor prima che nell’evitare le guerre, nell’evitare i crimini contro l’umanità. Altro obiettivo dell’UE è la prosperità, perché dietro all’economia, c’è la morale: l’ ecologia, la salute, la giustizia, i migranti.  I rifugiati, sostiene, non sono un “problema esterno” ma un “problema interiore” vitale e radicale.

    Per Esposito l’inizio dell’Europa coincide con la vittoria delle πόλεις (città) greche sull’impero persiano. Da allora l’Europa è diventato uno “spazio” nel mondo e “finora è stata un grande spazio fatto di spazi minori, felicemente eterogenei”. Ma per sopravvivere adesso non deve irrigidirsi in frontiere e muri interni ma saper anche interagire con il mondo, confrontandosi con il “fuori”, senza violenza appropriativa. L’ umiliazione della Grecia, l’uscita della Gran Bretagna (che ha sempre più guardato all’Atlantico che all’Europa), il ritorno del tragico -come l’ha chiamato Macron- con i migranti, rendono necessario riattivare in Europa una grande politica per fronteggiare una grave e triplice crisi: economica, istituzionale, biopolitica (che mette in gioco con la vita e la morte sulle sue coste il concetto stesso non solo di democrazia, ma ancor prima di civiltà).

    Per il filosofo va posto innanzitutto rimedio al fatto che “ormai si è spezzato il nodo fra liberalismo e democrazia, con la crescita vertiginosa delle disuguaglianze fra gli stati EU e con polverizzazione dell’humanitas”. Inoltre “il terrorismo e le migrazioni di massa non sono affrontabili a livello di stato nazionale (se non vogliamo fare la fine delle Signorie italiane nel Cinquecento) ma solo a livello dell’intero continente, in un orizzonte comune” Insomma “bisogna invertire la tendenza degli ultimi decenni di distruzione dello stato sociale; non bisogna contrapporre sovranità nazionale e sovranità europea ma sovrapporle e guardare anche oltre il Mediterraneo”.

    Tuttavia, aggiunge, “i partiti superstiti hanno paura di prendere posizioni apertamente europeistiche, ma solo uno sguardo critico e ampio, non nazionalistico, può rivitalizzare l’Europa e permetterle di uscire dalla crisi”. Ma “pensare un continente diverso e provare a realizzarlo deve essere il compito della filosofia”, per la costruzione dei fondamenti della democrazia, una democrazia rispettosa delle identità e basata su una convinta coesistenza foriera di armonico sviluppo comune.

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